Sola

Un professionista nell'ambito del mondo della

pschiatria-psicologia, mi ha insegnato "un

metodo", sicuramente ha una definizione precisa,

ma io non la conosco: in questo numero mi

piacerebbe raccontarvi cosa può succedere se uno

di noi si siede su un treno e guarda fuori dal

finestrino e vede passare la sua vita: l'infanzia,

l'adolescenza, il diventare "GRANDE". Caspita!!!

che parolone diventare "grande", vuole dire

prendere coscienza delle proprie scelte, non sono

più gli altri che scelgono per te ma sei tu.

Io mi chiedo: è realmente così????

Cosa ne dite, iniziamo il viaggio in treno???

Sicuramente fatto con un professionista è una

cosa diversa, e anche abbastanza dura da

affrontare, perché riaffiorano i ricordi più

profondi, ma così profondi che rimani così: come un bambino che si appoggia ai vetri

con le due mani e rimane lì ad aspettare che il treno parta e possa godere di un paesaggio

bellissimo.

Diciamo che noi questo viaggio in treno lo facciamo mentre raggiungiamo un posto in

vacanza, benissimo secondo me è il modo migliore, perché quando andiamo in vacanza

ci capita spesso di guardare fuori e pensare...... mentre magari una persona anziana seduta

vicino a noi non smette mai di parlare, quindi noi iniziamo a fare viaggiare i nostri

pensieri e neanche la sentiamo più.....

Così è la vita, secondo me ci chiudiamo nel nostro mondo e non sentiamo più gli altri

parlare (colpa anche di questo mondo frenetico)

Dunque il treno parte e direi che questa è la parte migliore, siamo entusiasti, guardiamo

fuori e ... guarda un po' ci sono mamma e papà giovanissimi, i nonni, le grandi feste in

famiglia, ohhhh guarda quella cartella gialla e nera che mi piaceva tantissimo, che

sicuramente i miei genitori hanno faticato tanto per comperarmela, visto che a quei

tempi generalmente lavorava un genitore solo e le spese sicuramente erano tante.

Ohhh.... la prima galleria, arriva il buio: mio papà si trova dall'oggi al domani senza

lavoro, siamo vicini a Natale e la mamma credo, anzi ne sono sicura, con il cuore gola ci

spiega che per Natale non ci sarà nessun regalo. Intendiamoci bene, non è il regalo che

mi è mancato quell'anno ma vivere l'angoscia (che d'altra parte stiamo vivendo ora) di

sapere che papà non aveva un lavoro, quanto è lunga questa galleria, quando finisce?.......

Infondo un barlume di luce, siamo nel periodo dell'adolescenza periodo difficile, ai miei

tempi non esisteva un modo esatto di definire chi complicava la vita agli altri, ora si

chiamano: bulli o branco di ragazzini che ti fanno sentire inferiore.

Sto facendo questo lungo viaggio e mi trovo in mezzo a loro, che tristezza ti mettono da

parte perché non abiti in centro città, ma in periferia quindi sei inferiore a loro, già

sentirsi inferiore, a cominciare sin dall' ètà dell'adolescenza a non sentirti all'altezza della

situazione e cominci a pensare (o te lo fanno pensare gli altri) che potresti rimanere sola,

anzi sei già sola perché ti isolano.

Continuiamo a guardare fuori dal finestrino e cominciamo a capire tante cose, quando sei

piccolo vivi in una bolla di sapone, però poi scoppia e ti lascia lì.... a pensare.... ma

allora.... il mondo non è quello che vedevo io a 6 anni.

Intanto vedi passare le prime "cotte" come si chiamavano ai miei tempi, le prime

delusioni e quel continuo pensare "sono sola - rimarrò sola".

Alla fermata del treno sale un ragazzo, si siede accanto a me e continuiamo il viaggio

insieme, non guardo più fuori dal finestrino sola, ora siamo in due. Perché allora

continuo a sentire quel vuoto dentro? a sentirmi sola?

Quanta strada facciamo insieme, guardiamo fuori, chissà cosa vede lui da quel finestrino?

Io vedo un inizio sfavillante pieno di palazzi colorati, alberi, nooo un'altra galleria ora

vedo il silenzio (il silenzio non si vede, direte voi...invece non è così).

Comincio a cambiare posto a sedere, mi metto davanti a lui, ma lui continua a guardare

fuori dal finestrino, non si accorge che mi sono spostata, percorriamo un bel po' di km,

ma nulla, lui non percepisce che non sono più accanto a lui.

Cambio carrozza del treno, nulla non se ne accorge. Il treno si ferma dobbiamo aspettare

una coincidenza. Scendiamo a quel punto mi prende la mano, in silenzio così tutti

possono vedere che viaggiamo insieme ... io mi sento sempre più sola ... rimaniamo così

al bar ad aspettare.....

Ora il treno riparte, lui sale in una carrozza io in un'altra, mi lascia la mano in silenzio,

quel silenzio che ormai dura da anni. Guardiamo fuori da due finestrini diversi e lontani

cercando di dare la colpa a qualche passante del nostro fallimento, il paesaggio fuori

ormai è tetro e nebbioso io mi sento SOLA e cerco in qualche modo di "punirmi".

Questa volta il treno si ferma, scendiamo, io la mano non la voglio più: d'accordo

viviamo come fratelli sul treno, facciamolo anche al bar. Possiamo proseguire il viaggio

da fratelli, possiamo volerci bene e rispettarci ma io non voglio più fingere.

Mi scivola via la fede dal dito anulare sinistro, io mi appoggio al muro e piango, lui ormai

è salito sul treno, non se ne accorge....parla il silenzio.

