MALATI ESCLUSI: LEBBRA E FOLLIA

IL SEMINARIO FORMATIVO

AIFO-ORDINE DEI MEDICI DI CUNEO

 

 

 

 

Riceviamo alla nostra casella di posta menteinpace@libero.it e volentieri pubblichiamo.

 

 

Proseguono le iniziative scientifico-culturali dell’Aifo (Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau) finalizzate a far conoscere le potenzialità, anche in Italia, della strategia della riabilitazione su base comunitaria. Dopo il seminario tenutosi presso l’Ordine dei medici di Cagliari (organizzato dal locale gruppo Aifo), una analoga iniziativa si è svolta con successo, il 21 giugno scorso, presso l’Ordine dei medici di Cuneo a cura del gruppo Aifo cittadino. Il tema sviluppato è quello che più sta a cuore all’Aifo: l’esistenza di milioni di persone colpite da malattie meno considerate (o neglette, secondo la terminologia dell’organizzazione Mondiale della sanità che ne elenca ben 17, tra le quali figura la lebbra), escluse dalle cure e spesso anche dalla società.  L’esperienza accumulata dall’Aifo nel campo della lebbra, in particolare della riabilitazione e del reinserimento sociale delle persone colpite dalle diverse disabilità che la malattia comporta se non diagnosticata e curata tempestivamente, e le nuove competenze che sta acquisendo nel campo della malattia mentale grave (in particolare in Cina), consentono all’Aifo di mettere in evidenza non solo il parallelismo storico tra lebbrosari e manicomi, tra l’esclusione dei lebbrosi e quella dei folli, ma anche le affinità tra i metodi della salute mentale di comunità e la strategia della riabilitazione su base comunitaria, applicata in numerosi progetti esteri della Associazione. Il gradimento di pubblico e la elevata attenzione degli operatori (dai medici agli infermieri, dagli operatori sociali  ai volontari) attestano la validità di una formula che coniuga scienza ed idealità, approfondimento medico e cornice progettuale. Pertanto, l’Aifo conferma il suo impegno a diffondere nel mondo sanitario le conoscenze relative ad un approccio (la Riabilitazione su base comunitaria) che, andando oltre gli aspetti puramente sanitari, consente di restituire la dignità e di rispondere ai molteplici bisogni delle persone colpite da malattie poco considerate, gravemente invalidanti e soggette a risposte sociali di esclusione. Per settembre è già in programma una ulteriore iniziativa presso l’Ordine dei medici di Sassari.

 

AIFO - Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau

Cuneo

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La famiglia, all'origine della civiltà, oggi ne sta decretando la fine. È una crisi che investe l'intera società perché ciò che accade all'interno della famiglia ha rilevanza sul sociale e sul futuro dell'uomo. I genitori hanno rinunciato al ruolo di guida proteggendo all'infinito i figli: è il plusmaterno che nasce dal fallimento della cura e sospende il momento della responsabilità. La generazione che ha contestato sta crescendo figli e nipoti docili, pronti all'assoggettamento. Cosa è successo? I giovani che non dissentono permettono al fantasma mai sconfitto dell'antica tendenza dell'essere umano alla sottomissione di giocare la partita della vita al posto loro, rovesciandola in morte. Laura Pigozzi, psicoanalista, esplora in questo saggio come lo scacco della famiglia sia la radice di una tragedia sociale più vasta e ferocemente distruttiva. Attraverso il concetto di disobbedienza civile elaborato da Hannah Arendt, prende forma in queste pagine una inedita rilettura delle origini del totalitarismo che per la prima volta riesce a spiegare le conseguenze politiche della pulsione di morte freudiana e ci permette di riscoprire alcuni casi emblematici di rapporti genitoriali fallimentari, come quello di Hitler con sua madre. «L'adattamento di un giovane» ci ricorda l'autrice «ha sempre qualcosa di immorale» perché sia un soggetto che una comunità si fondano sulla divergenza. È nelle famiglie che i ragazzi dovrebbero allenarsi a trovare lo slancio verso l'esterno, diventando adulti. Fallire questa trasformazione significa condannarli a un'eterna infanzia, che apre le porte non solo ai dittatori bambini ma anche a quelli veri.

 

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