DALLA 181 ALLA 2233 PER CONTINUARE IL CAMMINO

L’appuntamento annuale de Le Parole Ritrovate di quest’anno, che si terrà come di consueto a Trento dal 9 all’11 Ottobre prossimi ed a cui MenteInPace parteciperà con un pullman e circa trenta persone della Provincia Granda, vedrà senz’altro l’attenzione soffermarsi non solo sulle testimonianze e sulle relazioni inerenti percorsi di malattia mentale, di cura e di guarigione ma anche certamente sulla proposta di legge che ora porta il numero 2233.

L’anno scorso all’incontro delle Parole Ritrovate si era nel bel mezzo della raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare che portava il numero simbolico 181, per rimarcare che voleva continuare il cammino della legge 180 o riforma psichiatrica che, nel lontano 1978, chiuse i manicomi.

Come si sa, pur avendo raggiunto un numero significativo di firme (circa 40.000), non fu raggiunto il numero minimo richiesto di 50.000. Grazie però all’interessamento di alcuni parlamentari è stata avanzata una proposta di legge che ha come primo firmatario Ezio Primo Casati (del PD) oltre a Pierpaolo Vargiu Presidente della XII Commissione Affari Sociali (Scelta Civica per l’Italia) in cui è in discussione.

Io penso che ciò rappresenti un passo in avanti, perché di solito le proposte d’iniziativa popolare non hanno mai avuto vita facile (difatti è stata proposta una modifica che, se da un lato triplica il numero di firme necessarie, dall’altro obbliga le Camere dei Deputati e del Senato ad analizzarle in tempi stabiliti).

Ma il cammino della 2233 non può e non deve dipendere, d’ora in avanti, solo dai lavori parlamentari, visti i gravi problemi che sono in agenda degli organi deliberativi. Dovremo continuare a parlare di questa legge che punta al coinvolgimento paritario di utenti, operatori, familiari e cittadini nella gestione della salute mentale uniformando il livello qualitativo delle cure in continuità con la legge 180. Legge che, come afferma Franca Ongaro Basaglia “è stata attuata solo nei luoghi in cui c’è stata la volontà politica e tecnica di creare i servizi”1. Infatti si rese necessario, a soli nove anni dalla promulgazione della legge 180 e cioè nel 1987, presentare un primo disegno di legge di attuazione della riforma Basaglia da parte del gruppo parlamentare della Sinistra Indipendente (di cui la moglie di Basaglia faceva parte).

Al momento in cui scrivo si ha notizia di prossimi incontri di presentazione a Salò (BS), Siena, Prato, Milano e Roma. Anche a Cuneo organizzeremo un incontro che si terrà probabilmente a novembre (in data ancora da definire).

Penso che potrebbe essere utile riprendere una raccolta di firme di appoggio al testo legislativo in questione, da attuare come pressione e sensibilizzazione nei confronti dei parlamentari. Una raccolta di firme che non avrebbe più i vincoli burocratici (soprattutto per quanto riguarda la convalida ex-post) della precedente e che potrebbe essere organizzata nelle realtà disponibili e più organizzate ma anche, in forma più agile ed al passo con i tempi, per via telematica, sui siti web delle Parole Ritrovate e di tutte le Associazioni che appoggiano l’iniziativa, come anche e sicuramente con una cassa di risonanza maggiore, sui siti della UISP (che ha appoggiato la legge a livello nazionale) o dell’Associazione Italiana Cultura e Sport (visto che il Presidente Bruno Molea è firmatario).

Comunque sia è bene che si continui a parlare di questa legge, che rappresenterebbe sicuramente un passo in avanti per migliorare il livello qualitativo delle cure in linea con una cultura non emarginante/segregante ma invece più coinvolgente e riabilitante, sia sotto il punto di vista clinico che sociale.

 

Gianfranco Conforti

MenteInPace Cuneo

 

1 – Basaglia Franco (a cura di), Che cos’è la psichiatria?, Baldini & Castoldi, Milano, 1997, pag. 7;

 

 

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Mario Maffi

1957. UN ALPINO ALLA SCOPERTA DELLE FOIBE

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Cinquant’anni dopo, i ricordi della ”missione segreta” emergono dalla memoria di Mario Maffi e si trasformano in racconto scritto, inseriti in una rapida rivisitazione autobiografica a tutto campo. “Scendere” in una foiba è come scendere nella storia, cogliendola in uno dei suoi momenti più spietati: i crani mescolati alla ruggine di una bicicletta, le ossa sparse tra cocci di vetro e pagliericci, sono una visione infernale. Per metà tomba e per metà discarica, la foiba rappresenta il rovesciamento dei valori, l’umiliazione dei corpi morti che si aggiunge alla ferocia sui vivi. È una pagina in più che ci restituisce i contorni di una tragedia lontana, attorno alla quale c’è ancora tanto da studiare e da scoprire: una pagina che porta anche noi lettori al fondo della “foiba”, con la suggestione inquietante di un buio carico di significati e di simboli. (dalla Prefazione di Gianni Oliva).

 

Mario Maffi racconta interessanti aneddoti di storia cuneese nel periodo della seconda guerra mondiale sino al dopoguerra, a cui aggiunge la missione segreta nelle foibe, assegnatagli come alpino esperto in speleologia. 

 

Note biografiche sull'autore

 

Mario Maffi,
(Cuneo 1933-2017) ufficiale esperto di mine ed esplosivi, speleologo e fotografo, viene convocato nel 1957 dal ministero della Difesa per una missione segreta che lo porta a diventare inconsapevole testimone di una delle più atroci pagine del secondo dopoguerra: le foibe. Tale esperienza rimase per 50 anni solo nella sua memoria perché coperta dal segreto militare.
È autore di studi storico militari fra cui L’onore di Bassignano - il maggiore piemontese che non volle fucilare gli alpini del Val d’Adige (Gaspari 2010).