NELL'ITALIA CHE CAMBIA, CAMBIARE LA SALUTE MENTALE

FIDUCIA & SPERANZA

A 36 ANNI DALLA RIVOLUZIONE DI BASAGLIA

UNA NUOVA LEGGE PER LA SALUTE MENTALE IN ITALIA

Depositata la proposta alla Camera: in continuità con la «180» per valorizzare l'esperienza degli utenti, rendere i Servizi accoglienti e con meno degenze in costose strutture residenziali.

Con risparmi per lo Stato

           

Valorizzare l'esperienza di utenti e familiari - assieme al sapere di medici e operatori - nella cura dei pazienti psichiatrici. Rendere i Servizi di salute mentali luoghi più caldi e accoglienti. Offrire a chi soffre di disagio psichico un sostegno pronto, adeguato e dignitoso. A partire dalla crisi. Sempre. In tutta Italia. Ridurre i ricoveri in quelle strutture residenziali che assomigliano spesso ai vecchi manicomi e ridurre gli elevati costi che ne conseguono. Puntare su fiducia e speranza perché la guarigione passa spesso da questi concetti. E nei Servizi di salute mentale italiani se ne sente la mancanza. Sono questi alcuni dei pilastri sui quali poggia la proposta di legge 2233, depositata alla fine di marzo alla Camera dei Deputati da un gruppo di parlamentari di Partito democratico e Scelta civica e presentata oggi in una conferenza stampa che si è tenuta a Montecitorio. L'obiettivo - come recita il titolo del documento - è «valorizzare, in continuità con la legge del 13 maggio 1978, la partecipazione attiva di utenti, familiari, operatori e cittadini nei servizi di salute mentale per promuovere equità di cure nel territorio nazionale».

Dalla legge Basaglia alla nuova proposta

            La legge del 13 maggio 1978 è la famosa 180, la legge Basaglia. Una conquista storica, rivoluzionaria, che ha portato alla chiusura dei manicomi nel nostro Paese. La fine di un'epoca di dolore ed emarginazione. Il problema, però, è che l'altro aspetto fondamentale della legge Basaglia, che prevedeva la cura dei pazienti sul territorio, è stato applicato a macchia di leopardo. Senza una strategia unitaria. Con evidenti differenze da città a città, da provincia a provincia, da regione a regione. E' proprio qui che vuole incidere la nuova proposta di legge, facendo in modo che tutti i Servizi di salute mentale forniscano cure dignitose, valorizzando in quest'ottica anche l'esperienza di utenti e familiari. Perché, per aiutare chi soffre di disagio psichico, è decisivo coinvolgere il suo mondo, la sua famiglia, i suoi affetti. I numeri parlano chiaro. In Italia, secondo stime recenti, le persone con malattia mentale grave sono 500.000. Se si tiene conto dei 2 milioni di familiari a loro legati, ci si avvicina a 3 milioni di cittadini che, ogni giorno, devono confrontarsi con questo dramma.

Dagli UFE ad abitazioni e lavori veri

            Si parte dagli UFE (Utenti e Familiari Esperti), figure nate all'interno del Servizio di salute mentale di Trento, ma diffuse attualmente in altre zone d'Italia. Gli UFE sono riconosciuti e retribuiti, hanno un ruolo specifico al fianco di medici e operatori. Grazie a un percorso di cura riuscito, con il loro «sapere esperienziale» possono stare vicino a chi soffre. In diversi modi. Accogliendo al front-office del Servizio, attraverso un sostegno durante la crisi, accompagnando la vita in appartamento o sul lavoro, mentre si cerca di riprendere confidenza con la quotidianità. La filosofia è quella del fareassieme. E oltre agli UFE, la legge depositata alla Camera dei deputati prevede altri punti-chiave: il massimo coinvolgimento possibile degli utenti e dei loro familiari nei percorsi di cura, rendere accoglienti e decorosi i luoghi che ospitano la sofferenza mentale, proporre a utenti e familiari “patti di cura” ricchi di condivisione e di parità con la figura di un garante a fare da mediatore imparziale, assistere le crisi con prontezza e umanità, stare vicini alle famiglie di chi sta male, fare in modo che i pazienti abbiano sempre un riferimento fisso e chiaro, sforzarsi affinché gli utenti possano riprendere confidenza con la quotidianità attraverso un lavoro vero, soluzioni abitative che puntino sull’autonomia e sulle risorse degli utenti, l’impegno di tutti a cercare nella comunità opportunità di vera socializzazione. I ricoveri obbligatori non devono essere la prassi, ma l’ultima spiaggia dopo aver provato tutte le strade possibili. Reparti psichiatrici che siano luoghi di vita e dove le persone non vengano legate. Lotta vera allo stigma e ai pregiudizi. E infine tagliare costosi e spesso dannosi posti letto in comunità blindate che assomigliano sempre più ai vecchi manicomi. 

