DENTRO IL POZZO (di GR)

Questa poesia ci è stata inviata al nostro indirizzo di posta menteinpace@libero.it con la esplicita richiesta di non mettere nè il nome né la provenienza ma solo le iniziali. Nel pubblicare questa bella poesia rispettiamo le decisioni dell’Autore.

 

 

La primavera è passata e tu senti il ritardo,

la chimera è lontana, persa dentro il tuo sguardo.

E tu ancora bambino soffri del tuo ritardo.

E l’estate che arriva ti ritrova a metà,

perso nei tuoi disegni, nella tua ingenuità,

e ti accorgi che il sole brucia più di qualche anno fa.

E ti senti bambino, in un pozzo caduto,

e ti senti stanco di gridare aiuto.

Che chi passa ti ascolta e, per umanità,

chiude gli occhi e fa finta di non esser passato di là.

Ed il caldo ti asciuga, la tua sete è forte,

e l’estate è passata, l’autunno è alle porte,

e tu preghi la pioggia, implori la morte.

Cambia l’alba e il tramonto, come cambia l’amore,

e tu preghi che sia solo questione di ore,

che venga  un po’ d’acqua a placare il sudore.

E sei sempre un bambino, dentro al pozzo.

Caduto.

Ma il coraggio nel cuore un poco è cresciuto,

e con le mani sporche  appoggiate all’oscuro

incominci ad arrampicarti sul muro.

E ti arrampichi e cadi, ma tu non demordi,

la stanchezza rinneghi, pensi ai tuoi ricordi,

non fai caso nemmeno ai tuoi gridi sordi.

E l’inverno che arriva, con la neve ed il gelo

copre di grigio tutto quanto il cielo,

e te appeso a quel muro con lo stesso  velo.

Ma sei quasi arrivato, freddo non l’hai patito.

Sei giunto alla cima, ora sei quasi uscito,

e ti vedi alla luce come sei cambiato,

finalmente un ragazzo sei diventato.

E ti accorgi che il tempo parte a primavera.

E ricordi con lei nasce una chimera,

ora il fondo è passato, solo sei risalito

ed alla gente che passa ora mostri il tuo dito

 

                                                                           GR

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IL PROGRAMMA 2017-2018

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Danilo Di Gangi

NEPAL fra terra e cielo

Edizioni Il Ciliegio

2015, pag.326

 

Mustang-Everest-Annapurna. Storia-Natura-Spirito. Tre nomi, tre temi, tre racconti, tre parti di un’unica composizione. A legarli, un filo teso tra le valli delle montagne himalayane, simbolo di un pellegrinaggio letterario che parte dallo stupore del cammino terreno per elevarsi alla riconquista del sé più profondo.

 

Un filo che conduce il lettore all’incontro con una natura smisurata che amplia i confini della coscienza e mette in contatto con potentissime energie. Un filo che tesse un ritratto accurato degli usi e delle tradizioni di genti lontane, delle loro religioni e dei loro miti, delle loro montagne e dei loro dèi. Un filo che collega e ripercorre tragici avvenimenti – come la disperata guerriglia tibetana–scopre meravigliose gioie e narra di incontri straordinari.