STAI CERCANDO DI DARE VOCE AL TUO DOLORE

 

 

 

Riflessi del dolore dell’anima sul corpo

 

 

 

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Rovistando tra gli scatoloni ho ritrovato vecchie foto... Sei apparsa tu, con i grandi occhi chiari, un sorriso pieno e le guanciotte rosse, un viso paffuto di bimba incorniciato da due treccine bionde...
Eri bella, così bella quando sorridevi e quando la tua risata echeggiava in tutta la casa.
Eravamo così diverse, tu sempre riservata, un po' timida, silenziosa...
Sei cresciuta, siamo cresciute, lontane, ed ora di te mi restano quelle poche fotografie e qualche biglietto...
Mi restano i tuoi occhi, la tua allegria...
Mi resta il ricordo di quanto oggi non c'è più..
Perché di quello che eri non resta altro che pantaloni vuoti, un sorriso spento ed un viso scavato.
Così bella sei appassita così in fretta, nel pieno della tua giovinezza, in quell’etá in cui tutto dovrebbe essere possibile ancora...
Non hai più la forza e probabilmente neanche più la voglia di sorridere
Grammo dopo grammo, chilo dopo chilo, hai perso quell'allegria e quella spensieratezza che tanto ti invidiavo.
Chiusa in te stessa non lasci spiragli, persa a cercare quella forma perfetta...
O più probabilmente stai cercando disperatamente il modo di dare voce al tuo dolore.
Tu che avresti capacità ed intelligenza per realizzare tutti i tuoi sogni... Hai scelto il modo più terribile per dar voce a quanto ti uccide da dentro...
Ti stai allontanando, in silenzio, e ci lasci incapaci di tenderti la mano...
Mentre lo sguardo si offusca davanti al tuo viso di bimba ancora incontaminato da quello che é il mondo di fuori non mi resta che tornare col ricordo a quella che eri.
Cercando di dare un nome a quell’urlo silenzioso che ti sta portando via gli anni più belli...

 

 

 

Catrinel Dragoste

 

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Commenti: 1
  • #1

    Ted Belfield (martedì, 24 gennaio 2017 10:05)


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TROPPA FAMIGLIA FA MALE

COME LA DIPENDENZA MATERNA CREA ADULTI BAMBINI (E PESSIMI CITTADINI)

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La famiglia, all'origine della civiltà, oggi ne sta decretando la fine. È una crisi che investe l'intera società perché ciò che accade all'interno della famiglia ha rilevanza sul sociale e sul futuro dell'uomo. I genitori hanno rinunciato al ruolo di guida proteggendo all'infinito i figli: è il plusmaterno che nasce dal fallimento della cura e sospende il momento della responsabilità. La generazione che ha contestato sta crescendo figli e nipoti docili, pronti all'assoggettamento. Cosa è successo? I giovani che non dissentono permettono al fantasma mai sconfitto dell'antica tendenza dell'essere umano alla sottomissione di giocare la partita della vita al posto loro, rovesciandola in morte. Laura Pigozzi, psicoanalista, esplora in questo saggio come lo scacco della famiglia sia la radice di una tragedia sociale più vasta e ferocemente distruttiva. Attraverso il concetto di disobbedienza civile elaborato da Hannah Arendt, prende forma in queste pagine una inedita rilettura delle origini del totalitarismo che per la prima volta riesce a spiegare le conseguenze politiche della pulsione di morte freudiana e ci permette di riscoprire alcuni casi emblematici di rapporti genitoriali fallimentari, come quello di Hitler con sua madre. «L'adattamento di un giovane» ci ricorda l'autrice «ha sempre qualcosa di immorale» perché sia un soggetto che una comunità si fondano sulla divergenza. È nelle famiglie che i ragazzi dovrebbero allenarsi a trovare lo slancio verso l'esterno, diventando adulti. Fallire questa trasformazione significa condannarli a un'eterna infanzia, che apre le porte non solo ai dittatori bambini ma anche a quelli veri.

 

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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