RIFLESSIONI SU "PSICHIATRIA COME MEDICINA DELL'ANIMA" di Gianfranco Conforti

Faccio alcune considerazioni scusandomi della lunghezza.

a)     Una delle motivazioni che Luciano ha addotto come motivo di rifiuto non tanto degli psicofarmaci (o cerebrofarmaci) ma del riduzionismo culturale che vede la mitizzazione del farmaco è la modificazione dell’attività cerebrale. La si paventa come una modificazione coercitiva del nostro sé, della nostra libertà. A me pare che si contrappongano due modi di vedere uguali e contrari: da una parte l’apologia del farmaco mettendo in secondo piano la storia, il contesto familiare/lavorativo/affettivo e le aspettative del paziente e dall’altra la mitizzazione di una nostra libertà individuale minacciata dal Leviatano della Psichiatria. Esiste questo cervello che dobbiamo plasmare solo noi, perché noi ne siamo i proprietari? Oppure questo cervello (da cui derivano sia le attività mentali che le emozioni), inserito nell’ambiente, per forza di cose viene plasmato per nostro volere ma anche contro la nostra volontà e, spesso, a nostra insaputa (vedi messaggi subliminali). Proprio in questi giorni ci sentiamo minacciati e turbati a causa di ciò che vediamo accadere molto lontano da noi e non a causa di ciò che succede a noi. Scusate se faccio alcune citazioni: non voglio fare lo sborone ma penso ci siano testi e Autori che possono chiarirci le idee. Come afferma Charlotte Joko Beck nel libro Zen quotidiano (Ubaldini Editore, 1991) “lo zen …ci aiuta a passare dall’infelicità del sé al non , che è gioia. …provate ad immaginare come potrebbe essere la vita del non . (…) Significa non essere né egocentrici né eterocentrici, ma centrati”. La neuroplasticità (cioè la modificazione dell’attività cerebrale) non si ha solo a causa degli psicofarmaci, anzi. Faccio un altro esempio. Il metodo Feldenkrais, come scrive Livia Negri insegnante Feldenkrais di Milano (L’Altra Medicina, anno V, n.37/2015, pag.66) è “un’educazione somatica che porta a una presa di coscienza di come funzioniamo a livello neuromotorio”. Detto in modo rozzo una sorta di ginnastica “dolce” che fa star bene il corpo e la mente in un unico insieme. Ebbene anche questa metodica ci cambia il cervello. Leggiamo infatti più avanti che “tramite specifiche strategie e modalità di movimento, il cervello riceve informazioni che producono nuove connessioni neuronali, permettendogli di ricablare l’organizzazione muscolare. (…) La capacità del cervello di cambiare sé stesso è stata riconosciuta…ed è a tutt’oggi oggetto di ricerche per le grandi potenzialità sulle abilità umane e sui processi di guarigione”. Un altro esempio (vedi di Fabrizio Didonna il primo Manuale clinico di mindfulness, Franco Angeli, 2014, pag.150) è la meditazione secondo il metodo mindfulness. Coloro che fanno meditazione in modo continuativo “mostrano un’asimmetria frontale più elevata delle onde alfa e una maggiore coerenza del tracciato encefalografico rispetto a soggetti senza esperienza di meditazione”.

b)    Una seconda motivazione è l’approccio positivista della medicina che condiziona anche la psichiatria, la quale perciò tende a privilegiare ciò che si vede e quindi i sintomi (positivi tipo deliri, allucinazioni, agitazione, ecc. o negativi, come ritiro sociale, anedonia, ecc. ed altri ancora quali quelli affettivi, oppositivi, cognitivi) piuttosto che i vissuti. Un tempo c’era la contrapposizione tra diversi approcci nel trattare la malattia psichiatrica: l’approccio biologico (la follia come disfunzione del cervello), psicologico (follia come generata da conflitti psicologici) e sociale (follia condizionata dal contesto). Ora, con l’approccio biopsicosociale del 1977 proposto dallo psichiatra George Libman Engel, si sottolinea la multifattorialità delle cause della malattia psichiatrica. Spesso però si continua, in base alla propria formazione e alle proprie inclinazioni (non ultime quelle “politiche”), a privilegiare una parte piuttosto che le altre. Quindi è vero che è difficile vedere l’anima perché non si vede. Ma anche la mente; come faccio a sapere se le minacce di suicidio sono vere o no? E qui entra il principio di garanzia che lo psichiatra ha nei confronti del paziente e che è normato dal Codice Penale all’art.40, il quale al comma 2 recita: “non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”.

