QUEL CHE NON SAI

Luciana è una delle tante conoscenze che abbiamo fatto durante il 15° Convegno Nazionale de “Le Parole Ritrovate” a Trento, svoltosi dal 9 all’11 ottobre scorsi. Pubblichiamo la recensione tratta dal sito della Casa Editrice Giancarlo Zedde (www.zedde.com) .

 

 

 

La particolarità del libro sta nel portare alla luce la vita di un figlio cresciuto con un genitore affetto da disturbo mentale, insieme alle difficoltà a confrontarsi con il mondo reale quando in casa permane la sofferenza psichica, evidenziando la solitudine delle famiglie e delle persone di fronte alla sofferenza, anche in senso generico, tuttora presente per risorse non sufficienti dei servizi del Servizio Sanitario Nazionale a farsi carico di loro. 

Attraverso il dialogo post mortem con la madre, affetta da disturbo bipolare, la figlia rievoca la storia dentro il disturbo mentale materno, cercando di tratteggiare quanto la sofferenza abbia influenzato la sua evoluzione come figlia, donna e madre. L’autrice utilizza stralci delle cartelle cliniche e lettere familiari per ricomporre i ricordi con una scrittura lirica.

Interpella diverse aree approfondite da contributi di esperti: psichiatria, psicologia, etica e bioetica, sociologia, diritto, offrendo spunti di riflessione su come la sofferenza psichica di un familiare/genitore influenzi inevitabilmente la vita di tutto il nucleo e in particolare quanta rilevanza abbia per i figli nel loro sviluppo emotivo e identitario. Sollecita il dibattito sulle scelte di fine vita, in particolare sulla capacità e autonomia decisionale della persona con disturbo mentale rispetto alla propria morte.



Luciana Coèn, infermiera, lavora nell’ambito della formazione del personale sanitario. Usa le varie forme della scrittura – poesia, diario, racconto, narrazione – per esprimere pensieri e emozioni. Ha pubblicato: Fragmenta, Tipografia Giuntina Firenze, 1983 (raccolta di poesie); Mani sul mio corpo. Diario di una malata di cancro, Edizioni il Punto d’incontro, Vicenza 2008; Nell’utero della tua sofferenza, Maremmi editori Firenze 2009 (raccolta di poesie), Nel tempo dell’attesa. Incontro poetico di fine vita, Tipografia Coppini 2012 Firenze (raccolta di poesie). Ha vinto nel 2008 il Premio Speciale della Giuria per il miglior racconto autobiografico al concorso letterario nazionale Un ponte sul fiume Guai. Collabora con: Laborcare.it, Laborcare journal, Bioetica. Rivista interdisciplinare, Toscana ebraica.

 

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Dislessici, autistici e iperattivi: cattive diagnosi ed esclusione

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Una nuova emarginazione, basata su diagnosi erronee di disabilità trasformate in etichette di “diversità” irrecuperabile, è in pieno sviluppo nel nostro paese e coinvolge un numero crescente di bambini e ragazzi. Si riferiscono ad abilità considerate oggi importanti anche in una prospettiva lavorativa, come leggere bene e relazionarsi agli altri adeguatamente. Spesso, infatti, ritardi di lettura vengono confusi con sintomi di dislessia, oppure si certifica l’autismo mentre si è di fronte a difficoltà del linguaggio, depressioni, mutismo selettivo, o persino transitorie timidezze. Come può avvenire tutto ciò? E con quali conseguenze? Cosa ha portato all’esplosione di diagnosi, spesso senza fondamento, negli ultimi anni? Come liberare i bambini da etichette che compromettono l’intera loro esistenza e quella delle loro famiglie? A queste e a molte altre domande risponde Michele Zappella. La ricca casistica e la profonda esperienza clinica e di ricerca dell’autore chiamano in causa la scuola, gli operatori professionali e le politiche di “sostegno” alla diversità. Zappella invita i genitori e gli educatori ad aprire gli occhi e a non cedere al fascino (in)discreto dell’etichetta, e i professionisti a mantenere aggiornata la cultura specialistica, sperimentando nuove modalità di approccio ai bambini che ne stimolino fantasia e creatività. Gli effetti possono essere sorprendenti!

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