CANZONE PER UN SOLDATO IN GUERRA

 

Amo questo tuo pensarmi

 

e il silenzioso respiro della montagna.

 

 

 

Come miele sciolto

 

scivola in me la tua poesia

 

a scaldare sangue e pelle,

 

a sciogliere pugnali di ghiaccio

 

che trafiggono il mio pensare

 

e leggero diventa il volo

 

del grifone e dolce il suo posarsi.

 

 

 

Sulle cime occhi verso un cielo che non c'è.

 

 

 

Odo l'eco del tuo canto

 

che forte copre i colpi del fucile,

 

sento i tuoi passi stanchi che affondano

 

e scavano strade di gloria.

 

Di una gloria inutile!

 

 

 

Sulle cime occhi verso un cielo che non c'è.

 

 

 

Lacera  è la notte e un urlo di fucili

 

straccia l'alba come artigli tenera carne.

 

Aquile in paziente volo attendono ferite

 

non più sanguinanti di chi a te affida

 

l'ultimo bacio per la mamma  lontana.

 

 

 

Sulle cime occhi verso un cielo che non c'è.

 

 

 

L'eco del tuo canto più non mi giunge.

 

Ferma! Ferma il sangue che macchia la neve,

 

non è questa la gloria. Non è questa!

 

E' solo la gloria dei potenti

 

che sporca la tua neve e le coscienze!

 

 

 

Come sudore scivola in me

 

la tua poesia a bruciare

 

carni strappate, a deformare un’eco

 

caduta in un campo di battaglia.

 

 

 

Sul tuo petto una medaglia sotto un cielo che non c'è.

 

 

 

ADA FIRINO

 

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IL PROGRAMMA 2017-2018

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Josè Saramago

SAGGIO SULLA LUCIDITA'

Feltrinelli

IV edizione, 2015

 

Leggere Saramago non è agevole; la sua scrittura è originale, come una lunghissima riflessione fatta a voce alta o meglio a voce stampata.

Pur essendo la punteggiatura volutamente anomala si capisce il senso dei dialoghi. Questo romanzo, pur ambientato a Lisbona, è molto attuale se si guarda l'esito delle ultime elezioni politiche in Italia.

Cosa potrebbe succedere di fronte ad una vera e propria rivolta dei votanti, pur nel rispetto del formalismo elettorale? Come potrebbe reagire il potere istituzionale?

Vorrei citare due frasi che ritengo paradigmatiche.

 

"Se avevano votato come avevano votato era perché erano delusi e non trovavano altro modo per far capire una volta per tutte fino a che punto arrivava la delusione".

(pag. 96)

 

"Si domandino davanti allo specchio se magari non siano di nuovo cieche, se questa cecità, assai più vergognosa dell'altra, non le stia deviando dalla giusta direzione, spingendole verso il disastro estremo che sarebbe il crollo forse definitivo di un sistema politico che, senza che ci fossimo accorti della minaccia, conteneva sin dall'origine, nel suo nucleo vitale, cioè, nell'esercizio del voto, il seme della propria distruzione o, ipotesi non meno inquietante, di un passaggio a qualcosa di completamente nuovo, sconosciuto, tanto diverso che, lì, allevati come siamo stati all'ombra di routine elettorali che per generazioni e generazioni sono riuscite a schivare quello che ora vediamo essere uno dei suoi assi più importanti...".

(pag. 165)

 

Le elezioni di cui parla l'Autore hanno dato un esito possibile ma significativo: una maggioranza schiacciante, attorno all'ottanta per cento, di schede bianche. Ciò determina reazioni esagerate da parte dei partiti, specie di quello al governo. 

Questo romanzo è da leggere dopo aver letto l'altra opera di Saramago, Cecità, poiche è praticamente la sua continuazione.

 

Gianfranco Conforti

 

Cosa succede a un paese se alle elezioni i cittadini decidono in massa di votare scheda bianca? Quali ingranaggi vengono sollecitati fino alla rottura, quali contromisure andranno messe in atto? Se lo chiede José Saramago con questo straordinario romanzo, avvincente come un giallo e penetrante come un’analisi (fanta)politica. L’ipotesi più accreditata è che ci sia un legame fra questa “rivolta bianca” e l’epidemia di cecità che, solo quattro anni prima, si era diffusa come la peste. Gli indimenticabili protagonisti di Cecità fanno quindi ritorno, per condurci in un viaggio alla scoperta delle radici oscure del potere. Un viaggio che ci fa gettare uno sguardo nuovo e spietato sui meccanismi del mondo nel quale esercitiamo (o crediamo di esercitare) ogni giorno la nostra libertà.