DOPO L'ALCOL ESTREMO, PER I RAGAZZI ARRIVA L'ALLARME SCOMMESSE

 

NAPOLI - Minorenni che bevono, minorenni che si sballano e adesso anche minorenni che giocano. E' questo l'ultimo dato shock portato alla luce dalla relazione annuale dell'Autorità garante dell'infanzia e dell'adolescenza nella Regione Campania. I dati del Codacons che fanno riferimento al 2013 parlano chiaro: ben il 57,8% degli studenti minorenni che vivono nelle province di Napoli, Caserta, Salerno, Avellino e Benevento giocano e tanto. La percentuale, ancora una volta, pone la Campania alla testa di una classifica decisamente negativa visto che nel resto del Belpaese la media, seppur alta, si attesta attorno al 47,1%. Un dato preoccupante ancor di più se si pensa che l'indagine riguarda esclusivamente gli studenti delle scuole medie superiori.

 

«Troppo spesso erroneamente si crede che il Gap (Gioco d'Azzardo Patologico) riguardi - spiega Cesare Romano, Garante della Regione Campania per l'Infanzia e l'Adolescenza - esclusivamente il mondo degli adulti, anche per una questione legale che vieta tali giochi ai minorenni, ma cosi non è. Spesso, anzi, un fragile equilibrio emotivo, una marcata tendenza a sfidare la sorte. Se si associano queste caratteristiche alla crescente povertà, che riguarda una vasta platea di famiglie, è facilmente comprensibile come in un contesto del genere i più piccoli inseguano il sogno dei facili guadagni». E per tentare la sorte, i più piccoli, scelgono soprattutto le lotterie istantanee e le slot machine. A Napoli basta recarsi in una delle tante sale scommesse od ancora ricevitorie del lotto, bar e simili per scoprire che il fenomeno è tutt'altro che sommerso, complice il fatto che spesso gestori e portali web non richiedono il documento d'identità per permettere di giocare. Accade così che tra gli adolescenti vi sia una percentuale del 56% di non giocatori e del 40% di giocatori da almeno 6 mesi, di cui 32% giocatori d'azzardo occasionali con frequenza delle giocate mensile e il 12% giocatori d'azzardo con alta frequenza di gioco.

 

Percentuali in progressivo aumento se si guarda l'escalation dagli anni 2000, dove dichiarava di giocare solo il 39% degli adolescenti, a quelli attuali, con una percentuale di giocatori fissa al 51,7%. Tra le cause sicuramente la pubblicità ed anche in misura non inferiore l'emulazione di amici e parenti, di qui l'idea lanciata dal Garante della Campania, Cesare Romano, di istituire un Osservatorio Regionale per monitorare il fenomeno ed intervenire con strumenti adeguati: «E' necessaria maggiore attenzione da parte della politica regionale che deve prendere atto dello stato di malessere in cui versano bambini e ragazzi nei nostri territori». Una maggiore attenzione richiesta a giusta ragione visto che Palazzo Santa Lucia, nonostante abbia mostrato in più occasioni sensibilità sulle tematiche legate ai minori, non sia riuscito a incrementare il fondo annuale destinato al Garante, che si ferma al modesto importo di 30mila euro.

 

Luca Mattiucci

 

 

 

Fonte: www.corrieredelmezzogiorno.corriere.it

 

Link: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it//napoli/notizie/cronaca/2014/31-marzo-2014/dopo-alcol-estremo-ragazzi-arriva-allarme-scommesse-2224290755356.shtml

 

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LE PAROLE RITROVATE

LA RIVOLUZIONE DOLCE DEL FAREASSIEME

NELLA SALUTE MENTALE

 

Prefazione di Fabio Folgheraiter

 

 


Le Parole ritrovate sono un movimento che negli ultimi vent’anni ha cercato di rivoluzionare la salute mentale in Italia. Lo ha fatto    in maniera “dolce”: attraverso la passione e l’impegno quotidiano   di migliaia di persone. Questa rivoluzione si ispira a un principio: dare voce alle persone. Fare in modo che anche utenti e familiari abbiano un ruolo attivo e siano coinvolti nelle decisioni che con- tano attraverso quell’approccio che è diventato noto in tutta Italia come fareassieme. Sembra un principio semplice, ma purtroppo non è scontato. Nell’Italia della salute mentale, che viaggia a molte velocità diverse, ci sono ancora realtà dove le persone che soffrono di disturbi psichici – e le loro famiglie – sono spesso abbandonate    e inascoltate. Lasciate ai margini.

Le Parole ritrovate, in questi vent’anni, hanno messo in atto mol- tissime iniziative per far ritrovare le parole a queste persone. E ascoltare davvero i loro bisogni. Per una salute mentale più umana   e più giusta.

 

Questo libro racconta proprio la storia di Le Parole ritrovategrazie ai contributi – preziosi e variegati – di chi questa rivoluzione l’ha messa in atto con azioni e iniziative concrete: dalle attività nei Dipartimenti, ai convegni, passando per originali traversate dell’o- ceano in barca a vela o viaggi in treno fino a Pechino. Il comune denominatore è che ogni iniziativa ha visto protagonisti medici e utenti, operatori e familiari. Tutti, in questo libro, raccontano un cambiamento possibile. Tante esperienze – in Italia, ma non solo – che prese singolarmente possono sembrare piccole, ma unite l’una all’altra dipingono un quadro di fiducia e speranza.

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