 

Sebj

 

MenteInPace Cuneo

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Commenti: 3
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ATTIVITA' ASSOCIATIVA 2017
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BILANCIO CONSUNTIVO 2017
MIP - B. CONSUNTIVO 2017.pdf
Documento Adobe Acrobat 353.7 KB

 

IL PROGRAMMA 2017-2018

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I LUOGHI DEL POSSIBILE

Fare salute mentale oggi

 

a cura del Consorzio Cascina Clarabella

 

Introduzione
La salute mentale che sogniamo
Claudio Vavassori, Carlo Fenaroli

L’IDEA DI CURA

Mettere tra parentesi la malattia mentale
Nuove (e vecchie) ipotesi per la cura della sofferenza psichica
Intervista a Angelo Barbato a cura di Roberto Camarlinghi e Francesco d’Angella

Riconoscersi nel destino di fragilità dell’altro
Per curare servono introspezione e immedesimazione
Eugenio Borgna

Perché non bastano gocce e pastiglie
Se la salute mentale è data da casa, lavoro e rete sociale
Andrea Materzanini

La salute mentale tiene le porte aperte
Il sogno di Cascina Clarabella
Intervista a Claudio Vavassori a cura di Roberto Camarlinghi

PER UNA CITTA’ CHE CURA

Il sogno della città che cura
L’attualità della lezione basagliana
Intervista a Franco Rotelli a cura di Roberto Camarlinghi

Di chi sono gli adulti fragili di una città?
Un’esperienza di collaborazione tra servizi a Piacenza
Corrado Cappa, Claudia Marabini

I luoghi buoni della cura
Come mandare avanti la rivoluzione culturale avviata da Basaglia
Intervista a Peppe Dell’Acqua a cura di Anna Poma

Fare inserimenti lavorativi nel tempo della crisi
Una sfida epocale per la cooperazione sociale
A cura di Carlo Fenaroli e Claudio Vavassori

Lavorare con il sogno di una felicità urbana
Senza un’utopia rimane il poco che viviamo quotidianamente
Intervista a Benedetto Saraceno a cura di Roberto Camarlinghi e Francesco d’Angella

PER UNA PSICHIATRIA DI COMUNITA’

In salute mentale il sociale è importante
Perché prendersi cura della vita quotidiana
Andrea Materzanini

Rompere l’inerzia psicotica
A cosa serve il budget di salute
Domenico Castronuovo

Il budget di salute in dieci punti
Verso una psichiatria di comunità
Roberto Legori, Greta Manca

Storie in cammino verso l’autonomia
Tre racconti di operatori
Valentina Gaspari, Mauro Peri,Greta Manca

LETTERE AI GIOVANI OPERATORI

A un giovane operatore della salute mentale
Lettera aperta per riconoscerci in una storia che parla al futuro
Peppe Dell’Acqua

Navigare nei mari della salute mentale
Raccomandazioni ai giovani marinai di un intrepido equipaggio
Intervista a Benedetto Saraceno a cura di Roberto Camarlinghi

 

Essere operatore della salute mentale
Idee per un manifesto
A cura degli operatori della Cascina Clarabella

 

   Micheline Cacciatore

  

Quando l'ansia infantile prende il sopravvento

 
Casa editrice: CreateSpace Independent Publishing Platform
pag.118 - € 11,22
 

https://www.amazon.it/Quando-lansia-infantile-prende-sopravvento/dp/1983896691

   

 

Uno psichiatra e una psicologa si confrontano a partire da un libro che racconta l'esperienza di lotta di una madre accanto a una figlia contro l'emetofobia, un'ansia infantile che genera una paura irrazionale.
 
Il libro narra una storia realmente accaduta, raccontata in prima persona da una madre che si trova a dover gestire l'insorgenza dell'emetofobia (paura irrazionale del vomito) nella vita di sua figlia e della sua famiglia. Mentre le condizioni di sua figlia peggiorano di giorno in giorno: diventa sempre più magra, si rifiuta di uscire di casa, utilizza una serie di rituali ossessivi, questa madre si rende conto che le normali sedute settimanali di psicoterapia non sono sufficienti ed è necessario trovare una cura specifica. Nonostante l'emetofobia sia una delle cinque fobie più diffuse, è ancora poco conosciuta e trovare una cura adeguata può essere difficoltoso. Dopo varie ricerche, la madre approda finalmente alla Clinica Universitaria di Miami che propone una terapia mirata: la desensibilizzazione graduale intensiva, che prevede un'esposizione progressiva allo stimolo che provoca la fobia, in questo caso il vomito. Nel corso del libro viene raccontato il percorso terapeutico che porta gradualmente la giovane paziente, ma anche i suoi familiari, a gestire e superare la fobia. In seguito a questa esperienza, Micheline Cacciatore, l'autrice ha aperto un blog “Emetofobia destrutturata” nel tentativo di raggiungere ed essere d'aiuto ad altri genitori che si trovano ad affrontare la stessa problematica.
Quando l'ansia infantile prende il sopravvento è il primo libro di Micheline Cacciatore. Il successo del suo blog, “Emetofobia Destrutturata”, l'ha convinta a scrivere per raggiungere ancora più persone. È cresciuta in Massachusetts e ha frequentato la Walnut Hill School of Arts, dove ha studiato danza classica. Dopo un brutto infortunio, che le ha impedito di proseguire la carriera di ballerina professionista, ha frequentato la scuola di fotografia, dove ha ottenuto il diploma di fotografa e ha conosciuto il suo futuro marito. Dopo aver lavorato alcuni anni come fotografa, è tornata alla sua vera passione, la danza, dedicandosi all’insegnamento. Nel 2010, Micheline ha venduto la scuola di danza in Massachusetts, per trascorrere più tempo con la sua famiglia. Insegna ancora danza e vive a Miami, con il marito e i due figli.