LA STANZA DEL GRUPPO

Raffaele è una delle tante conoscenze che abbiamo fatto durante il 15° Convegno Nazionale de “Le Parole Ritrovate” a Trento, svoltosi dal 9 all’11 ottobre scorsi. Pubblichiamo la recensione tratta dal sito di Edizioni Progetto Cultura (www.progettocultura.it) .

 

Dopo il brillante esordio con l’opera autobiografica “Ilbuio nell’anima” – oltre mille copie vendute e presentazioni in giro per l’Italia –, Raffaele Sivolella ha dato – è proprio il caso di dirlo –  alla luce il suo secondo lavoro, “La stanza del gruppo”, pubblicato ancora una volta da Edizioni Progetto Cultura, casa editrice indipendente romana.

Con il suo stile diretto, asciutto, riflessivo o ironico a seconda dei momenti, l’autore ci conduce in un nuovo intenso viaggio attraverso il disagio mentale nei giovani, raccontando l’esperienza della terapia di gruppo al Nuovo Policlinico di Napoli.

La narrazione in prima persona si arricchisce, strada facendo, delle testimonianze – alcune in forma diaristica, altre di intervista – di molti dei ragazzi che hanno fatto/fanno parte del gruppo, dei loro genitori, del Prof. de Notaris e degli specializzandi che li hanno seguiti/seguono nel loro percorso.

Sono storie piene di dolore e di speranza, di paura e di coraggio, di fallimenti che sembrano eterni e di inaspettate rinascite. Storie che parlano della difficoltà e della gioia di essere figli, genitori, psichiatri, adolescenti, giovani, adulti. Della difficoltà e della gioia di vivere. 

Ma, ancora di più, c’è in tutto il libro una forza tesa alla ricerca dell’altro, alla sua comprensione e alla costruzione di un dialogo. E che ci invita tutti a fare lo stesso. Perché, in qualche modo, è anche della nostra storia che si parla.

 

L'autore

Raffaele Sivolella, nato, nel 1987, a Napoli dove vive, ha conseguito il diploma con il massimo dei voti presso il Liceo Scientifico dell’Istituto Salesiano Sacro Cuore del Vomero. Ama leggere e scrivere e ha frequentato il Laboratorio di Scrittura Creativa La linea scritta di Antonella Cilento. Ha partecipato a vari concorsi nazionali per racconti brevi e poesie e, con Edi-zioni Progetto Cultura, ha già pubblicato, nel 2010, l’opera autobiografica Il buio nell’anima.

 

Link:

 

http://www.progettocultura.it/464-la-stanza-del-gruppo-9788860925077.html

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Daniele Mencarelli

Fame d'aria

 Mondadori

Tra colline di pietra bianca, tornanti, e paesi arroccati, Pietro Borzacchi sta viaggiando con il figlio Jacopo. D'un tratto la frizione della sua vecchia Golf lo abbandona, nel momento peggiore: di venerdì pomeriggio, in mezzo al nulla. Per fortuna padre e figlio incontrano Oliviero, un meccanico alla guida del suo carro attrezzi che accetta di scortarli fino al paese più vicino, Sant'Anna del Sannio. Quando Jacopo scende dall'auto è evidente che qualcosa in lui non va: lo sguardo vuoto, il passo dondolante, la mano sinistra che continua a sfregare la gamba dei pantaloni, avanti e indietro. In attesa che Oliviero ripari l'auto, padre e figlio trovano ospitalità da Agata, proprietaria di un bar che una volta era anche pensione, è proprio in una delle vecchie stanze che si sistemano. Sant'Anna del Sannio, poche centinaia di anime, è un paese bellissimo in cui il tempo sembra essersi fermato, senza futuro apparente, come tanti piccoli centri della provincia italiana. Ad aiutare Agata nel bar c'è Gaia, il cui sorriso è perfetta sintesi del suo nome. Sarà proprio lei, Gaia, a infrangere con la sua spontaneità ogni apparenza. Perché Pietro è un uomo che vive all'inferno. "I genitori dei figli sani non sanno niente, non sanno che la normalità è una lotteria, e la malattia di un figlio, tanto più se hai un solo reddito, diventa una maledizione." Ma la povertà non è la cosa peggiore. Pietro lotta ogni giorno contro un nemico che si porta all'altezza del cuore. Il disamore. Per tutto. Un disamore che sfocia spesso in una rabbia nera, cieca. Il dolore di Pietro, però, si troverà di fronte qualcosa di nuovo e inaspettato. Agata, Gaia e Oliviero sono l'umanità che ancora resiste, fatta il più delle volte di un eroismo semplice quanto inconsapevole. Con "Fame d'aria", Daniele Mencarelli fa i conti con uno dei sentimenti più intensi: l'amore genitoriale, e lo fa portandoci per mano dentro quel sottilissimo solco in cui convivono, da sempre, tragedia e rinascita.

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