L’ARTE DEL MIMO

Pierpaolo Ferrari, nato a Cuneo nel 1963, ha due occupazioni che possono sembrare antitetiche fra loro: agricoltore e artista di mimo.

 

Parlaci del primo lavoro…

 

Ho lavorato per circa vent’anni come bioagricoltore, producendo ortaggi nella mia fattoria della cintura cuneese e vendendoli presso i mercati locali.

 

E poi, com’è venuta la passione per il teatro?

 

Negli anni novanta mi sono appassionato al teatro fisico ed ho frequentato corsi di formazione artistica, specializzandomi come mimo e clown. Completata la formazione ho lavorato come artista di strada in diverse città e, da anni, presento i miei spettacoli con associazioni e compagnie teatrali.

 

Mi pare però che hai anche un’esperienza all’estero…

 

Sì, ho lavorato come artista di strada in alcune città della Spagna e della Francia. Ovviamente lavoro prevalentemente in città italiane. Mi sono esibito ad Aosta, Firenze, Lucca, Ancona, Arezzo ed in alcune località liguri oltre a fare spettacoli in ambito locale.

 

…e ovviamente continui a fare spettacoli?

 

Sì, svolgo attività teatrali di mimo, pantomima e animazione in sagre paesane, manifestazioni, eventi, mostre, scuole e feste private tipo compleanni o matrimoni. 

 

Pierpaolo ha anche collaborato con MenteInPace, esibendosi durante le feste al Parco La Pinetina, presso il Centro Diurno di Cuneo ed in occasione delle presentazioni del libro “Parole per ricominciare” che raccoglie testi scritti durante il Laboratorio di scrittura creativa.

Chi volesse contattarlo può rivolgersi a MenteInPace scrivendo a menteinpace@libero.it. 

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è un laboratorio di inclusione sociale, in cui si sperimentano forme alternative di partecipazione, protagonismo ed espressione.

 

È ideato e prodotto dalla Cooperativa Proposta 80 

in collaborazione con l’Associazione Culturale Kosmoki 

e dagli

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Collaborano al progetto la Città di Cuneo, la Cooperativa MomoMenteInPaceDiAPsi Cuneo e la Casa del Quartiere Donatello.                       

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Diego Anghilante

Abeio Abeio

Neo-ruralismo e follia

 

Editore Araba Fenice

 

Louren, un occitano di ritorno, carico di illusioni, incapace di vivere l’oggi, che prepara ieri il domani, cadendo nella trappola di un’equazione da principiante “Occitania = ruralità a tutti i costi” con tutto il suo corollario di equivoci e forzature, carico di sfiga, che è riuscito a nascere e a vivere nel posto e nel tempo sbagliati. (...)

Lui, che si confronta con i reires, guarda tra lo stranimento e l’ammirazione gli ultimi eredi cialtroni di una formidabile tradizione magliara, viene calpestato dalle pantofole stantie dei condannati all’ergastolo villeggiante. Louren, che scambia insulti pirotecnici con l’ultimo portatore di “berretto a sonagli”, che viene risucchiato lentamente non dai vortici di un torrente in piena, ma dal gorgo di un lavandino domestico, con l’acqua sporca dei piatti accumulati, verso un orizzonte nei tubi, scuro e difficile.

 

Dalla Prefazione di Sergio Berardo

 

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