STAI CERCANDO DI DARE VOCE AL TUO DOLORE

 

 

 

Riflessi del dolore dell’anima sul corpo

 

 

 

Riceviamo alla nostra casella di posta elettronica menteinpace@libero.it e volentieri pubblichiamo.

 

 

 

Rovistando tra gli scatoloni ho ritrovato vecchie foto... Sei apparsa tu, con i grandi occhi chiari, un sorriso pieno e le guanciotte rosse, un viso paffuto di bimba incorniciato da due treccine bionde...
Eri bella, così bella quando sorridevi e quando la tua risata echeggiava in tutta la casa.
Eravamo così diverse, tu sempre riservata, un po' timida, silenziosa...
Sei cresciuta, siamo cresciute, lontane, ed ora di te mi restano quelle poche fotografie e qualche biglietto...
Mi restano i tuoi occhi, la tua allegria...
Mi resta il ricordo di quanto oggi non c'è più..
Perché di quello che eri non resta altro che pantaloni vuoti, un sorriso spento ed un viso scavato.
Così bella sei appassita così in fretta, nel pieno della tua giovinezza, in quell’etá in cui tutto dovrebbe essere possibile ancora...
Non hai più la forza e probabilmente neanche più la voglia di sorridere
Grammo dopo grammo, chilo dopo chilo, hai perso quell'allegria e quella spensieratezza che tanto ti invidiavo.
Chiusa in te stessa non lasci spiragli, persa a cercare quella forma perfetta...
O più probabilmente stai cercando disperatamente il modo di dare voce al tuo dolore.
Tu che avresti capacità ed intelligenza per realizzare tutti i tuoi sogni... Hai scelto il modo più terribile per dar voce a quanto ti uccide da dentro...
Ti stai allontanando, in silenzio, e ci lasci incapaci di tenderti la mano...
Mentre lo sguardo si offusca davanti al tuo viso di bimba ancora incontaminato da quello che é il mondo di fuori non mi resta che tornare col ricordo a quella che eri.
Cercando di dare un nome a quell’urlo silenzioso che ti sta portando via gli anni più belli...

 

 

 

Catrinel Dragoste

 

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Commenti: 1
  • #1

    Ted Belfield (martedì, 24 gennaio 2017 10:05)


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Una clinica del sociale

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Economia impazzita, distruzione della madre terra, xenofobia, sessismo, fondamentalismi, terrorismo hanno concause comuni. Peste emozionale, fuga del tempo, obesità tecnologica configurano un corpo sociale affetto da depressione mascherata da accelerazione. Le crisi generano identità fragili, ansietà, rancore, immobilismo e quindi paranoia: per semplificare i conflitti cerchiamo capri espiatori, costruendoci dei nemici e innalzando muri. Ogni situazione politica è espressione di un parallelo problema psichico presente in milioni d'individui; a sua volta ogni personalità è anche frutto del portato della storia e di visioni del mondo nel contesto sociale di appartenenza. Tutto quello che avviene nella città (polis) è un insieme di fatti psichici. La Polisanalisi è un cammino per ampliare le visioni (il capitale semiotico) e favorire l'empatia e la bellezza nell'incontro con l'Altro, dato che la quantità di violenza è proporzionale alla ristrettezza del proprio punto di vista. Una clinica per permettere una cittadinanza terrestre vissuta in fiducia, reciprocità e cooperazione; interconnettendoci con il locale, il globale, la natura. Una cura per riattivare desiderio e speranza attraverso la condivisione di doni (comunità). Iniziamo la lettura chiedendoci: che domanda poniamo all'Altro con la nostra storia e che domanda l'Altro ci pone con la sua storia?