LA NOSTRA AMICA ANSIA

Ritorno sul tema dell’ansia, già trattato in precedenza, per la sua rilevanza nel nostro tessuto sociale. Le stime dicono che oltre 6 milioni di italiani fanno abitualmente ricorso a farmaci antidepressivi o ansiolitici. Si tratta di circa un decimo della popolazione. Il consumo di ansiolitici non risparmia neppure i bambini. Un’onda di paura e diffidenza nei confronti della vita si è abbattuta sulla nostra gente, e all’estero non va meglio, visto che negli USA il consumo di questi medicinali è triplicato negli ultimi anni. Il segnale è che la società umana diventa sempre più difficile da vivere. L’esistenza di milioni di persone sta diventando vuota, e molti individui non capiscono bene quale sia il significato del vivere. È come se la società dicesse: d’accordo, sono generatrice d’ansia: ma in cambio vi do delle pillole, vi aiuteranno a tirarvi su il morale.

La gente ignora, perché nessuna autorità glielo dice, che esistono dei mezzi naturali per contrastare l’ansia. Il principale è la respirazione. Non costa nulla ed è a disposizione di tutti … facile da praticare … dà sollievo immediato …

La respirazione costituisce il principale rapporto che la persona ha con se stessa. Se il rapporto con sé va bene, andranno bene anche i rapporti con gli altri. Ma quanti praticano una respirazione consapevole? Risposta: quasi nessuno.  buttar giù una pillola, al diavolo il buon senso!

Alcune persone dicono: io non respiro perché mi dà ansia. Nutrendo questa diffidenza verso la più vitale delle funzioni fisiologiche, dimostrano in che cosa consiste il vero problema: c’è un disaccordo di fondo con se stessi, che nessuna pillola riuscirà a trasformare.

La verità è che una certa dose di ansia è salutare: ci segnala l’esistenza di un pericolo (o di una difficoltà) e se siamo in grado di coglierne il significato, l’ansia si trasformerà in nostro alleato. Non bisogna aver paura delle ansie leggere. Esse vanno accettate. Occorre attraversarle consapevolmente con il corpo, perché siamo dotati di un programma nervoso che ci consente di superare i piccoli scogli che incontriamo lungo il nostro cammino quotidiano.

Luciano Jolly 

 

MenteInPace Cuneo

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Mario Maffi

1957. UN ALPINO ALLA SCOPERTA DELLE FOIBE

Gaspari Editore

 

Cinquant’anni dopo, i ricordi della ”missione segreta” emergono dalla memoria di Mario Maffi e si trasformano in racconto scritto, inseriti in una rapida rivisitazione autobiografica a tutto campo. “Scendere” in una foiba è come scendere nella storia, cogliendola in uno dei suoi momenti più spietati: i crani mescolati alla ruggine di una bicicletta, le ossa sparse tra cocci di vetro e pagliericci, sono una visione infernale. Per metà tomba e per metà discarica, la foiba rappresenta il rovesciamento dei valori, l’umiliazione dei corpi morti che si aggiunge alla ferocia sui vivi. È una pagina in più che ci restituisce i contorni di una tragedia lontana, attorno alla quale c’è ancora tanto da studiare e da scoprire: una pagina che porta anche noi lettori al fondo della “foiba”, con la suggestione inquietante di un buio carico di significati e di simboli. (dalla Prefazione di Gianni Oliva).

 

Mario Maffi racconta interessanti aneddoti di storia cuneese nel periodo della seconda guerra mondiale sino al dopoguerra, a cui aggiunge la missione segreta nelle foibe, assegnatagli come alpino esperto in speleologia. 

 

Note biografiche sull'autore

 

Mario Maffi,
(Cuneo 1933-2017) ufficiale esperto di mine ed esplosivi, speleologo e fotografo, viene convocato nel 1957 dal ministero della Difesa per una missione segreta che lo porta a diventare inconsapevole testimone di una delle più atroci pagine del secondo dopoguerra: le foibe. Tale esperienza rimase per 50 anni solo nella sua memoria perché coperta dal segreto militare.
È autore di studi storico militari fra cui L’onore di Bassignano - il maggiore piemontese che non volle fucilare gli alpini del Val d’Adige (Gaspari 2010).