UN PADRE ALCOLISTA

Mio padre era un alcolista. Aveva imparato l’arte di avvelenarsi da sua madre, mia nonna paterna.

Che cosa li aveva spinti sulla strada dell’etilismo?

Freud ha dato una risposta a questa domanda parlando di bisogno di suggere (lo stesso vale per la sigaretta). Il vino, o il tabacco, e possiamo oggi aggiungere la droga, non sono altro per Freud che l’espressione di un bisogno orale che sopraffà l’individuo. È una ricerca simbolica del seno materno. L’alcolista è un bambino cresciuto soltanto nella statura fisica, ma che ha conservato nella psiche la dipendenza del lattante nei confronti della madre. La dipendenza dall’alcol nasconde quella infantile dalla mamma.

Questa interpretazione freudiana ha senza dubbio una sua verità, ma è una verità parziale. La ricerca moderna ha messo in luce ben altri fattori, che d’altra parte erano stati intuiti da Svevo. Ricordate la Coscienza di Zeno?

Zeno è un personaggio attualissimo, un fumatore accanito. Comprende che questa abitudine gli nuoce, e desidera smettere. Ho usato questa parola – desidera –intenzionalmente. Desiderare è un puro fatto mentale, che non implica nessuna azione. Al contrario volere richiede che io mi rimbocchi le maniche e mi dia da fare. Volere richiede degli sforzi, dell’energia: una lotta contro le proprie tendenze inadeguate. Con questo Svevo (nel pieno della prima guerra mondiale) aveva colto il nocciolo della questione: l’uomo è un essere velleitario, che non riesce a risolvere i suoi problemi. Nel romanzo Zeno fissa delle date fatidiche – il 1° gennaio del 1901 – in cui si ripropone di smettere per sempre con il fumo. Ma la volontà gli fa difetto e continua con la sua abitudine, salvo a fissare un’altra data fatidica, supponiamo il 2 febbraio 1902, che verrà regolarmente tradita. Dopo lunghi anni di questo gioco ad autoingannarsi, decide di entrare in analisi per comprendere le cause del suo comportamento. La nuova coscienza di sé gli fornisce la volontà che gli mancava, e Zeno la applica al commercio. Siamo in periodo di guerra, e Zeno la usa nel commercio delle armi. Diventa ricco e comprende che tutta la storia dell’uomo è una fabbrica di debolezza. Alle proprie mancanze supplisce con delle protesi, per esempio gli occhiali per aumentare la vista. Questo processo porterà a prevedere che un ordigno infernale sia posto al centro della Terra, con il rischio che il pianeta salti in aria. La coscienza di Zeno mette in discussione l’autodistruttività della nostra specie.  Gli ordigni infernali sono già presenti, sotto forma di bombe atomiche, anche sul territorio italiano.

Che cosa voglio sostenere? Che la dipendenza dall’alcol non è soltanto l’espressione di un bisogno infantile, ma che la società nel suo complesso collabora attivamente alla creazione di tale dipendenza. Il grande psichiatra Ronald Laing, autore dell’Io diviso, è cosciente dell’origine sociale del disagio psichico. Una società basata sul consumo delle merci ha bisogno non di uomini autonomi e dotati di volontà, ma di consumatori passivi, abituati a trovare nei supermercati gli oggetti dei loro sogni già preparati. In queste condizioni la volontà diventa superflua e l’individuo privo di volontà assomiglia a una larva che non riesce a svilupparsi.

 

 

Luciano Jolly, MenteInPace. 

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L'insostenibile bisogno di ammirazione

 

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In pochi anni e con un'accelerazione imprevedibile è successa una catastrofe: sono spariti il Patriarcato e il suo rappresentante più noto, il Padre. Il loro posto è stato occupato dal Sé, è lui che comanda e sancisce il giusto dall'ingiusto. L'individuo, insensibile alle regole e alle leggi e in assenza di grandi narrazioni condivise, pretende di realizzarsi e di ottenere con facilità ricchezza, benessere e potere sociale. Se nelle società del passato l'urgenza era quella di adeguarsi alle regole e alla legge del Padre, oggi il desiderio più profondo dei ragazzi - ma sempre di più anche degli adulti - è quello di suscitare ammirazione. E se non c'è l'ammirazione, c'è la vergogna: risulta intollerabile l'idea di essere considerati brutti, insignificanti, privi di fascino. Alla caduta dell'etica condivisa ha corrisposto l'enfasi sull'estetica, sul potere della seduzione, sull'esibizione spudorata di doti spesso inesistenti. Ecco perché oggi la paura di essere inadeguati, di non essere all'altezza delle aspettative, di non essere desiderabili, è divenuta la causa più diffusa di sofferenza mentale.

 

L'Autore

 

Gustavo Pietropolli Charmet è uno dei più importanti psichiatri e psicoterapeuti italiani. È stato primario in diversi ospedali psichiatrici e docente di Psicologia Dinamica all’Università Statale di Milano e all’Università di Milano Bicocca. Nel 1985, con l’appoggio di Franco Fornari e con altri soci, ha fondato l’Istituto Minotauro di cui è stato presidente fino al 2011 e di cui è tuttora socio. Attualmente, presso il Minotauro, è docente della Scuola di Psicoterapia dell’Adolescenza ARPAD ed è il Direttore Scientifico del Consultorio per Adolescenti. A Milano è Presidente del C.A.F. Onlus - Centro Aiuto alla Famiglia in Crisi e al Bambino Maltrattato - e Direttore clinico del Progetto TEEN Comunità Residenziale e Centro Diurno. È Direttore Scientifico della collana “Parenting” della BUR – Rizzoli e della collana “Adolescenza, educazione, affetti” dell’Editore Franco Angeli; ha diretto la collana “Biblioteca dei genitori” del Corriere della Sera. È autore di numerosi saggi sull’adolescenza e dal 2014 è Direttore Scientifico del Festival della Mente di Sarzana.