PROROGATA UN’ALTRA VOLTA LA CHIUSURA DEGLI OPG

 

Un «autentico orrore indegno di un paese appena civile». Così il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, definiva gli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) nel discorso di fine anno del 2012. A distanza di quasi due anni, il capo dello Stato esprime nuovamente «rammarico», questa volta per aver dovuto firmare il decreto che prevede lo slittamento della chiusura dei sei Opg attivi a livello nazionale dal 2014, come previsto dalla legge, al 2015.

Una proroga, varata dal Consiglio dei ministri, motivata dal fatto che non sono ancora state realizzate nelle Regioni le residenze per la riabilitazione previste come alternativa agli Opg, le cosiddette Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems), che tuttavia, secondo varie associazioni, non rappresentano la soluzione al problema. La proroga, sostiene il Comitato StopOpg, «protrae solo la sofferenza» dei circa mille detenuti-pazienti ancora internati nelle sei strutture. 

«Ho firmato con estremo rammarico il dl di proroga», ha affermato Napolitano, motivando il proprio stato d’animo «per non essere state in grado le Regioni di dare attuazione concreta a quella norma ispirata a elementari criteri di civiltà e di rispetto della dignità di persone deboli». E «ho accolto con sollievo - ha proseguito - interventi previsti nel decreto-legge di ieri per evitare ulteriori slittamenti e inadempienze, nonché per mantenere il ricovero in ospedale giudiziario soltanto quando non sia possibile assicurare altrimenti cure adeguate alla persona internata e “fare fronte alla sua pericolosità sociale”». Anche il Prc e il Pd criticano il rinvio: «Il rammarico del Presidente Napolitano per il decreto che proroga di un anno la chiusura degli Opg non è sufficiente. Questa ulteriore proroga - sottolineano Paolo Ferrero e Nando Mainardi di Rifondazione Comunista - rischia di far perdere credibilità a qualunque tentativo di superamento degli Opg». Parla di un «traguardo di civiltà che appare ancora lontano” la deputata Vanna Iori del Pd ed Ermete Realacci, dello stesso partito, sottolinea la necessità di affrontare la questione in modo «risolutivo». Il rinvio è una «proroga della vergogna di Stato» per Michele Saccomanno, ex senatore della XIV legislatura e relatore dell’inchiesta sugli Opg. 

Dal canto loro, le Regioni si difendono: «Il rammarico del Capo dello Stato è anche il mio. Tuttavia non si può dare un giudizio generalizzato, alcune Regioni hanno lavorato per raggiungere l’obiettivo, altre no», ha commentato l’assessore alla Sanità della Liguria, Claudio Montaldo, mentre l’assessore alla sanità delle Marche, Almerino Mezzolani, precisa che la Regione si è subito «attivata» per il superamento degli Ospedali giudiziari. La svolta tuttavia, sostengono varie associazioni, non potrà certo arrivare dalla realizzazione delle Rems. Da qui la proposta del presidente dell’associazione Antigone, Patrizio Gonnella, di «destinare parte dei fondi stanziati per la realizzazione delle nuove strutture, oltre 100 mln ad oggi inutilizzati, ai dipartimenti di salute mentale, perché possano prendere in carico le persone non più pericolose che ancora sono internate». Sulla stessa linea il responsabile Cgil per le politiche della Salute, Stefano Cecconi: «Le Rems dovrebbero rappresentare una misura residuale,  per i soli oggetti pericolosi. Al contrario - afferma - andrebbero potenziati i servizi di salute mentale sul territorio».

 

 

 

Fonte:www.lastampa.it

link: http://www.lastampa.it/2014/04/01/italia/politica/opg-da-napolitano-s-alla-proroga-ho-firmato-con-estremo-rammarico-g9e3HKCfUez8rMzVUVUGYN/pagina.html

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LE PAROLE RITROVATE

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Le Parole ritrovate sono un movimento che negli ultimi vent’anni ha cercato di rivoluzionare la salute mentale in Italia. Lo ha fatto    in maniera “dolce”: attraverso la passione e l’impegno quotidiano   di migliaia di persone. Questa rivoluzione si ispira a un principio: dare voce alle persone. Fare in modo che anche utenti e familiari abbiano un ruolo attivo e siano coinvolti nelle decisioni che con- tano attraverso quell’approccio che è diventato noto in tutta Italia come fareassieme. Sembra un principio semplice, ma purtroppo non è scontato. Nell’Italia della salute mentale, che viaggia a molte velocità diverse, ci sono ancora realtà dove le persone che soffrono di disturbi psichici – e le loro famiglie – sono spesso abbandonate    e inascoltate. Lasciate ai margini.

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Questo libro racconta proprio la storia di Le Parole ritrovategrazie ai contributi – preziosi e variegati – di chi questa rivoluzione l’ha messa in atto con azioni e iniziative concrete: dalle attività nei Dipartimenti, ai convegni, passando per originali traversate dell’o- ceano in barca a vela o viaggi in treno fino a Pechino. Il comune denominatore è che ogni iniziativa ha visto protagonisti medici e utenti, operatori e familiari. Tutti, in questo libro, raccontano un cambiamento possibile. Tante esperienze – in Italia, ma non solo – che prese singolarmente possono sembrare piccole, ma unite l’una all’altra dipingono un quadro di fiducia e speranza.

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