TENEREZZA

Noi tutte, o in gran parte, sognavamo di fare le ballerine da grandi.

Infatti quando sfoglio i giornali, la prima cosa che mi salta all'occhio sono questi corpi stupendi, che sembrano possano volare da un momento all'altro.

Volare ... volare via anche solo per un momento da un mondo che sembra non appartenerti.

In questo caso, ho usato una tenica un po' diversa, ho voluto fare io il vestito alla ballerina

perchè doveva essere bellissimo e non piatto.

Manca metà del suo corpo; questo è anche uno dei motivi per cui ho scelto questa foto. Chissà com’è il suo volto e tutto il resto, di sicuro non sarà obesa e avrà un bellissimo viso con i capelli raccolti (opz... mi è venuto in mente quando la mia mamma da piccolina, mi raccoglieva i capelli come le ballerine).

... mentre sto scrivendo mi riafforano alla mente tanti ricordi.

Mi sembra quasi impossibile, visto che della mia infanzia ricordo poco in quanto credo di aver cancellato tutto quando in quinta elementare, mi hanno sradicato dal mio mondo e mi hanno portato a vivere in un posto che non mi piace e non mi è mai piaciuto. Ovviamente sto parlando della cittadina in cui vivo.

Abitavamo ancora nel mio splendido mondo fatato, quando mio fratellino  per un incidente andò in coma.

Io non ne sapevo nulla, non me lo avevano detto.

Ricordo solo mio padre davanti allo specchio che si faceva la barba con gli occhi pieni di lacrime. Non mi diedero spiegazioni, ma una zia mi portò a casa con sé.

Per fortuna dopo quattro giorni di coma, si è risvegliato.

Il giorno che è tornato a casa, mi ha portato una scarpetta da ballerina bianca, con appoggiata dentro una bambolina nera bellissima (come vorrei averla conservata!).

Vi starete chiedendo cosa c'entra tutto questo?

Quel piccolo e tenerissimo bambino che sfiora la scarpa da ballo nel quadro mi ricorda la mia bambolina nella scarpetta da danza bianca!!!

Quanta tenerezza nel gesto del quadro e quanta dolcezza da parte dei miei familiari che prima di arrivare a casa hanno  pensato di portarmi un pensierino: "questa l'ha scelta tuo fratello" mi dissero, era bellissima.

E ora che sono grande, ho paura che mia mamma mi abbracci, quasi che mi sfiori "come è possibile che le cose possano cambiare così tanto?"

Anche quando un genitore ti ama sopra ogni cosa......

Come è possibile non voler più vivere in questo mondo? ma entrare in uno dei mie quadri, e stare lì piatta a guardare gli altri, che sicuramente passeranno davanti al quadro ma non coglieranno il mio dolore, come nella vita reale.

Ma se fossi un quadro, sarei piatta, quasi non avrei forme, sceglierei di essere un quadro astratto, un quadro con delle pennellate sottili e lunghe, così nessuno mi riconoscerebbe,

sarei magra e colorata in quelle pennellate.

Ecco un altra cosa che mi rende diversa, dalla gente che si ammala di qualsiasi tipo di depressione: è che sono un tipo coloratissimo e con il sorriso stampato in faccia.

Io non ho paura dei colori, oppure di non essere nella massa per il modo in cui mi vesto: io ho paura di me stessa, degli specchi, del guardarmi dentro.

 

Sebj

MenteInPace Cuneo

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Alda Merini

 

IL SUONO DELL'OMBRA

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Poetessa amatissima, personaggio trasgressivo e commovente che ha saputo parlare direttamente al cuore del popolo, Alda Merini ha rappresentato un caso del tutto particolare nella storia letteraria del Novecento italiano. In questa ricca antologia, che ne raccoglie tutti gli scritti importanti in poesia e in prosa, sono riproposte per intero le raccolte poetiche degli inizi: "La presenza di Orfeo" (1953), "Nozze romane" (1955), "Paura di Dio" (1955), "Tu sei Pietro" (1962), nelle quali si intrecciano temi mistici e slanci erotici, interrogativi estremi senza risposta. Il volume comprende poi notissimi e più recenti titoli come "Vuoto d'amore" (1991), "Ballate non pagate" (1995), "Superba è la notte" (2000) e "Il carnevale della croce" (2009). In questi versi l'autrice conferma la potenza della sua lirica, estranea a qualunque "linea" o "corrente", nella quale si mescolano passione e tenerezza, ironia e sarcasmo, gioco e disperazione, nel segno di un'urgenza assoluta di fare poesia. Le prose autobiografiche "L'altra verità" (1986) e "Lettere al dottor G." (2008), infine, testimoniano la straziante discesa negli inferi del manicomio.