PERCHÉ VERGOGNARSI (di Meo Cometti)

Supporre di non aver nulla di cui vergognarsi è pura illusione, pura fantasia.

Cose, fatti, azioni di cui doversi vergognare ne possiamo individuare a centinaia e solo chi possiede un’autostima spropositata e forse un po’ di superbia può pensare di essere esente da una qualsivoglia forma di vergogna o di mortificazione.

Fin dai primi anni della mia infanzia, dall’adolescenza e fino ad oggi sono incorso in fatti di cui dovermi vergognare. E voglio partire proprio dall’infanzia. Lo scarso impegno negli studi, le liti con i compagni, quelle forme di ribellione che caratterizzano i comportamenti tipici della giovane età sono ricordi di cui timidamente mi vergognavo, cosciente che i genitori  si aspettavano da me modi di agire meno turbolenti e maggior obbedienza.

E poi più avanti negli anni altri casi degni di riprovazione come le scorrettezze e atti di “furberia”che non potevano certo essere considerati esaltanti, fino all’età adulta in cui il maggior senso di responsabilità, per casi analoghi, avrebbe dovuto provocare in me indignazione e pentimento se non vergogna.

Ma parlare di vergogna per atti di così scarsa importanza può risultare eccessivo, forse basterebbe provare disagio, riprovazione, imbarazzo e mortificazione.

Vi è poi la vergogna che va vista come emozione negativa che nasce ed affligge chi semplicemente si ritiene inadeguato , non sufficientemente dotato intellettualmente o fisicamente o ancor peggio di aspetto, facendosi colpe per  non essere complessivamente come  vorrebbe essere o come ti vorrebbe chi ti sta intorno e ti giudica.

La vergogna può essere generata anche da eccessiva timidezza, da un fallimento della propria dignità. Può essere causata dalla perdita di identità o semplicemente per aver avuto comportamenti sconvenienti o forse riprovevoli. Non per questo ci si deve trovare nelle condizione di nascondersi, di perdere la propria autostima o di  provare disprezzo per se stessi.

E vi è, infine, la vergogna per chi crede di mai doversi vergognare.

 

Meo Cometti

Vice Presidente MenteInPace Cuneo

Laboratorio di scrittura creativa Uriel

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Sono andato in pensione l’1 marzo del 2020. E, invece della tanto agognata libertà del “finalmente faccio quello che voglio quando voglio”, mi sono ritrovato tre mesi di arresti domiciliari!  
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Alberto Arnaudo, medico, ha diretto il Servizio di Patologia delle Dipendenze (SerD) di Cuneo fino al 2020. In pensione, si dedica ad attività di formazione nel campo delle Addiction, e può coltivare con maggior tranquillità la sua passione per la letteratura. 

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