La raccolta di firme popolare promossa da «Le parole ritrovate» e l'approdo in Parlamento

            Un progetto ambizioso che arriva a 36 anni dalla legge Basaglia e che nasce dall'esigenza diretta di tanti utenti, familiari e operatori. L'avventura di questa proposta di legge, infatti, è iniziata come proposta d'iniziativa popolare promossa dall'associazione «Le parole ritrovate», che racchiude medici, utenti, familiari, operatori, semplici cittadini. Una proposta di legge che non a caso si era data come nome «181» per marcare forte la sua continuità con la Legge 180. Sono state raccolte quasi 40.000 firme in tutta Italia a partire dal maggio del 2013, fino a quando un gruppo di deputati ha deciso di farsi carico dell'iniziativa, depositando direttamente in Parlamento la proposta. Il primo firmatario è il deputato del Partito democratico Ezio Casati, che spiega così il senso dell'iniziativa. «Ci teniamo a ribadire che il grande punto di svolta è la legge 180 del 1978, che ha sancito la rivoluzionaria chiusura dei manicomi in Italia. Siamo però convinti che, a 36 anni di distanza, la Basaglia abbia bisogno di gambe più salde per camminare. Ecco perché abbiamo ritenuto opportuno farci carico di questa proposta di legge partita dalla sottoscrizione popolare promossa dal movimento de «Le parole ritrovate», che lega nel fareassieme utenti, familiari, operatori e cittadini. E questo sentimento è presente nella legge, che unisce aspetti teorici alla pratica quotidiana di chi vive la malattia mentale e s'impegna per il suo superamento».

Cure dignitose per tutti, dappertutto

            C'è assoluto rispetto verso la Legge 180, ma secondo Casati è necessaria una svolta. «Ascoltando molti medici, operatori, utenti, familiari ci siamo resi conto che in alcune zone del Paese la «Basaglia» deve ancora essere definitivamente attuata. Questa proposta intende fornire gli strumenti per promuovere cure dignitose sul territorio, valorizzando esperienze positive già in atto in alcune realtà e mirando ad una diminuzione di costosi ricoveri in strutture di lungodegenza che non servono a curare ma a separare le persone dalle loro comunità. Proprio quello che la «180» non voleva. Con le risorse che vengono risparmiate in questo modo, si possono favorire nuovi metodi di cura territoriale. Sperimentando gli UFE. Rendendo accoglienti e armoniosi i luoghi di cura, perché anche gli ambienti possono aiutare a tranquillizzare chi soffre. Nelle nostre previsioni, non solo non ci sarà aumento di spesa, ma anzi potranno esserci dei risparmi per la sanità pubblica», conclude Casati.

I passi della proposta nei prossimi mesi

 

            Per quanto riguarda l'iter parlamentare, si attende la calendarizzazione della discussione nella dodicesima commissione della Camera (Affari sociali e sanità), alla quale seguirà un passaggio anche nella commissione economica e alla conferenza Stato-Regioni, trattandosi di sanità.

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IL PROGRAMMA 2017-2018

http://www.casadelquartieredonatello.it

I LUOGHI DEL POSSIBILE

Fare salute mentale oggi

 

a cura del Consorzio Cascina Clarabella

 

Introduzione
La salute mentale che sogniamo
Claudio Vavassori, Carlo Fenaroli

L’IDEA DI CURA

Mettere tra parentesi la malattia mentale
Nuove (e vecchie) ipotesi per la cura della sofferenza psichica
Intervista a Angelo Barbato a cura di Roberto Camarlinghi e Francesco d’Angella

Riconoscersi nel destino di fragilità dell’altro
Per curare servono introspezione e immedesimazione
Eugenio Borgna

Perché non bastano gocce e pastiglie
Se la salute mentale è data da casa, lavoro e rete sociale
Andrea Materzanini

La salute mentale tiene le porte aperte
Il sogno di Cascina Clarabella
Intervista a Claudio Vavassori a cura di Roberto Camarlinghi

PER UNA CITTA’ CHE CURA

Il sogno della città che cura
L’attualità della lezione basagliana
Intervista a Franco Rotelli a cura di Roberto Camarlinghi

