PERCHÉ VERGOGNARSI (di Meo Cometti)

Supporre di non aver nulla di cui vergognarsi è pura illusione, pura fantasia.

Cose, fatti, azioni di cui doversi vergognare ne possiamo individuare a centinaia e solo chi possiede un’autostima spropositata e forse un po’ di superbia può pensare di essere esente da una qualsivoglia forma di vergogna o di mortificazione.

Fin dai primi anni della mia infanzia, dall’adolescenza e fino ad oggi sono incorso in fatti di cui dovermi vergognare. E voglio partire proprio dall’infanzia. Lo scarso impegno negli studi, le liti con i compagni, quelle forme di ribellione che caratterizzano i comportamenti tipici della giovane età sono ricordi di cui timidamente mi vergognavo, cosciente che i genitori  si aspettavano da me modi di agire meno turbolenti e maggior obbedienza.

E poi più avanti negli anni altri casi degni di riprovazione come le scorrettezze e atti di “furberia”che non potevano certo essere considerati esaltanti, fino all’età adulta in cui il maggior senso di responsabilità, per casi analoghi, avrebbe dovuto provocare in me indignazione e pentimento se non vergogna.

Ma parlare di vergogna per atti di così scarsa importanza può risultare eccessivo, forse basterebbe provare disagio, riprovazione, imbarazzo e mortificazione.

Vi è poi la vergogna che va vista come emozione negativa che nasce ed affligge chi semplicemente si ritiene inadeguato , non sufficientemente dotato intellettualmente o fisicamente o ancor peggio di aspetto, facendosi colpe per  non essere complessivamente come  vorrebbe essere o come ti vorrebbe chi ti sta intorno e ti giudica.

La vergogna può essere generata anche da eccessiva timidezza, da un fallimento della propria dignità. Può essere causata dalla perdita di identità o semplicemente per aver avuto comportamenti sconvenienti o forse riprovevoli. Non per questo ci si deve trovare nelle condizione di nascondersi, di perdere la propria autostima o di  provare disprezzo per se stessi.

E vi è, infine, la vergogna per chi crede di mai doversi vergognare.

 

Meo Cometti

Vice Presidente MenteInPace Cuneo

Laboratorio di scrittura creativa Uriel

Scrivi commento

Commenti: 0

TOTALE VISITE AL SITO

www.menteinpace.it 

139.227

Dati aggiornati al 27-9-2022

---------------------------------

Video Spot di MENTEINPACE

ADRENALINA PURA!!

regia di 

Andrea Castellino

---------------------------------------

PROGETTO

"COSA SI FA DI BELLO?"

anni 2020-2021

PROGETTO: "COSA SI FA DI BELLO?"
anni 2020-2021
cosa si fa di bello.pdf
Documento Adobe Acrobat 523.8 KB

PROGETTO

"ANCORA INSIEME" Relazione finale

PROGETTO "ANCORA INSIEME"
Relazione finale
ANCORA INSIEME - REL. FINALE.pdf
Documento Adobe Acrobat 83.2 KB
PROGETTO RESTART AND RECOVERY. Una rete di comunità per la salute mentale
Cooperativa Proposta 80
PROGETTO Restart and Recovery.pdf
Documento Adobe Acrobat 1'011.6 KB

----------------------------------------------

ZONA FRANCA,

Per comunicare 

emozioni/interessi/passioni

con vari linguaggi, specie i video,  con l’obiettivo di costituire una redazione di una rivista crossmediale.

 

Il progetto è condotto da Silvia Bongiovanni dell’Associazione culturale Kosmoki. Rientra nel più ampio progetto Restart & Recovery che ha come capofila la Cooperativa sociale “Proposta 80”. Partecipa anche la Cooperativa sociale “Momo” e l’Associazione “MenteInPace”.

----------------------------------------------

NEWSLETTER DI MENTEINPACE

per riceverla

     scrivi una mail a      menteinpace@libero.it

----------------------------------------------

 

GUARDA LE NOVITA' della

CASA DEL QUARTIERE DONATELLO

http://www.casadelquartieredonatello.it

---------------------------------------------------------

 Silvia Ziche

La gabbia

Feltrinelli comics

 

Una storia personale e universale che unisce dramma e commedia, con una profonda e toccante analisi delle relazioni fra madre e figlia.

A soffrire si impara, e l'infelicità è un'arte che si apprende fin da piccole, grazie all'insegnamento di chi ci ha precedute. Antenate, nonne, zie, prozie si snodano in una processione che arriva da lontano, ognuna con il proprio fardello, fino a chi ci è più vicino: la madre. Una madre svalutante e glaciale nel caso di Serena, protagonista di questa storia. Costretta ad allontanarsene nel tentativo di salvarsi, Serena interrompe i rapporti con lei, recidendo i legami con il passato, gli amici, il paese dell'infanzia pieno di ricordi. Fino a quando la madre terribile muore, e la figlia dopo una lunga assenza ritorna. Per ingaggiare un dialogo interiore con il fantasma della figura più importante della sua vita e scoprirne infine un lato insospettabile. Senza perdere la comicità e l'acume tipici del suo raccontare, Silvia Ziche si misura con il suo primo libro non umoristico, condividendo una storia privata eppure capace di parlare a quella parte indifesa, nascosta in molti di noi, a cui è mancata una carezza. Un viaggio coraggioso alle radici di un'assenza, nel cuore di una domanda che brucia: perché, proprio negli affetti più cari, siamo capaci di dare il peggio di noi.

CLICCA QUI

-----------------------------------------------------------