c)     Terzo ed ultimo aspetto che vorrei accennare è l’uso dei farmaci che prevede, necessariamente, che ci sia un corretto rapporto fra medico e paziente. Occorre, in altre parole, che ci sia non solo il feeling ma anche la fiducia reciproca tra i componenti della triade medico-paziente/cliente/utente-familiari. La fiducia la si costruisce con un rapporto chiaro, duraturo, empatico (ma l’empatia non bisogna solo pretenderla dagli altri!). Penso che ci siano diversi modi di fare psichiatria, che si sviluppano su un continuum che va da un massimo di libertà autogestita del paziente ad un massimo di coercizione/segregazione. Guardate bene che, a volte, a volere la coercizione/segregazione non sono i tanto cattivi psichiatri (che volenti o nolenti subiscono i riverberi salutari della filosofia basagliana) ma i familiari. Non a caso l’A.R.A.P. che è l’Associazione per la Riforma dell’Assistenza Psichiatrica fondata da familiari è d’accordo sul TSO prolungato e proposto da un solo medico. Con i tempi che corrono (allarmismo, paura del diverso sia che sia un folle o un musulmano) è giusto sottolineare la necessità di una psichiatria liberante e umanizzante ma, visto che è una questione filosofico-politica, tenendo conto del contesto culturale, dei rapporti di forza, della situazione dei servizi psichiatrici (rapporto fra pubblico e privato sia di tipo qualitativo che quantitativo, organici, finanziamenti, ecc.). Mi pare che alla psichiatria si chieda sempre di più, di difendere la tranquillità sociale da comportamenti sempre più difformi dalla norma (per stili di vita che non aiutano a controllare gli impulsi ma al contrario li iperstimolano e quindi modificano le personalità, uso di sostanze psicotrope che sempre meno si conoscono perché cambiano a velocità impressionante diversificandosi sempre più), di risolvere ansie, fobie, incapacità di reggere ritmi sempre più diversi e difficili sostituendosi a ruoli genitoriali carenti.

 

Mi scuso per la lunghezza ma questi non sono temi da Bar.

 

Paco (Gianfranco Conforti) 

 

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Commenti: 2
  • #1

    menteinpace (mercoledì, 14 gennaio 2015 21:50)

    Come ben dici non sono chiacchiere da bar ma problemi di grande interesse per tutti quanti si trovino in un contesto riguardante la psichiatria.Grazie!

    Maria Grazia Nigra,
    DiAPsi Savigliano-Saluzzo-Fossano

  • #2

    silvana palleria (venerdì, 30 gennaio 2015 18:39)

    Grazie per ciò che dici, condivido il tuo pensiero e sono convinta che sono temi di cui se ne dovrebbe parlare di più proprio perchè non sono affatto chiacchiere da bar!
    Silvana Palleria
    DiAPsi Savigliano-Fossano-Saluzzo

ATTIVITA' ASSOCIATIVA 2017
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IL PROGRAMMA 2017-2018

http://www.casadelquartieredonatello.it

I LUOGHI DEL POSSIBILE

Fare salute mentale oggi

 

a cura del Consorzio Cascina Clarabella

 

Introduzione
La salute mentale che sogniamo
Claudio Vavassori, Carlo Fenaroli

L’IDEA DI CURA

Mettere tra parentesi la malattia mentale
Nuove (e vecchie) ipotesi per la cura della sofferenza psichica
Intervista a Angelo Barbato a cura di Roberto Camarlinghi e Francesco d’Angella

Riconoscersi nel destino di fragilità dell’altro
Per curare servono introspezione e immedesimazione
Eugenio Borgna

Perché non bastano gocce e pastiglie
Se la salute mentale è data da casa, lavoro e rete sociale
Andrea Materzanini

La salute mentale tiene le porte aperte
Il sogno di Cascina Clarabella
Intervista a Claudio Vavassori a cura di Roberto Camarlinghi

PER UNA CITTA’ CHE CURA

Il sogno della città che cura
L’attualità della lezione basagliana
Intervista a Franco Rotelli a cura di Roberto Camarlinghi

Di chi sono gli adulti fragili di una città?
Un’esperienza di collaborazione tra servizi a Piacenza
Corrado Cappa, Claudia Marabini

