PREVENZIONE DEI SUICIDI: UN IMPERATIVO GLOBALE

Riceviamo alla casella menteinpace@libero.ite volentieri pubblichiamo.

 

Il documento, pubblicato recentemente sul sito internazionale del WHO (www.who.int) analizza gli interventi attuati a livello nazionale tesi alla prevenzione del suicidio e propone interventi mirati all'implementazione di politiche e strategie.

Secondo i dati del primo rapporto mondiale dell'OMS sulla prevenzione del suicidio , oltre 800 000 persone muoiono ogni anno per questa causa, una persona ogni 40 secondi. Circa il 75% dei suicidi si verifica in Paesi a basso e medio reddito. 
Il Rapporto vuole essere un appello all’azione nel tentativo di risolvere un grave problema di salute pubblica che finora è stato oggetto di tabù.

Le pratiche suicidarie sono diffuse in tutto il mondo e possono essere compiute a qualsiasi età. A livello globale, i tassi di suicidio sono più alti nelle persone  oltre i 70 anni di età. In alcuni Paesi, tuttavia, i tassi più elevati si riscontrano tra i giovani. Sempre a livello globale, il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani di età compresa fra i 15 e i 29 anni.

In generale, la percentuale di uomini che muoiono per suicidio è superiore a quella delle donne. In particolare, nei Paesi a più alto reddito,il numero di uomini morti per questa causa è tre volte superiore rispetto a quello delle donne. Gli uomini più vulnerabili al fenomeno risultano essere gli ultracinquantenni.

Nei Paesi a basso e medio reddito, i giovani adulti e le donne anziane fanno registrare un più alto tasso di suicidi rispetto ai loro omologhi nei Paesi ad alto reddito. Donne oltre i 70 anni hanno una probabilità doppia di morire per suicidio rispetto alle donne di età compresa tra  i 15 e i-29 anni. 

I suicidi sono prevenibili. Avvelenamento da pesticidi, impiccagione e armi da fuoco sono tra i più comuni metodi utilizzati per suicidarsi. Evidenze da Australia, Canada, Giappone, Nuova Zelanda, Stati Uniti e alcuni Paesi europei, rivelano che limitare l'accesso ad alcuni di questi mezzi può aiutare a prevenire il suicidio. Altre misure efficaci comprendono la segnalazione responsabile del suicidio attraverso i media. evitando di comunicare la notizia con un linguaggio sensazionalistico e non descrivendo esplicitamente i metodi utilizzati per attuarlo, l’identificazione precoce e la gestione dei disturbi mentali e da uso di sostanze, un follow-up da parte degli operatori sanitari (attraverso contatti regolari, telefono e visite a domicilio) verso le persone che hanno tentato il suicidio in quanto risultano a maggiore rischio di nuovi tentativi.. Un'altra chiave per ridurre i decessi per suicidio consiste in un impegno da parte dei governi nazionali alla creazione e all’attuazione di un piano coordinato di azione. Attualmente, solo 28 Paesi sono noti per avere strategie nazionali di contrasto alle azioni suicidarie.

L’OMS raccomanda che i Paesi coinvolgano vari settori governativi al fine di uno sviluppo di una risposta coordinata globale. Un grande impegno deve essere profuso non solo nel settore sanitario, ma anche. nell'ambito dell'istruzione, dell'occupazione, etc. e misure efficaci devono essere adottate anche a partire dal livello locale e su piccola scala

Nel Piano d'azione per la salute mentale dell'OMS 2013-2020, gli Stati Membri si sono impegnati a lavorare verso l'obiettivo globale di ridurre il tasso di suicidi del 10% entro il 2020.

Marina Penasso

Dors (Centro Regionale di Documentazione per la Promozione della Salute)

Fonte: www.dors.it

 

Link: http://www.dors.it/pag.php?idcm=5367

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ATTIVITA' ASSOCIATIVA 2017
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BILANCIO CONSUNTIVO 2017
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IL PROGRAMMA 2017-2018

http://www.casadelquartieredonatello.it

I LUOGHI DEL POSSIBILE

Fare salute mentale oggi

 

a cura del Consorzio Cascina Clarabella

 

Introduzione
La salute mentale che sogniamo
Claudio Vavassori, Carlo Fenaroli

L’IDEA DI CURA

Mettere tra parentesi la malattia mentale
Nuove (e vecchie) ipotesi per la cura della sofferenza psichica
Intervista a Angelo Barbato a cura di Roberto Camarlinghi e Francesco d’Angella

Riconoscersi nel destino di fragilità dell’altro
Per curare servono introspezione e immedesimazione
Eugenio Borgna

Perché non bastano gocce e pastiglie
Se la salute mentale è data da casa, lavoro e rete sociale
Andrea Materzanini