Di chi sono gli adulti fragili di una città?
Un’esperienza di collaborazione tra servizi a Piacenza
Corrado Cappa, Claudia Marabini

I luoghi buoni della cura
Come mandare avanti la rivoluzione culturale avviata da Basaglia
Intervista a Peppe Dell’Acqua a cura di Anna Poma

Fare inserimenti lavorativi nel tempo della crisi
Una sfida epocale per la cooperazione sociale
A cura di Carlo Fenaroli e Claudio Vavassori

Lavorare con il sogno di una felicità urbana
Senza un’utopia rimane il poco che viviamo quotidianamente
Intervista a Benedetto Saraceno a cura di Roberto Camarlinghi e Francesco d’Angella

PER UNA PSICHIATRIA DI COMUNITA’

In salute mentale il sociale è importante
Perché prendersi cura della vita quotidiana
Andrea Materzanini

Rompere l’inerzia psicotica
A cosa serve il budget di salute
Domenico Castronuovo

Il budget di salute in dieci punti
Verso una psichiatria di comunità
Roberto Legori, Greta Manca

Storie in cammino verso l’autonomia
Tre racconti di operatori
Valentina Gaspari, Mauro Peri,Greta Manca

LETTERE AI GIOVANI OPERATORI

A un giovane operatore della salute mentale
Lettera aperta per riconoscerci in una storia che parla al futuro
Peppe Dell’Acqua

Navigare nei mari della salute mentale
Raccomandazioni ai giovani marinai di un intrepido equipaggio
Intervista a Benedetto Saraceno a cura di Roberto Camarlinghi

 

Essere operatore della salute mentale
Idee per un manifesto
A cura degli operatori della Cascina Clarabella

 

   Micheline Cacciatore

  

Quando l'ansia infantile prende il sopravvento

 
Casa editrice: CreateSpace Independent Publishing Platform
pag.118 - € 11,22
 

https://www.amazon.it/Quando-lansia-infantile-prende-sopravvento/dp/1983896691

   

 

Uno psichiatra e una psicologa si confrontano a partire da un libro che racconta l'esperienza di lotta di una madre accanto a una figlia contro l'emetofobia, un'ansia infantile che genera una paura irrazionale.
 
Il libro narra una storia realmente accaduta, raccontata in prima persona da una madre che si trova a dover gestire l'insorgenza dell'emetofobia (paura irrazionale del vomito) nella vita di sua figlia e della sua famiglia. Mentre le condizioni di sua figlia peggiorano di giorno in giorno: diventa sempre più magra, si rifiuta di uscire di casa, utilizza una serie di rituali ossessivi, questa madre si rende conto che le normali sedute settimanali di psicoterapia non sono sufficienti ed è necessario trovare una cura specifica. Nonostante l'emetofobia sia una delle cinque fobie più diffuse, è ancora poco conosciuta e trovare una cura adeguata può essere difficoltoso. Dopo varie ricerche, la madre approda finalmente alla Clinica Universitaria di Miami che propone una terapia mirata: la desensibilizzazione graduale intensiva, che prevede un'esposizione progressiva allo stimolo che provoca la fobia, in questo caso il vomito. Nel corso del libro viene raccontato il percorso terapeutico che porta gradualmente la giovane paziente, ma anche i suoi familiari, a gestire e superare la fobia. In seguito a questa esperienza, Micheline Cacciatore, l'autrice ha aperto un blog “Emetofobia destrutturata” nel tentativo di raggiungere ed essere d'aiuto ad altri genitori che si trovano ad affrontare la stessa problematica.
Quando l'ansia infantile prende il sopravvento è il primo libro di Micheline Cacciatore. Il successo del suo blog, “Emetofobia Destrutturata”, l'ha convinta a scrivere per raggiungere ancora più persone. È cresciuta in Massachusetts e ha frequentato la Walnut Hill School of Arts, dove ha studiato danza classica. Dopo un brutto infortunio, che le ha impedito di proseguire la carriera di ballerina professionista, ha frequentato la scuola di fotografia, dove ha ottenuto il diploma di fotografa e ha conosciuto il suo futuro marito. Dopo aver lavorato alcuni anni come fotografa, è tornata alla sua vera passione, la danza, dedicandosi all’insegnamento. Nel 2010, Micheline ha venduto la scuola di danza in Massachusetts, per trascorrere più tempo con la sua famiglia. Insegna ancora danza e vive a Miami, con il marito e i due figli.