CAPPUCCETTO ROSSO E' DIVENTATA GRANDE! Ora è lei che difende la nonna non autosufficiente

Riceviamo alla nostra casella di posta elettronica menteinpace@libero.it e volentieri pubblichiamo.

 

Comunicato su iniziativa teatrale Umana a Perugia per promuovere il diritto alle cure socio-sanitarie delle persone non autosufficienti.

 

Sabato pomeriggio 22 marzo 2014 al Teatro Brecht di Perugia si è tenuta un'iniziativa teatrale promossa da l'Associazione Umana onlus con la collaborazione dell'Associazione Culturale Le Onde di Domenico Madera.

L'iniziativa è iniziata con la rappresentazione della pièce teatrale Cappuccetto Rosso è diventata grande! Ora è lei che difende la nonna non autosufficiente, di Domenico Madera, con Alessia Rosi,Domenico Madera e Daniele Celli.

A seguire si è tenuto un forum informativo sul diritto alle cure socio-sanitarie degli anziani malati cronici non autosufficienti e delle persone affette da morbo di Alzheimer o da altra demenza. Sono intervenute la prof. Patrizia Mecocci, Direttore dell'Istituto di Geriatria e Gerontologia dell'Università degli Studi Perugia e Maria Grazia Breda, Presidente della Fondazione promozione sociale onlus di Torino.

L'iniziativa ha offerto l'occasione di presentare e promuovere la raccolta di firme e la diffusione della petizione popolare nazionale sul diritto prioritario alle prestazioni socio-sanitarie domiciliari per la cura delle persone non autosufficienti, in base alla normativa nazionale sui LEA.

In considerazione dell'ottima riuscita di questo evento e dell'apprezzamento manifestato dagli spettatori, l'Associazione Umana segnala la notizia di questa iniziativa alle associazioni sensibili e interessate a promuoverla in altre città.

Domenico Madera, che si rende disponibile con la sua compagnia teatrale a replicare lo spettacolo, è contattabile per informazioni all'indirizzo mail teatroleonde@yahoo.it o per telefono al 338-9160684.

Per saperne di più sull'iniziativa teatrale Umana del 22 marzo vi invitiamo a visitare il nostro sito:

http://associazioneumana.altervista.org/ .

 

Associazione Umana

Perugia

e-mail: associazioneumana@gmail.com

 

telefono: 324-0515707

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Daniele Mencarelli

Fame d'aria

 Mondadori

Tra colline di pietra bianca, tornanti, e paesi arroccati, Pietro Borzacchi sta viaggiando con il figlio Jacopo. D'un tratto la frizione della sua vecchia Golf lo abbandona, nel momento peggiore: di venerdì pomeriggio, in mezzo al nulla. Per fortuna padre e figlio incontrano Oliviero, un meccanico alla guida del suo carro attrezzi che accetta di scortarli fino al paese più vicino, Sant'Anna del Sannio. Quando Jacopo scende dall'auto è evidente che qualcosa in lui non va: lo sguardo vuoto, il passo dondolante, la mano sinistra che continua a sfregare la gamba dei pantaloni, avanti e indietro. In attesa che Oliviero ripari l'auto, padre e figlio trovano ospitalità da Agata, proprietaria di un bar che una volta era anche pensione, è proprio in una delle vecchie stanze che si sistemano. Sant'Anna del Sannio, poche centinaia di anime, è un paese bellissimo in cui il tempo sembra essersi fermato, senza futuro apparente, come tanti piccoli centri della provincia italiana. Ad aiutare Agata nel bar c'è Gaia, il cui sorriso è perfetta sintesi del suo nome. Sarà proprio lei, Gaia, a infrangere con la sua spontaneità ogni apparenza. Perché Pietro è un uomo che vive all'inferno. "I genitori dei figli sani non sanno niente, non sanno che la normalità è una lotteria, e la malattia di un figlio, tanto più se hai un solo reddito, diventa una maledizione." Ma la povertà non è la cosa peggiore. Pietro lotta ogni giorno contro un nemico che si porta all'altezza del cuore. Il disamore. Per tutto. Un disamore che sfocia spesso in una rabbia nera, cieca. Il dolore di Pietro, però, si troverà di fronte qualcosa di nuovo e inaspettato. Agata, Gaia e Oliviero sono l'umanità che ancora resiste, fatta il più delle volte di un eroismo semplice quanto inconsapevole. Con "Fame d'aria", Daniele Mencarelli fa i conti con uno dei sentimenti più intensi: l'amore genitoriale, e lo fa portandoci per mano dentro quel sottilissimo solco in cui convivono, da sempre, tragedia e rinascita.

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