I luoghi buoni della cura
Come mandare avanti la rivoluzione culturale avviata da Basaglia
Intervista a Peppe Dell’Acqua a cura di Anna Poma

Fare inserimenti lavorativi nel tempo della crisi
Una sfida epocale per la cooperazione sociale
A cura di Carlo Fenaroli e Claudio Vavassori

Lavorare con il sogno di una felicità urbana
Senza un’utopia rimane il poco che viviamo quotidianamente
Intervista a Benedetto Saraceno a cura di Roberto Camarlinghi e Francesco d’Angella

PER UNA PSICHIATRIA DI COMUNITA’

In salute mentale il sociale è importante
Perché prendersi cura della vita quotidiana
Andrea Materzanini

Rompere l’inerzia psicotica
A cosa serve il budget di salute
Domenico Castronuovo

Il budget di salute in dieci punti
Verso una psichiatria di comunità
Roberto Legori, Greta Manca

Storie in cammino verso l’autonomia
Tre racconti di operatori
Valentina Gaspari, Mauro Peri,Greta Manca

LETTERE AI GIOVANI OPERATORI

A un giovane operatore della salute mentale
Lettera aperta per riconoscerci in una storia che parla al futuro
Peppe Dell’Acqua

Navigare nei mari della salute mentale
Raccomandazioni ai giovani marinai di un intrepido equipaggio
Intervista a Benedetto Saraceno a cura di Roberto Camarlinghi

 

Essere operatore della salute mentale
Idee per un manifesto
A cura degli operatori della Cascina Clarabella

 

   Micheline Cacciatore

  

Quando l'ansia infantile prende il sopravvento

 
Casa editrice: CreateSpace Independent Publishing Platform
pag.118 - € 11,22
 

https://www.amazon.it/Quando-lansia-infantile-prende-sopravvento/dp/1983896691

   

 

Uno psichiatra e una psicologa si confrontano a partire da un libro che racconta l'esperienza di lotta di una madre accanto a una figlia contro l'emetofobia, un'ansia infantile che genera una paura irrazionale.
 
Il libro narra una storia realmente accaduta, raccontata in prima persona da una madre che si trova a dover gestire l'insorgenza dell'emetofobia (paura irrazionale del vomito) nella vita di sua figlia e della sua famiglia. Mentre le condizioni di sua figlia peggiorano di giorno in giorno: diventa sempre più magra, si rifiuta di uscire di casa, utilizza una serie di rituali ossessivi, questa madre si rende conto che le normali sedute settimanali di psicoterapia non sono sufficienti ed è necessario trovare una cura specifica. Nonostante l'emetofobia sia una delle cinque fobie più diffuse, è ancora poco conosciuta e trovare una cura adeguata può essere difficoltoso. Dopo varie ricerche, la madre approda finalmente alla Clinica Universitaria di Miami che propone una terapia mirata: la desensibilizzazione graduale intensiva, che prevede un'esposizione progressiva allo stimolo che provoca la fobia, in questo caso il vomito. Nel corso del libro viene raccontato il percorso terapeutico che porta gradualmente la giovane paziente, ma anche i suoi familiari, a gestire e superare la fobia. In seguito a questa esperienza, Micheline Cacciatore, l'autrice ha aperto un blog “Emetofobia destrutturata” nel tentativo di raggiungere ed essere d'aiuto ad altri genitori che si trovano ad affrontare la stessa problematica.
Quando l'ansia infantile prende il sopravvento è il primo libro di Micheline Cacciatore. Il successo del suo blog, “Emetofobia Destrutturata”, l'ha convinta a scrivere per raggiungere ancora più persone. È cresciuta in Massachusetts e ha frequentato la Walnut Hill School of Arts, dove ha studiato danza classica. Dopo un brutto infortunio, che le ha impedito di proseguire la carriera di ballerina professionista, ha frequentato la scuola di fotografia, dove ha ottenuto il diploma di fotografa e ha conosciuto il suo futuro marito. Dopo aver lavorato alcuni anni come fotografa, è tornata alla sua vera passione, la danza, dedicandosi all’insegnamento. Nel 2010, Micheline ha venduto la scuola di danza in Massachusetts, per trascorrere più tempo con la sua famiglia. Insegna ancora danza e vive a Miami, con il marito e i due figli.