I LIMITI

 

Ognuno di noi è o è stato condizionato dai propri limiti. Il riconoscerli, superarli o accettarli è lo scopo di una consapevole esistenza, volta a ritrovare se stessi.

Possono essere le paure di tutti i giorni o angosce, amarezze, delusioni, traumi, che si presentano lungo il nostro cammino e ci trasciniamo dentro, create quando eravamo fanciulli, adolescenti o magari, in un'altra vita…

Superare i propri limiti non è fare qualcosa di grandioso, di stupefacente, che nutra il nostro ego o stupisca il prossimo. E’ qualcosa di intimo. 

È la volontà di mettersi in gioco, di provare, riprovare e dire: “posso farlo”, “sono in grado”, “voglio tentare, con tutte le mie forze ed il mio impegno” e poi, “vada come vada!”.

Siamo talmente coinvolti nella “visione” pessimista e ristretta del Mondo che ci circonda, che non riusciamo a vedere oltre e a riconoscere le nostre innumerevoli capacità innate.

Se guardassimo il Mondo con gli occhi del nostro bambino interiore, non ci sarebbero limiti ma occasioni, è la nostra mente adulta, condizionata dalla Società, che ci pone vincoli, barriere ed ostacoli.

C’è chi nasconde, sopprime o rinnega le proprie paure ed i propri limiti, per apparire forte, sicuro di sé, senza rendersi conto che si paleseranno inconsciamente negli atteggiamenti o nelle azioni che essi compiranno.                                                             

I limiti sono opportunità, opportunità di crescita personale e collettiva. Una volta che li superi o li accetti, ti trasformi e con te, il Mondo intorno.  

Ognuno ha i propri Demoni, il difficile è riconoscerli per quel che sono, cioè una parte di te, ma se riesci in questo, sei sulla giusta via.

Il nostro più grande limite, è credere di avere limiti.

 

Alberto Spanu

 

Gruppo di Scrittura Creativa Uriel, Cuneo

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Commenti: 1
  • #1

    meo cometti (martedì, 04 novembre 2014 18:35)

    Profonde ed azzeccate riflessioni. Credo che ognuno di noi debba trarne insegnamento. A presto

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 Claudio Rabbia

LA MIA VITA CON IL PARKINSON SULLE NOTE DEL TANGO

 

ArabaFenice Edizioni

2018, € 16,00, pag.176

 

Claudio Rabbia racconta con ironia la sua vita, dalle prime bravate da bambino all'incontro con Ivana, dalle difficoltà economiche alla scoperta del Parkinson che, a soli 44 anni, con due figli ancor piccoli, gli stravolge l'esistenza.
Dopo iniziale depressione decide di combattere la malattia a viso aperto, memore delle parole di suo padre "Se non ci riesci prova a fare al contrario di quello che hai fatto finora". Così Claudio studia nuove strategie per affrontare tutti gli ostacoli che la malattia porta al movimento.
Seguendo questa nuova strada si accorge che, dopo aver ballato il Tango argentino, sta meglio: ritrova l'equilibrio, i movimenti sono più sciolti, anche la calligrafia cambia. Ne parla con i suoi medici e da quel momento la sua vita cambia direzione.

QUARTA DI COPERTINA

Mi rimboccai le maniche cercando di dimenticare la frase "Non si guarisce, è una malattia degenerativa". Non volevo limitarmi a cercare stratagemmi per sopravvivere. Da quando misi in pratica quesa teoria, cioè non limitarmi ai consigli dei medici ma provare ad andare oltre, pur non sapendo ancora come, mi accorsi di sentirmi meno depresso. Trovare una speranza diversa dalle solite mi faceva acquisire fiducia in me stesso.
Ora avevo chiara la mia situazione: era come se avessi due personalità dentro di me. Mi dividevo fra la parte mia normale e la parte ammalata: da una parte ero Claudio Rabbia, dall'altra ero Claudio Parkinson. Quindi non ero tutto da buttare, metà di me era normale.
Difficile la convivenza dei due Claudio: il primo sempre attivo e allegro, il secondo ogni volta più lento e malinconico. Questo era il mio nuovo mondo.
Tenere divisi questi due personaggi è stato utile, a mio parere. Non ho mai condiviso la teoria degli psicologi che cercano in tutti i modi di farti accettare "la situazione". Non posso accettare la convivenza in me di un qualcosa che mi fa stare male. CR sta bene e non deve fermarsi per aspettare CP che è lento e che fa stare male. Che provi a correre più veloce se vuole raggiungermi, intanto non ce la farà mai. CR sarà sempre davanti. Accettai così la sfida con Mister park.
BIOGRAFIA DELL'AUTORE
Claudio Rabbia nasce a Cuneo il 16 settembre 1956. La sua famiglia è composta da papà Angelo e mamma Lucia, due sorelle più grandi di lui, Concetta ed Elsa, e due fratelli più piccoli, Paolo e Alberto. Terminata la terza media inizia a lavorare nell'azienda agricola di famiglia a Roata Chiusani.
Il 23 maggio del 1981 si sposa con Ivana Revelli e, dalla loro unione, nascono Maurizio nel 1982 e Andrea nel 1986.
All'età di 44 anni, nel 2000, iniziano le prime difficoltà motorie e dopo le prime visite neurologiche, nel 2001, gli viene diagnosticato un "Parkinsonismo". Poco tempo dopo ha la certezza di essere affetto dalla "Malattia di Parkinson".
Dopo un periodo di comprensibile depressione si rialza, grazie alla forza sua e della moglie Ivana che lo spinge a non chiudersi e a continuare a coltivare la loro grande passione, il Tango Argentino.
Nel 2006 Claudio fonda, con l'aiuto di alcuni amici e dei neurologi dell'Istituto Auxologico Italiano di Piancavallo, che lo seguono, l'Associazione Parkinson Lago Maggiore con sede a Pallanza.
Nel 2011 apre una seconda sede a Cuneo diventando "Associazione Parkinson Lago Maggiore, Cuneo e le sue Valli", meglio conosciuta grazie al suo originale e simpatico logo con la lumaca "La Parkimaca", portandolo così a far conoscere e divulgare, in Italia e non solo, la tanto sospirata "Tango Terapia".