DUE PUNTI DI VISTA SULLA DEPRESSIONE

La cifra ufficiosa delle persone che in Italia sono depresse in modo permanente è di circa un milione e mezzo. Ma valutando che per ogni depresso, vi sono almeno due o tre familiari che patiscono le conseguenze di questo disturbo, si può calcolare che le persone coinvolte si elevano a 4-5 milioni. Inoltre 6 milioni di italiani hanno subito un attacco depressivo almeno una volta nel corso della loro esistenza. Altre stime più pessimistiche parlano di un 15% della popolazione che sarebbe colpito dalla malattia, ciò che fa salire il totale a circa 9 milioni: un intero popolo di clienti per le farmacie.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che tra soli sei anni, nel 2020, la depressione sarà la seconda causa di malattia dopo quelle cardiovascolari. Visto che nelle società primitive (non-tecnologiche) la depressione era praticamente sconosciuta oppure molto rara, è lecito chiederci se esista qualcosa nell’atmosfera della nostra società (che è una società di mercato), capace di favorire questo tipo particolare di epidemia.

La risposta della medicina ufficiale ha due aspetti principali: è allo stesso tempo chimica e individuale. Non si interessa di cause sociali come la disoccupazione, la crisi dell’economia, il caro-affitti ecc. che provocano angoscia e disperazione in vasti settori della popolazione. Vede soltanto il singolo malato e lo consegna alle multinazionali del farmaco, ben contente che il fenomeno si estenda per i lauti guadagni che sono loro consentiti. Se lo sguardo della medicina giunge a scorgere l’aspetto sociale, è solo per calcolare i danni subiti dalla produzione, che assommano a 4 MLD di euro l’anno, a causa delle assenze dal lavoro cui sono obbligati i depressi.

La risposta della medicina ufficiale è anche chimica. Considera cioè come responsabile della depressione il calo di certi neurotrasmettitori come la noradrenalina, la serotonina, e la dopamina. Sono tutte sostanze prodotte dal cervello, che regolano l’umore della persona. Il loro calo è capace di provocare tristezza, senso di vuoto, abulia, svogliatezza, tutti quei sintomi cioè che sono propri della depressione e che sono gli stessi sintomi creati dalla crisi sociale.

La cura consiste nel somministrare delle sostanze sintetiche (chiamate anti-MAO o tricicliche), capaci di elevare il livello dei neurotrasmettitori suddetti, e di conseguenza favorire il ritorno del buonumore. Da notare che le “avvertenze” contenute  nelle confezioni parlano del rischio che tali medicinali inducano in certi pazienti il rischio di suicidarsi, il che – se acquistasse un carattere di massa -  risolverebbe in modo radicale il problema della depressione.

Il manuale di Psichiatria dell’Arieti ci informa che in passato la depressione veniva trattata in certi casi con l’elettroshock. Attualmente consiglia il sonno (raggiunto attraverso i sedativi) ed il cinema o la tv come mezzo di distrazione. 

La medicina olistica vede la depressione in maniera notevolmente diversa. Graf  Dürckheim, un filosofo cristiano che esercitava nella Foresta Nera il mestiere di terapeuta, avvertiva già negli ’80 che stava sorgendo un nuovo tipo di depresso. Si trattava spesso di uomini sani, realizzati socialmente, agiati e con un tenore di vita invidiabile, maritati con belle donne e padri di bambini intelligenti e vispi. Che motivi potevano avere per sentirsi depressi? La risposta di Graf  Dürckheim era di natura spirituale: queste persone non attribuivano più un senso preciso alla loro esistenza. Nonostante che ogni tipo di fortuna fosse piovuto loro addosso, non sapevano perché vivevano, la loro vita non aveva un significato che andasse oltre gli interessi materiali. Di qui un senso di vuoto, di inutilità che si trasformava in depressione.

