UNA GIORNATA DIVERSA Gita alla Venaria Reale

Sabato 17 Maggio 2014.

Dopo aver avuto difficoltà con la sveglia, tramite passaggio mi sono ritrovato per l’appuntamento a partecipare, con altre diciotto persone più l’autista, alla gita organizzata per andare a Venaria Reale in provincia di Torino.

Tempo splendido già dalle prime ore del mattino. Tra le persone di varia età ho trovato una buona relazione fra tutti. Il viaggio è durato poco più di un’ora e trenta. Arrivati abbiamo fatto una pausa caffè e una passeggiata nei dintorni per scoprire vie, piazze e un po’ di cultura. Bella la passeggiata nel Parco, con foto ricordo nella natura ed in particolare fra i fiori. Stupendo il panorama delle Alpi ed anche il laghetto dove vi erano alcuni cigni molto belli e molto fotografati.

In seguito, dopo il pranzo al sacco, abbiamo visitato il Castello dietro ad una guida per circa due ore e trenta. Ci ha spiegato tutta la storia dei Savoia, dagli inizi in poi, i vari passaggi di tutti i personaggi, uomini e donne, coinvolti in quel periodo e le varie dinastie. La guida, dopo averci detto che aveva trovato un gruppo molto attento e che era stata molto contenta del suo lavoro, ci ha ringraziati e salutati.

Stanchi ma molto felici di aver partecipato a questo viaggio siamo rientrati augurandoci che capiti ancora qualche altro ritrovo tra amici, per fare gruppo, o altre gite accompagnate da una nota culturale.

Perché, secondo me, sfruttare ogni occasione per comunicare ed essere amici tra generazioni diverse, senza fermarsi solo e sempre agli aspetti materiali, è molto importante.

 

Roberto Pacifico, MenteInPace, Cuneo

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La famiglia, all'origine della civiltà, oggi ne sta decretando la fine. È una crisi che investe l'intera società perché ciò che accade all'interno della famiglia ha rilevanza sul sociale e sul futuro dell'uomo. I genitori hanno rinunciato al ruolo di guida proteggendo all'infinito i figli: è il plusmaterno che nasce dal fallimento della cura e sospende il momento della responsabilità. La generazione che ha contestato sta crescendo figli e nipoti docili, pronti all'assoggettamento. Cosa è successo? I giovani che non dissentono permettono al fantasma mai sconfitto dell'antica tendenza dell'essere umano alla sottomissione di giocare la partita della vita al posto loro, rovesciandola in morte. Laura Pigozzi, psicoanalista, esplora in questo saggio come lo scacco della famiglia sia la radice di una tragedia sociale più vasta e ferocemente distruttiva. Attraverso il concetto di disobbedienza civile elaborato da Hannah Arendt, prende forma in queste pagine una inedita rilettura delle origini del totalitarismo che per la prima volta riesce a spiegare le conseguenze politiche della pulsione di morte freudiana e ci permette di riscoprire alcuni casi emblematici di rapporti genitoriali fallimentari, come quello di Hitler con sua madre. «L'adattamento di un giovane» ci ricorda l'autrice «ha sempre qualcosa di immorale» perché sia un soggetto che una comunità si fondano sulla divergenza. È nelle famiglie che i ragazzi dovrebbero allenarsi a trovare lo slancio verso l'esterno, diventando adulti. Fallire questa trasformazione significa condannarli a un'eterna infanzia, che apre le porte non solo ai dittatori bambini ma anche a quelli veri.

 

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