LA LUNA

È lei che per tutto l’anno

si presenta col suo volto

in quattro modi diversi senza fare danno.

Può presentarsi col primo quarto

che quasi pensi

vado su me la prendo me la incarto

come se fosse un dono regale, mica male.

Ne puoi anche vedere mezza

e ti piace senza alcuna incertezza.

Poi si cambia in tre quarti

che non è una frazione

ma guardandola ti provoca un’emozione.

E infine quella piena, bella, luminosa

nonché rotonda che paragonata ad un quadro d’autore

la affiancheresti alla Gioconda.

Ti può essere di estrema utilità

se guardi la terra e la sua fertilità.

Un buon aiuto anche morale personale

per sapere se qualcosa è andata bene oppure male.

La puoi vedere anche lieta e giocosa

in quel caso potrebbe capitarti una storia amorosa

soprattutto se sei singolo e all’acqua di rosa.

La luna in tutti i casi è bella da vedere

per il tuo gusto e il tuo piacere.

Non dimenticare mai il cuore perché

se fai una bella passeggiata al chiaro di luna

con una amica a cui hai regalato un fiore

bellissimo ricco di tenerezza e candore

stai tranquillo, prima o poi sboccerà l’amore.

 

Roberto Pacifico

 

 

(dal libro: Parole per ricominciare, Edizioni MenteInPace, B-Graf Centrostampa, Racconigi, aprile 2014)

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IL SUONO DELL'OMBRA

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Poetessa amatissima, personaggio trasgressivo e commovente che ha saputo parlare direttamente al cuore del popolo, Alda Merini ha rappresentato un caso del tutto particolare nella storia letteraria del Novecento italiano. In questa ricca antologia, che ne raccoglie tutti gli scritti importanti in poesia e in prosa, sono riproposte per intero le raccolte poetiche degli inizi: "La presenza di Orfeo" (1953), "Nozze romane" (1955), "Paura di Dio" (1955), "Tu sei Pietro" (1962), nelle quali si intrecciano temi mistici e slanci erotici, interrogativi estremi senza risposta. Il volume comprende poi notissimi e più recenti titoli come "Vuoto d'amore" (1991), "Ballate non pagate" (1995), "Superba è la notte" (2000) e "Il carnevale della croce" (2009). In questi versi l'autrice conferma la potenza della sua lirica, estranea a qualunque "linea" o "corrente", nella quale si mescolano passione e tenerezza, ironia e sarcasmo, gioco e disperazione, nel segno di un'urgenza assoluta di fare poesia. Le prose autobiografiche "L'altra verità" (1986) e "Lettere al dottor G." (2008), infine, testimoniano la straziante discesa negli inferi del manicomio.