COSA TI MANCA PER ESSERE FELICE

 

Carissimi amici, ormai cominciamo a conoscersi un po'

 

..........VOI non immaginerete mai cosa ho fatto stanotte!

 

Alle 2 sono scesa, ho preso i colori e le immagini che ormai da giorni mi frullavano per la testa e.... ho cominciato!!!!

 

Un carissimo amico ha dato il nome giusto ai miei quadri: "collage", e io aggiungerei giochi di colori e immagini che vogliono trasmettervi un qualsiasi sentimento, perché è normale, ogni quadro ha qualche cosa da raccontare.

 

Con il tempo sto anche provando nuove tecniche (diciamo nuove invenzioni) usando

 

materiali diversi, perché ogni "collage" deve davvero essere unico, e sto mettendo a punto la tecnica, imparando piccoli trucchi per renderli sempre più belli.

 

Io i miei quadri li AMO, come questo ad esempio; questa notte mi ha fatto compagnia e quasi sembrava volesse raccontarmi quanta fatica ha fatto Simona per arrivare fino da me.

 

Questo quadro nasce da due libri che ho letto di Candidò Cannavò:

 

"Cosa ti manca per essere felice" e li "Chiamano disabili"

 

Ragazzi, posso chiamarvi così? ... se non l'avete ancora fatto, leggeteli.

 

Ho conosciuto storie di uomini-donne straordinarie.

 

Torniamo alle origini del quadro: ecco una persona che mi chiamava, quasi per nome: Simona Atzori.

 

Caspita.... che meraviglia quella donna: un miracolo, un angelo.

 

Io quando leggevo il libro che ha scritto, mi sono sentita la persona più in colpa del mondo......avevo tutto, eppure sono la persona più infelice che uno possa incontrare.

 

Se mi incontri per la strada e mi chiedi "come va?" .... io rispondo: "mmm ... mi è capitato questo, quello etc.. etc...". Non penso minimamente a quanta gente deve lottare per camminare, per mangiare, per parlare e tanto altro.

 

Quando l'ho vista sulla copertina del libro ... che magia ... subito dopo ho trovato l'ombra di

 

quell'uomo che volteggiava nel cielo, un sole bellissimo.

 

Ma il sole non era abbastanza bello per Simona, era lì inanimato, Simona è la vita!!!!

 

Quindi cominciamo a intervenire, una ballerina non può ballare sul legno, ha bisogno di una nuvola di seta ... un leggero cuscino ...poi una ballerina che si rispetta ha sempre dei pizzi ai vestiti, ma purtroppo quella foto nel rende giustizia, rifiniamo anche il vestito, e il gioco è fatto!!!! Ora Simona PARLA.

 

Quali altre immagini possono accompagnare tutto questo?

 

Un bacio, un bacio tra due persone che prima si sono amate,

 

ma come potete notare, nella foto più grande lei le sta dicendo Addio "ha due lacrime di sangue", è l'ultimo bacio e poi sparirà dalla vita di quell'uomo.

 

Perché no? tutti hanno un particolare ... e l'uomo? ... una cravatta realizzata in stoffa.

 

Insomma guardo l'ora, sono le 6 del mattino e questa notte quanta compagnia mi hanno fatto, i colori, le immagini e i particolari.

 

Certo non posso pensare che c'è gente che la depressione la combatte ballando, vivendo e gente come me che ci naviga dentro da anni, anzi tutti gli anni sembra aggiungere un tassello malato.

 

 

 

Sebj

 

MenteInPace Cuneo

 

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 Claudio Rabbia

LA MIA VITA CON IL PARKINSON SULLE NOTE DEL TANGO

 

ArabaFenice Edizioni

2018, € 16,00, pag.176

 

Claudio Rabbia racconta con ironia la sua vita, dalle prime bravate da bambino all'incontro con Ivana, dalle difficoltà economiche alla scoperta del Parkinson che, a soli 44 anni, con due figli ancor piccoli, gli stravolge l'esistenza.
Dopo iniziale depressione decide di combattere la malattia a viso aperto, memore delle parole di suo padre "Se non ci riesci prova a fare al contrario di quello che hai fatto finora". Così Claudio studia nuove strategie per affrontare tutti gli ostacoli che la malattia porta al movimento.
Seguendo questa nuova strada si accorge che, dopo aver ballato il Tango argentino, sta meglio: ritrova l'equilibrio, i movimenti sono più sciolti, anche la calligrafia cambia. Ne parla con i suoi medici e da quel momento la sua vita cambia direzione.

QUARTA DI COPERTINA

Mi rimboccai le maniche cercando di dimenticare la frase "Non si guarisce, è una malattia degenerativa". Non volevo limitarmi a cercare stratagemmi per sopravvivere. Da quando misi in pratica quesa teoria, cioè non limitarmi ai consigli dei medici ma provare ad andare oltre, pur non sapendo ancora come, mi accorsi di sentirmi meno depresso. Trovare una speranza diversa dalle solite mi faceva acquisire fiducia in me stesso.
Ora avevo chiara la mia situazione: era come se avessi due personalità dentro di me. Mi dividevo fra la parte mia normale e la parte ammalata: da una parte ero Claudio Rabbia, dall'altra ero Claudio Parkinson. Quindi non ero tutto da buttare, metà di me era normale.
Difficile la convivenza dei due Claudio: il primo sempre attivo e allegro, il secondo ogni volta più lento e malinconico. Questo era il mio nuovo mondo.
Tenere divisi questi due personaggi è stato utile, a mio parere. Non ho mai condiviso la teoria degli psicologi che cercano in tutti i modi di farti accettare "la situazione". Non posso accettare la convivenza in me di un qualcosa che mi fa stare male. CR sta bene e non deve fermarsi per aspettare CP che è lento e che fa stare male. Che provi a correre più veloce se vuole raggiungermi, intanto non ce la farà mai. CR sarà sempre davanti. Accettai così la sfida con Mister park.
BIOGRAFIA DELL'AUTORE
Claudio Rabbia nasce a Cuneo il 16 settembre 1956. La sua famiglia è composta da papà Angelo e mamma Lucia, due sorelle più grandi di lui, Concetta ed Elsa, e due fratelli più piccoli, Paolo e Alberto. Terminata la terza media inizia a lavorare nell'azienda agricola di famiglia a Roata Chiusani.
Il 23 maggio del 1981 si sposa con Ivana Revelli e, dalla loro unione, nascono Maurizio nel 1982 e Andrea nel 1986.
All'età di 44 anni, nel 2000, iniziano le prime difficoltà motorie e dopo le prime visite neurologiche, nel 2001, gli viene diagnosticato un "Parkinsonismo". Poco tempo dopo ha la certezza di essere affetto dalla "Malattia di Parkinson".
Dopo un periodo di comprensibile depressione si rialza, grazie alla forza sua e della moglie Ivana che lo spinge a non chiudersi e a continuare a coltivare la loro grande passione, il Tango Argentino.
Nel 2006 Claudio fonda, con l'aiuto di alcuni amici e dei neurologi dell'Istituto Auxologico Italiano di Piancavallo, che lo seguono, l'Associazione Parkinson Lago Maggiore con sede a Pallanza.
Nel 2011 apre una seconda sede a Cuneo diventando "Associazione Parkinson Lago Maggiore, Cuneo e le sue Valli", meglio conosciuta grazie al suo originale e simpatico logo con la lumaca "La Parkimaca", portandolo così a far conoscere e divulgare, in Italia e non solo, la tanto sospirata "Tango Terapia".