Il depresso, avendo perduto l’interesse alla vita e la speranza di riconquistarne uno, ricorre ad un compromesso: non si suicida e non vive neppure pienamente: si accontenta di sopravvivere. Per realizzare questo programma (inconscio) riduce la respirazione e perde la capacità di percepire il proprio corpo. Non respirando in modo naturale l’energia lo abbandona. Se non percepisce il corpo, non sa più chi è. Questi due fattori ne fanno un sopravvissuto senza finalità, senza fiducia e consistenza, senza futuro.

Da notare che il Do-In, un automassaggio di origine cinese (dal Do-In è nata  l’agopuntura) quando viene praticato quotidianamente in modo completo (dura circa un’ora), è in grado di cambiare l’umore. Infatti l’automassaggio fa scorrere gli umori nel corpo, che sono il sangue, la linfa ed i liquidi cellulari. Per questo è in grado di cambiare in meglio l’umore. Non costa niente. Ma la psichiatria ufficiale lo ignora, con grande danno del bilancio dell’azienda sanitaria e di quello statale.

Non si nega che il farmaco possa essere utile in momenti cruciali per la storia della persona, e per brevi periodi. Anzi, con l’aiuto del farmaco, il paziente può trovare l’energia necessaria a intraprendere un lavoro di consapevolezza circa la sua Ombra, che lo porti a conoscere le cause reali della depressione.  Il compito del personale sanitario è di spingere il paziente ad assumere un ruolo attivo, fino a farne il medico di se stesso, responsabile della propria salute. In queste condizioni medicina ufficiale e medicina olistica avranno cooperato per la sconfitta definitiva della depressione. Ciò che si vuole evitare è soprattutto la dipendenza a vita dal farmaco, con questo milione e mezzo di persone che non escono mai dalle pastoie della malattia.

 

Luciano Jolly, MenteInPace Cuneo

Scrivi commento

Commenti: 0

 

Questo sito è iniziato

il 02-06-2014

TOTALE VISITATORI

41673

TOTALE VISITE

60768

MEDIA GIORNALIERA VISITATORI NEGLI ULTIMI 30 GIORNI

37

MEDIA GIORNALIERA VISITE NEGLI ULTIMI 30 GIORNI

57

Dati aggiornati

al 19-11-2019

DATI COMPLETI SITO MENTEINPACE
anni 2014-2018
DATI COMPLETI SITO MENTEINPACE.pdf
Documento Adobe Acrobat 618.6 KB

----------------------------------------------

ATTIVITA' MENTEINPACE 2018
MIP - ATTIVITA' 2018.pdf
Documento Adobe Acrobat 129.6 KB
PROGETTO "STARE BENE INSIEME"
Relazione descrittiva presentata alla Fondazione CRC
PROGETTO STARE BENE INSIEME- RELAZIONE D
Documento Adobe Acrobat 405.0 KB

 

GUARDA LE NOVITA' della

CASA DEL QUARTIERE DONATELLO

http://www.casadelquartieredonatello.it

Stefano Vicari

Andrea Pamparana

 

IL FILO TESO

Edizioni Giunti EDU

 

