NON E' STATO UN ERRORE!

Ed eccoci ancora una volta insieme, per commentare questo quadro un po' particolare. Un amico mi ha chiesto: "ma questo quadro nasce da un errore?" ed ecco qua': abbiamo trovato il titolo adatto.

Ultimamente purtroppo ho molto tempo , perché sono senza lavoro e, a dirla tutta, per problemi di sonno.

Ho fatto un quadro "collage" molto impegnativo, il quale mi teneva tutte le ore dedicate a questa attività ma non mi dava la possibilità di sfogare la mia rabbia.

Una sera mi sono presa del tempo in più e ho fatto quello che era tutto il giorno che la mia testa e il cuore mi suggerivano: ho preso un semplice barattolo color rosso porpora e l'ho

vuotato su un pezzo di compensato nero e, quando è stato asciutto, l'ho graffiato qua e là.

Per quelli che mi conoscono bene ha due significati e per voi che state leggendo ne rivelerò uno.

Ci sono cose così intime, che certe volte è impossibile scriverle su carta.

Il colore rosso, come ho già detto altre volte, significa dolore ma quella sera non ha avuto solo un significato: dolore-esasperazione-consapevolezza di "stare male".

I graffi: "il mio famoso grido in silenzio".

Svuotare quel barattolo, era come svuotare me stessa, vedere correre e gocciolare il colore mi sembrava che i miei sentimenti più profondi si spalmassero su quel quadro, sembrava un fiume di lacrime chiuse dentro di me che avesse deciso di uscire all'improvviso tutte dal mio cuore, tutte insieme.

Già, ci sono "MALATTIE DEL CUORE", non solo un amore non corrisposto, ma un profondo malessere che ti accompagna, ti tiene per mano (anche questa è una malattia del cuore), ma ha qualche cosa di diverso: si alza al mattino con te e ti ricorda subito, che ci sono lacrime che aspettano di lasciare i tuoi occhi, aspettano solo che qualcuno le ascolti, ma non a tutti tu permetti di entrare nel tuo cuore, solo e specialmente le 

persone che ti vogliono bene.

Lo sapevate che le lacrime si ascoltano? Io l'ho imparato da poco, ma ho visto persone guardarmi piangere in silenzio e ascoltare il mio più profondo malessere.

Direte voi, ma come è possibile tutto questo? Questa donna non ha voglia di guarire, invece non è così, vi cito un testo che ho fatto mio:

"IO SONO INSOPPORTABILE SONO UN DISASTRO.

SONO TALMENTE DIFFICILE DA NON CAPIRMI,

TALMENTE FORTE CHE NEMMENO SAPREI DISTRUGGERMI.

CREDI SIA FAILE ENTRARE NEL MIO CUORE?

LE DISTRUZIONI SONO STATE IL MIO RINNALZAMENTO.

MI DISTRUGGO E MI RIALZO!"

Questa sono io, una qualsiasi che non vuole vedersi negli specchi, grassa o magra (quel terribile "gioco"che alcuni medici si limitano a chiamare yo-yo), quando il cibo diventa come l'alcool per un alcolista, non puoi farne a meno, mangi fino a stare male, e poi ti dici:

non lo faccio più (come fanno i bimbi con le mamme).......mah!!!!! lo rifai...lo rifai e

continui....

Questa è "bulimia" e non viaggia mai sola, la depressione è una degna compagna.

Io nel mio  percorso ho incontrato tantissime persone "normali" (se esiste una normalità) e altre persone come me che tutti i giorni si alzano e devono iniziare una lotta con se stessi, indossare quella famosa maschera che ho già menzionato altre volte.

Un bel sorriso stampato in faccia e il buio nel cuore e cominciano la loro giornata, se è possibile evitano di uscire, evitano di farsi toccare in qualsiasi modo dalle persone care, perché si sente talmente diversa che non vuole contatti fisici, si sente in colpa, si fa schifo.

Solo l'altro giorno ho chiesto a una persona molto competente: "ma io tornerò mai normale"???

Ricomincerò a vivere e vuotare un barattolo GIALLO SOLE, a dire “ho vinto io!!!!” e vedere tanti raggi espandersi su quella tavola nera, al posto delle lacrime.

 

Sebj

 

MenteInPace, Cuneo

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Mario Maffi

1957. UN ALPINO ALLA SCOPERTA DELLE FOIBE

Gaspari Editore

 

Cinquant’anni dopo, i ricordi della ”missione segreta” emergono dalla memoria di Mario Maffi e si trasformano in racconto scritto, inseriti in una rapida rivisitazione autobiografica a tutto campo. “Scendere” in una foiba è come scendere nella storia, cogliendola in uno dei suoi momenti più spietati: i crani mescolati alla ruggine di una bicicletta, le ossa sparse tra cocci di vetro e pagliericci, sono una visione infernale. Per metà tomba e per metà discarica, la foiba rappresenta il rovesciamento dei valori, l’umiliazione dei corpi morti che si aggiunge alla ferocia sui vivi. È una pagina in più che ci restituisce i contorni di una tragedia lontana, attorno alla quale c’è ancora tanto da studiare e da scoprire: una pagina che porta anche noi lettori al fondo della “foiba”, con la suggestione inquietante di un buio carico di significati e di simboli. (dalla Prefazione di Gianni Oliva).

 

Mario Maffi racconta interessanti aneddoti di storia cuneese nel periodo della seconda guerra mondiale sino al dopoguerra, a cui aggiunge la missione segreta nelle foibe, assegnatagli come alpino esperto in speleologia. 

 

Note biografiche sull'autore

 

Mario Maffi,
(Cuneo 1933-2017) ufficiale esperto di mine ed esplosivi, speleologo e fotografo, viene convocato nel 1957 dal ministero della Difesa per una missione segreta che lo porta a diventare inconsapevole testimone di una delle più atroci pagine del secondo dopoguerra: le foibe. Tale esperienza rimase per 50 anni solo nella sua memoria perché coperta dal segreto militare.
È autore di studi storico militari fra cui L’onore di Bassignano - il maggiore piemontese che non volle fucilare gli alpini del Val d’Adige (Gaspari 2010).