L’ACCAREZZATRICE

Giorgia Wurth racconta la vita di un’assistente sessuale per disabili

 

L'attrice e conduttrice tv ha scritto un libro in cui descrive la vita di Gioia, giovane donna che svolge un lavoro ancora tabù per l'Italia. Il testo si ispira a storie reali ed è stato costruito grazie alle testimonianze di Max Ulivieri (Love Ability.it) e Lorenzo Fumagalli.

 

La storia di Gioia che di mestiere fa “l’accarezzatrice”. In Italia è una figura professionale che ancora non esiste (anche se presto verrà fatta una proposta di legge per introdurla anche nel nostro Paese), ma Giorgia Wurth ha deciso di dedicargli un libro. L’ultimo romanzo dell’attrice e conduttrice tv infatti racconta della vita di un’assistente sessuale, ovvero di una persona adeguatamente formata che offre la possibilità alle persone disabili di esplorare il proprio corpo attraverso abbracci, massaggi, esperienze intime e sensuali fino a giochi erotici e masturbazione. In Svizzera, Danimarca, Olanda e Germania è da oltre dieci anni un lavoro come tutti gli altri, mentre in Italia ancora è un tabù. “Accarezzatrice è un termine poetico per descrivere l’assistente sessuale”, racconta a ilfattoquotidiano.it l’autrice. “L’ho scelto perché la carezza esprime bene la natura di questi incontri, che hanno più a che fare con la sensualità che con la sessualità. A volte semplicemente ci si abbraccia per ore“. L’autrice ha scoperto l’esistenza di questa figura professionale cinque anni fa, mentre era in Svizzera, e l’ha resa protagonista del suo libro. “Spesso la si paragona a una prostituta. La differenza sta nella formazione: esistono corsi di circa due anni con medici, psicologi e sessuologi che rendono la persona in grado di interfacciarsi non solo col disabile, ma anche con i medici e le famiglie”.

“Nel caso dell’autismo, prima di approdare alla sfera sessuale, bisogna intercettare un codice di comunicazione, così come fa Gioia, protagonista del libro, ex infermiera vittima della crisi, quando s’imbatte in Paolo, ragazzo autistico che decide di aiutare”. La Wurth descrive un contesto medico e assistenziale realistico e documentato. Nelle pagine del libro la protagonista incontra Fabio, disabile gay di vent’anni che vive un doppio apartheid. “Ha una disabilità gravissima e non muove più niente, tranne l’organo sessuale. Il padre, all’oscuro della sua omosessualità, fa di tutto per renderlo felice. Prova invano con i regali. Sarà Gioia ad aiutarlo ad affrontare il genitore e gli presenterà un assistente uomo”.

Nel libro si parla anche di Rosaria e Salvatore, una coppia affetta da SLA. “La moglie chiama l’assistente sessuale per il marito, perché intervenga laddove lei non è più in grado di dare piacere al suo uomo. E a quel punto Gioia si chiede: è una forma di perversione estrema o il più alto dei gesti d’amore?”. L’autrice affronta anche il tema degli abusi sui disabili negli istituti. “A volte il malato li accetta e non denuncia perché è l’unico modo per avere uno sfogo sessuale“. Parla anche delle madri che, in assenza dell’”accarezzatrice” e laddove le prostitute si fermano dinanzi all’handicap, devono intervenire per aiutare i figli quando manifestano gravi disagi come masochismo, esibizionismo e forme di violenza. “Sono situazioni contro natura. Racconto la storia vera di Diana, madre di Luigi, un ragazzo spastico. Una donna meravigliosa che, lasciata dal marito, ha vissuto in prima persona un’esperienza con un uomo con la stessa patologia del figlio. E ne parla come uno dei momenti migliori da un punto di vista affettivo e sessuale della sua vita. Compresa sulla sua pelle la sessualità di un disabile, ha mortificato negli anni la sua femminilità per apparire agli occhi del figlio il meno attraente possibile”.

Per scrivere il libro la Wurth ha chiesto il contributo e sostegno di Lorenzo Fumagalli, assistente sessuale svizzero, e di Max Ulivieri, ideatore di www.loveability.it e responsabile del “Comitato per la promozione dell’assistenza sessuale”. Dopo aver ricevuto visibilità da stampa e tv, la battaglia del comitato è arrivata in Senato e, grazie all’appoggio del deputato Sergio Lo Giudice (Partito Democratico), si è trasformata nel disegno di legge n° 1442, “Disposizioni in materia di sessualità assistita per persone con disabilità”. Un passo avanti perché l’assistenza sessuale diventi una libera scelta e la sessualità un diritto per tutti.

 

Angela Cotticelli

Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/23/laccarezzatrice-giorgia-wurth-racconta-la-vita-di-unassistente-sessuale-per-disabili/961992

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Mario Maffi

1957. UN ALPINO ALLA SCOPERTA DELLE FOIBE

Gaspari Editore

 

Cinquant’anni dopo, i ricordi della ”missione segreta” emergono dalla memoria di Mario Maffi e si trasformano in racconto scritto, inseriti in una rapida rivisitazione autobiografica a tutto campo. “Scendere” in una foiba è come scendere nella storia, cogliendola in uno dei suoi momenti più spietati: i crani mescolati alla ruggine di una bicicletta, le ossa sparse tra cocci di vetro e pagliericci, sono una visione infernale. Per metà tomba e per metà discarica, la foiba rappresenta il rovesciamento dei valori, l’umiliazione dei corpi morti che si aggiunge alla ferocia sui vivi. È una pagina in più che ci restituisce i contorni di una tragedia lontana, attorno alla quale c’è ancora tanto da studiare e da scoprire: una pagina che porta anche noi lettori al fondo della “foiba”, con la suggestione inquietante di un buio carico di significati e di simboli. (dalla Prefazione di Gianni Oliva).

 

Mario Maffi racconta interessanti aneddoti di storia cuneese nel periodo della seconda guerra mondiale sino al dopoguerra, a cui aggiunge la missione segreta nelle foibe, assegnatagli come alpino esperto in speleologia. 

 

Note biografiche sull'autore

 

Mario Maffi,
(Cuneo 1933-2017) ufficiale esperto di mine ed esplosivi, speleologo e fotografo, viene convocato nel 1957 dal ministero della Difesa per una missione segreta che lo porta a diventare inconsapevole testimone di una delle più atroci pagine del secondo dopoguerra: le foibe. Tale esperienza rimase per 50 anni solo nella sua memoria perché coperta dal segreto militare.
È autore di studi storico militari fra cui L’onore di Bassignano - il maggiore piemontese che non volle fucilare gli alpini del Val d’Adige (Gaspari 2010).