“Il primo segreto è non aver paura. I ragazzi la sentono e non si fidano di chi ha paura di loro. E poi sono stato fortunato. Gilberto, non volendo, mi ha fatto capire in che guaio si è cacciato”. “Il male oscuro degli adolescenti di oggi non è quel ragazzo nudo sul tetto della scuola che si voleva suicidare. Quella, lo sappiamo – vero, Francesco? – è una malattia. Il male oscuro di questa generazione è l’ignoranza. La cultura è la medicina. La cultura come curiosità del sapere”.  Storie di giovani vite sul filo, che tentano equilibrismi incerti tra salute e disturbo mentale, con il rischio costante che quel filo teso si spezzi e si cada nel vuoto. Un filo che è anche un legame, un materiale fragile che ciò nonostante unisce, ricollega, mette insieme... È il filo rosso che lega i tre protagonisti del libro: Francesco Nitti, primario di neuropsichiatria infantile, appassionato e competente, e Antonio Martini, un giornalista curioso che vuole fare un documentario sull’autismo. E poi ci sono loro, i ragazzi e le ragazze che vivono il disagio psichico: Pamela, consumata dall’anoressia; Mario, così grande e grosso, pieno di angoscia che manifesta in esplosioni di aggressività incontrollabili; Valentina, che chiede disperatamente di essere ascoltata tentando il suicidio; Giulia, tossica, vittima di violenze e sfruttamento sessuale; Arianna, che scappa con il fidanzato senza comprenderne i rischi a causa della sua disabilità intellettiva; Marinella, persa nel suo mondo disegnato dall’autismo; Gilberto, fragile e manipolabile, che si lascia catturare dal blue whale. Infine Carmelo, nato Carmelina, che si batte per essere ciò che si sente di essere…  Un romanzo intenso che, attraverso il vissuto dei protagonisti, porta alla luce l’intreccio di storie dalle mille sfaccettature, ci offre uno spaccato inedito della realtà dei disturbi psichiatrici tra gli adolescenti – considerati ancora un tabù – e si prefigge di rimodulare la definizione di disagio mentale per dargli l’aspetto che ha per natura: un disturbo come altri, da riconoscere e curare.

 

visualizza la scheda del libro cliccando

https://www.giunti.it/catalogo/il-filo-teso-9788809881099

 

 

Turismo
in Langa

Castle Angels 

Fuga dalla verità


Pronti per essere gli “angeli” del castello? Riuscirete a sventare l’attacco del nemico pronto a diffondere fake news per screditare l’organizzazione e uscire sani e salvi?

CASTELLO DI VERRONE

Falseum – Museo del Falso e dell’Inganno
Via della valletta 1 - 13871 VERRONE (Biella)

L’avventura prende piede quando il nostro “Charlie” scopre che un avversario misterioso ha creato una “Fake News” per screditare l’operato dei Castle Angels. Se i mezzi di informazione venissero a conoscenza di questo falso sarebbe la fine per l’intera organizzazione!
I partecipanti sapranno impedire la diffusione della notizia e salvare gli stessi Castle Angels prima che sia troppo tardi?

 

“Castle Angels” è un format di visita a squadre, liberamente ispirato alle modalità tipiche delle “escape room”, per conoscere il Museo del Falso e dell’inganno di Verrone (BI), attraverso la ricerca di indizi e la risoluzione di quesiti, con un format che trae liberamente spunto dal noto telefilm “Charlie’s angels” e dai suoi protagonisti, per diventare poi un’originale ed inedita avventura.

 

Per più informazioni clicca su

http://www.turismoinlanga.it/it/castle-angels-fuga-dalla-verita/

Biscotti Gorgonzola e barbabietola

A Fano ho visitato un posticino fantastico, La golosa officina, una bottega artigianale dove si producono quotidianamente biscotti di ogni tipo e forma, dolci e salati,  ma solo con materie prime selezionatissime, dalla farina macinata a pietra alle amarene di Cantiano, passando per lo zafferano del Montefeltro, arrivando alla nocciola Piemonte IGP, la famosa tonda gentile. Un’esperienza gustativa unica che ha avuto una ripercussione nel mio modo di vedere la biscotteria fino ad ora: ecco che, tornata a casa, ho cominciato anch’io a sperimentare, soprattutto sul salato, per creare sempre nuovi biscotti adatti non solo agli aperitivi, ma da presentare a tutto pasto in accompagnamento a carne cruda, zuppe, secondi piatti, sorbetti. Il sapore e la friabilità di questi biscottini ti conquisterà al primo morso, ne sono certa! Questi biscotti gorgonzola e barbabietola credo abbiano subito una influenza da La golosa officina, e la mia ispirazione è andata ben oltre.

Per la ricetta e la preparazione  CLICCA SU:

https://unabloggerincucina.it/biscotti-gorgonzola-barbabietola/