LE MIE ESPERIENZE NEL CAMPO DELL’ AMICIZIA

 

Le reali e più sincere amicizie, di cui sempre rimane un buon ricordo, sono  quelle vissute negli anni della fanciullezza e dell’adolescenza. Sono questi  i  legami che ancora oggi mi fanno pensare ad un periodo della vita spensierato, allegro, scevro da ogni invidia o da preconcetti nei confronti, non solo degli amici, ma anche delle persone in generale.

 

E’ fatalità che col passare degli anni e con l’evolversi della vita lavorativa e della vita affettiva si passi drammaticamente ad un cambiamento sostanziale nei rapporti e, in alcuni casi, anche nei  confronti  di coloro che si ritenevano amici  inseparabili. Diventano precari i legami, ogni occasione di una seppur minima incomprensione diventa un motivo di rallentamento  nei rapporti. Si  arriva alla freddezza, all’indifferenza e , a volte, addirittura alla cessazione di un lungo periodo di intenso rapporto che sembrava dovesse durare eternamente.

 

Ma vi sono amicizie che durano. Sono le amicizie vere, disinteressate e lontane dalle competizioni. Le troviamo nelle  persone a cui possiamo confidare i nostri segreti più intimi, a cui possiamo dare tutta la nostra fiducia creando  perfette sintonie e complicità, sicuri che non ci tradirà e non ci farà mancare la sua solidarietà.

 

Forse mi  giudico con troppa benevolenza, ma nei rapporti di amicizia ritengo di essere fedele, leale ed onesto, pur avendo avuto, spesso, in cambio, trattamenti non del tutto amichevoli da persone con cui ipotizzavo di  intraprendere un’amicizia vera e duratura.

 

 

 

 

 

Meo Cometti, MenteInPace, Cuneo

 

 

 

(scritto per il Laboratorio di Scrittura creativa curato dal Laboratorio Siddharta e da MenteInPace)

 

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Commenti: 2
  • #1

    Keva Fennelly (domenica, 22 gennaio 2017 22:00)


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IL PROGRAMMA 2017-2018

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Josè Saramago

SAGGIO SULLA LUCIDITA'

Feltrinelli

IV edizione, 2015

 

Leggere Saramago non è agevole; la sua scrittura è originale, come una lunghissima riflessione fatta a voce alta o meglio a voce stampata.

Pur essendo la punteggiatura volutamente anomala si capisce il senso dei dialoghi. Questo romanzo, pur ambientato a Lisbona, è molto attuale se si guarda l'esito delle ultime elezioni politiche in Italia.

Cosa potrebbe succedere di fronte ad una vera e propria rivolta dei votanti, pur nel rispetto del formalismo elettorale? Come potrebbe reagire il potere istituzionale?

Vorrei citare due frasi che ritengo paradigmatiche.

 

"Se avevano votato come avevano votato era perché erano delusi e non trovavano altro modo per far capire una volta per tutte fino a che punto arrivava la delusione".

(pag. 96)

 

"Si domandino davanti allo specchio se magari non siano di nuovo cieche, se questa cecità, assai più vergognosa dell'altra, non le stia deviando dalla giusta direzione, spingendole verso il disastro estremo che sarebbe il crollo forse definitivo di un sistema politico che, senza che ci fossimo accorti della minaccia, conteneva sin dall'origine, nel suo nucleo vitale, cioè, nell'esercizio del voto, il seme della propria distruzione o, ipotesi non meno inquietante, di un passaggio a qualcosa di completamente nuovo, sconosciuto, tanto diverso che, lì, allevati come siamo stati all'ombra di routine elettorali che per generazioni e generazioni sono riuscite a schivare quello che ora vediamo essere uno dei suoi assi più importanti...".

(pag. 165)

 

Le elezioni di cui parla l'Autore hanno dato un esito possibile ma significativo: una maggioranza schiacciante, attorno all'ottanta per cento, di schede bianche. Ciò determina reazioni esagerate da parte dei partiti, specie di quello al governo. 

Questo romanzo è da leggere dopo aver letto l'altra opera di Saramago, Cecità, poiche è praticamente la sua continuazione.

 

Gianfranco Conforti

 

Cosa succede a un paese se alle elezioni i cittadini decidono in massa di votare scheda bianca? Quali ingranaggi vengono sollecitati fino alla rottura, quali contromisure andranno messe in atto? Se lo chiede José Saramago con questo straordinario romanzo, avvincente come un giallo e penetrante come un’analisi (fanta)politica. L’ipotesi più accreditata è che ci sia un legame fra questa “rivolta bianca” e l’epidemia di cecità che, solo quattro anni prima, si era diffusa come la peste. Gli indimenticabili protagonisti di Cecità fanno quindi ritorno, per condurci in un viaggio alla scoperta delle radici oscure del potere. Un viaggio che ci fa gettare uno sguardo nuovo e spietato sui meccanismi del mondo nel quale esercitiamo (o crediamo di esercitare) ogni giorno la nostra libertà.