L’INDIVIDUALISMO

Si usa dire che la nostra è una società individualista.

Che cosa si intende esattamente con questa espressione?

Non certamente che ognuno degli individui che la compongono sia considerato il centro dinamico e vitale della società. Basterebbe a smentire questa folle interpretazione la presenza di 3 milioni di disoccupati e 10 milioni di poveri, in Italia, lasciati ai margini della convivenza e privi di ogni possibilità.

Se la società individualista non è il trionfo di tutti gli individui, lo è però di qualcuno. Chi ha letto Con i soldi degli altri di Luciano Gallino, ricorda senz’altro che “i 20 uomini più ricchi del mondo posseggono una ricchezza complessiva pari a quella del miliardo più povero”, e che questo stesso miliardo di persone non mangia a sufficienza in un mondo che produce l’abbondanza. Tale realtà ci può aiutare a definire l’individualismo come un sistema di pensiero e di comportamenti che spingono l’individuo a lottare con ogni mezzo per la realizzazione dei propri bisogni, desideri e sogni in contrasto con i bisogni altrui. Si potrebbe anche pensare che la morale individualista sia riservata a quei soli dieci uomini che hanno ridotto la terra a una cosa di loro proprietà. Ma non è così. Per stare sulla cupola del mondo, essi hanno bisogno che tutti gli altri uomini accettino l’individualismo, come fattore fondamentale dell’assenso al sistema.

L’individualismo prende in considerazione solo la parte. Disdegna di guardare il tutto. Di conseguenza la scienza desiderata da quei 10 signori, e l’arte, e la religione, l’economia, la filosofia e ogni altra manifestazione umana, dovranno insistere sulla parte, sul distacco e la separazione dall’insieme delle cose.

Anche la medicina, la psicologia e la psichiatria risentono di questa visione del mondo. Quando un cliente va dallo psicologo, è visto di solito come un individuo staccato dal complesso degli uomini, dalla loro storia, dalla produzione dei beni ecc. Quando lo stesso cliente va a farsi curare (l’ospedale è considerato un’azienda), il medico guarderà al suo ginocchio come ginocchio, al suo stomaco come stomaco, senza nessuna attenzione ai pensieri di quell’uomo, ai suoi sentimenti, ai sogni notturni e così via. Eppure nella natura non è così.

Una pianta affonda le radici nella terra, è legata alla terra. Senza il sole la fotosintesi non sarebbe possibile. L’albero assorbe anidride carbonica dall’atmosfera e le cede ossigeno. La pianta ha bisogno di acqua. Senza questo complesso mondo di relazioni i vegetali non potrebbero vivere.

La nuova cultura, dalla scoperta della relatività di Einstein in poi, studia i nessi, i rapporti, le relazioni esistenti tra le cose. Vede l’universo come un crogiolo dove tutto è in relazione con tutto e nessuna cosa si può considerare indipendente dalle altre. Noi siamo il risultato di innumerevoli cause, alcune delle quali molto antiche. Ha concorso alla nostra realtà individuale un numero straordinario di fattori: dalla formazione del sistema solare al patrimonio genetico degli avi, dalla storia della terra all’educazione che abbiamo ricevuto, dalle vicende del parto che ci ha fatto nascere alla morale vigente nella società. Siamo un groviglio di influenze, di condizionamenti, di libertà.

Su questo amalgama di rapporti si fonda la nostra grandezza potenziale. Non siamo una parte isolata, ma una parte interagente con il resto dell’universo.

È il momento giusto perché la medicina e la psichiatria se ne rendano conto.

 

 

Luciano Jolly, MenteInPace Cuneo

ATTIVITA' ASSOCIATIVA 2017
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BILANCIO CONSUNTIVO 2017
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IL PROGRAMMA 2017-2018

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Josè Saramago

SAGGIO SULLA LUCIDITA'

Feltrinelli

IV edizione, 2015

 

Leggere Saramago non è agevole; la sua scrittura è originale, come una lunghissima riflessione fatta a voce alta o meglio a voce stampata.

Pur essendo la punteggiatura volutamente anomala si capisce il senso dei dialoghi. Questo romanzo, pur ambientato a Lisbona, è molto attuale se si guarda l'esito delle ultime elezioni politiche in Italia.

Cosa potrebbe succedere di fronte ad una vera e propria rivolta dei votanti, pur nel rispetto del formalismo elettorale? Come potrebbe reagire il potere istituzionale?

Vorrei citare due frasi che ritengo paradigmatiche.

 

"Se avevano votato come avevano votato era perché erano delusi e non trovavano altro modo per far capire una volta per tutte fino a che punto arrivava la delusione".

(pag. 96)

 

"Si domandino davanti allo specchio se magari non siano di nuovo cieche, se questa cecità, assai più vergognosa dell'altra, non le stia deviando dalla giusta direzione, spingendole verso il disastro estremo che sarebbe il crollo forse definitivo di un sistema politico che, senza che ci fossimo accorti della minaccia, conteneva sin dall'origine, nel suo nucleo vitale, cioè, nell'esercizio del voto, il seme della propria distruzione o, ipotesi non meno inquietante, di un passaggio a qualcosa di completamente nuovo, sconosciuto, tanto diverso che, lì, allevati come siamo stati all'ombra di routine elettorali che per generazioni e generazioni sono riuscite a schivare quello che ora vediamo essere uno dei suoi assi più importanti...".

(pag. 165)

 

Le elezioni di cui parla l'Autore hanno dato un esito possibile ma significativo: una maggioranza schiacciante, attorno all'ottanta per cento, di schede bianche. Ciò determina reazioni esagerate da parte dei partiti, specie di quello al governo. 

Questo romanzo è da leggere dopo aver letto l'altra opera di Saramago, Cecità, poiche è praticamente la sua continuazione.

 

Gianfranco Conforti

 

Cosa succede a un paese se alle elezioni i cittadini decidono in massa di votare scheda bianca? Quali ingranaggi vengono sollecitati fino alla rottura, quali contromisure andranno messe in atto? Se lo chiede José Saramago con questo straordinario romanzo, avvincente come un giallo e penetrante come un’analisi (fanta)politica. L’ipotesi più accreditata è che ci sia un legame fra questa “rivolta bianca” e l’epidemia di cecità che, solo quattro anni prima, si era diffusa come la peste. Gli indimenticabili protagonisti di Cecità fanno quindi ritorno, per condurci in un viaggio alla scoperta delle radici oscure del potere. Un viaggio che ci fa gettare uno sguardo nuovo e spietato sui meccanismi del mondo nel quale esercitiamo (o crediamo di esercitare) ogni giorno la nostra libertà.