La salute mentale tiene le porte aperte
Il sogno di Cascina Clarabella
Intervista a Claudio Vavassori a cura di Roberto Camarlinghi

PER UNA CITTA’ CHE CURA

Il sogno della città che cura
L’attualità della lezione basagliana
Intervista a Franco Rotelli a cura di Roberto Camarlinghi

Di chi sono gli adulti fragili di una città?
Un’esperienza di collaborazione tra servizi a Piacenza
Corrado Cappa, Claudia Marabini

I luoghi buoni della cura
Come mandare avanti la rivoluzione culturale avviata da Basaglia
Intervista a Peppe Dell’Acqua a cura di Anna Poma

Fare inserimenti lavorativi nel tempo della crisi
Una sfida epocale per la cooperazione sociale
A cura di Carlo Fenaroli e Claudio Vavassori

Lavorare con il sogno di una felicità urbana
Senza un’utopia rimane il poco che viviamo quotidianamente
Intervista a Benedetto Saraceno a cura di Roberto Camarlinghi e Francesco d’Angella

PER UNA PSICHIATRIA DI COMUNITA’

In salute mentale il sociale è importante
Perché prendersi cura della vita quotidiana
Andrea Materzanini

Rompere l’inerzia psicotica
A cosa serve il budget di salute
Domenico Castronuovo

Il budget di salute in dieci punti
Verso una psichiatria di comunità
Roberto Legori, Greta Manca

Storie in cammino verso l’autonomia
Tre racconti di operatori
Valentina Gaspari, Mauro Peri,Greta Manca

LETTERE AI GIOVANI OPERATORI

A un giovane operatore della salute mentale
Lettera aperta per riconoscerci in una storia che parla al futuro
Peppe Dell’Acqua

Navigare nei mari della salute mentale
Raccomandazioni ai giovani marinai di un intrepido equipaggio
Intervista a Benedetto Saraceno a cura di Roberto Camarlinghi

 

Essere operatore della salute mentale
Idee per un manifesto
A cura degli operatori della Cascina Clarabella

 

   Micheline Cacciatore

  

Quando l'ansia infantile prende il sopravvento

 
Casa editrice: CreateSpace Independent Publishing Platform
pag.118 - € 11,22
 

https://www.amazon.it/Quando-lansia-infantile-prende-sopravvento/dp/1983896691

   

 

Uno psichiatra e una psicologa si confrontano a partire da un libro che racconta l'esperienza di lotta di una madre accanto a una figlia contro l'emetofobia, un'ansia infantile che genera una paura irrazionale.
 
Il libro narra una storia realmente accaduta, raccontata in prima persona da una madre che si trova a dover gestire l'insorgenza dell'emetofobia (paura irrazionale del vomito) nella vita di sua figlia e della sua famiglia. Mentre le condizioni di sua figlia peggiorano di giorno in giorno: diventa sempre più magra, si rifiuta di uscire di casa, utilizza una serie di rituali ossessivi, questa madre si rende conto che le normali sedute settimanali di psicoterapia non sono sufficienti ed è necessario trovare una cura specifica. Nonostante l'emetofobia sia una delle cinque fobie più diffuse, è ancora poco conosciuta e trovare una cura adeguata può essere difficoltoso. Dopo varie ricerche, la madre approda finalmente alla Clinica Universitaria di Miami che propone una terapia mirata: la desensibilizzazione graduale intensiva, che prevede un'esposizione progressiva allo stimolo che provoca la fobia, in questo caso il vomito. Nel corso del libro viene raccontato il percorso terapeutico che porta gradualmente la giovane paziente, ma anche i suoi familiari, a gestire e superare la fobia. In seguito a questa esperienza, Micheline Cacciatore, l'autrice ha aperto un blog “Emetofobia destrutturata” nel tentativo di raggiungere ed essere d'aiuto ad altri genitori che si trovano ad affrontare la stessa problematica.
Quando l'ansia infantile prende il sopravvento è il primo libro di Micheline Cacciatore. Il successo del suo blog, “Emetofobia Destrutturata”, l'ha convinta a scrivere per raggiungere ancora più persone. È cresciuta in Massachusetts e ha frequentato la Walnut Hill School of Arts, dove ha studiato danza classica. Dopo un brutto infortunio, che le ha impedito di proseguire la carriera di ballerina professionista, ha frequentato la scuola di fotografia, dove ha ottenuto il diploma di fotografa e ha conosciuto il suo futuro marito. Dopo aver lavorato alcuni anni come fotografa, è tornata alla sua vera passione, la danza, dedicandosi all’insegnamento. Nel 2010, Micheline ha venduto la scuola di danza in Massachusetts, per trascorrere più tempo con la sua famiglia. Insegna ancora danza e vive a Miami, con il marito e i due figli.