LIBERIAMOCI DALL’EGOISMO. Per la giornata nazionale sui disturbi del comportamento alimentare (di Elisa B.)

LIBERIAMOCI DALL’EGOISMO

Per la Giornata Nazionale

del Fiocchetto Lilla

sui disturbi del comportamento alimentare

 

Expo Milano 2015 sarà una vera e propria piattaforma di confronto, di idee e soluzioni condivise, sul tema dell’alimentazione. Stimolerà la creatività dei Paesi, e promuoverà le innovazioni per un futuro sostenibile. Ma non solo, Expo Milano 2015 offrirà a tutti la possibilità di conoscere ed assaggiare i migliori piatti del mondo, e scoprire le eccellenze della tradizione agroalimentare e gastronomica di ogni Paese.

Molti sono i numeri che già si contano in relazione a tale esposizione: a partire dalle date, dal 1 maggio al 31 ottobre, all’ 1,1 milioni di metri quadri dell’area espositiva, ai 140 Paesi partecipanti, ai 20 milioni di visitatori attesi, fino ad arrivare ai 24000 circa, cifra che conta le persone che muoiono di fame ogni giorno.

Un tasso in continuo aumento, al quale i media dedicano ancora troppa poca importanza, è quello dei disturbi alimentari, nonché la presenza pervasiva, soprattutto tra adolescenti, di fattori specifici che possono considerarsi predisponenti allo sviluppo di tali disturbi.

Basti sapere che nei Paesi industrializzati, come l’Italia, 8/10 ragazze su 100, appartenenti ad una fascia di età che varia tra i 12 e 25 anni, soffrono di disturbi del comportamento alimentare. Solo nel nostro Paese si contano tre milioni di persone, e nel 90% dei casi si tratta di donne.

Ma tali dati ancora non sono sufficienti, per colmare la gigantesca disinformazione del mondo, riguardo a una malattia della mente, per la quale negli ultimi 20 anni si è assistito ad un enorme aumento dei casi. Ancora non basta a rendere visibile all’occhio umano un problema apparentemente invisibile, che vive e si nutre nell’indifferenza degli altri; un disturbo che non è solo un capriccio, ma un vero e proprio male di vivere.

Definiti molto spesso come disturbi che colpiscono un individuo di sesso femminile, appartenente alla fascia di età caratterizzata dallo sviluppo fisico e psichico, l’anoressia e la bulimia sono considerate manifestazioni della difficoltà di raggiungere l’autonomia, in una società che impone alle donne richieste sempre più pressanti, di adesione a precisi canoni estetici, e a standard di efficienza molto elevati.

Quanti di noi possono affermare con sincerità, di non aver mai subito il peso di tale pressione?

Anoressia e Bulimia sono due dei mille volti della malattia, che deriva della società consumistica del nostro tempo, ma sono prima di tutto due modalità di identificazione. Non sono soltanto sintomi, ma sostantivi che il soggetto si attribuisce, come mezzo per ritrovare il senso della propria identità, messa in crisi, e allo stesso tempo perentoriamente richiesta da questa stessa società, che sollecita al consumismo.

La malattia deriva dall’allontanamento progressivo dell’individuo nei confronti del contatto umano, spingendo disperatamente la persona a trasferire il suo desiderio verso un oggetto.

Le droghe, il cibo, il sesso, il gioco d’azzardo, o anche la dipendenza da internet o dai telefonini, hanno come scopo principale il cambiamento della percezione di sé e dell’ambiente circostante, modificano lo stato di coscienza, trasformano il disagio umano e modulano la grande sofferenza interiore.

Ma non è finita qua. Se è  vero che i disturbi dell’alimentazione sono caratterizzati da evidenti alterazioni del comportamento alimentare,  è altrettanto vero che contengono al loro interno mille volti, mille sfaccettature diverse, tante facce della stessa medaglia.

La malattia è un circolo vizioso, un pericoloso giro della morte, che trova la propria forza, e il proprio nutrimento nell’indifferenza e nell’incomprensione della gente; può colpire chiunque, non fa distinzioni classiste, né di età, né di sesso. Spesso le persone affette presentano tratti borderline e depressivi; ma non solo, le cause scatenanti sono infinite, e molte volte difficili da paragonare.

Può succedere di ritrovarsi all’interno di questo vortice della morte, costretti a fare i conti con se stessi, e a vivere questo calvario imposto dalla malattia, a causa del “peso” di quella facciata che la società impone, la pressione esercitata da “una maschera” di noi stessi, che a lungo andare può far perdere il contatto diretto con il nostro vero io.

Quel che è peggio, è che ancora troppo spesso questo male profondo, vive una vita intera avvolto da una coltre di vergogna, troppo spesso viene seppellito nella zona più nascosta e profonda del nostro essere, troppo spesso, ancora, viene ignorato.

In conclusione, appare quasi doveroso “istruire” la coscienza umana ,alla vigilia dell’8 Marzo, perché la festa della donna non si riduca solo a party e spogliarelli, ma porti all’interno di sé la memoria dei tanti drammi, che il gentil sesso, purtroppo, ancora subisce.

In questi giorni di quaresima, e nell’ormai poco tempo che ci separa dall’Expo Milano 2015, dovremmo impegnarci tutti in un digiuno di egoismo. Solo liberandoci dell’egoismo, che vive in ognuno di noi, riusciremmo a distruggere definitivamente quella barriera d’indifferenza e incomprensione, che ancora ci separa da tale malattia, che non può e non deve continuare a vivere nell’ignoranza.

 

Elisa B.

Centro per i Disturbi del Comportamento Alimentare - Servizi di Psichiatria Territoriale ASL CN1 -


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Le Parole ritrovate sono un movimento che negli ultimi vent’anni ha cercato di rivoluzionare la salute mentale in Italia. Lo ha fatto    in maniera “dolce”: attraverso la passione e l’impegno quotidiano   di migliaia di persone. Questa rivoluzione si ispira a un principio: dare voce alle persone. Fare in modo che anche utenti e familiari abbiano un ruolo attivo e siano coinvolti nelle decisioni che con- tano attraverso quell’approccio che è diventato noto in tutta Italia come fareassieme. Sembra un principio semplice, ma purtroppo non è scontato. Nell’Italia della salute mentale, che viaggia a molte velocità diverse, ci sono ancora realtà dove le persone che soffrono di disturbi psichici – e le loro famiglie – sono spesso abbandonate    e inascoltate. Lasciate ai margini.

Le Parole ritrovate, in questi vent’anni, hanno messo in atto mol- tissime iniziative per far ritrovare le parole a queste persone. E ascoltare davvero i loro bisogni. Per una salute mentale più umana   e più giusta.

 

Questo libro racconta proprio la storia di Le Parole ritrovategrazie ai contributi – preziosi e variegati – di chi questa rivoluzione l’ha messa in atto con azioni e iniziative concrete: dalle attività nei Dipartimenti, ai convegni, passando per originali traversate dell’o- ceano in barca a vela o viaggi in treno fino a Pechino. Il comune denominatore è che ogni iniziativa ha visto protagonisti medici e utenti, operatori e familiari. Tutti, in questo libro, raccontano un cambiamento possibile. Tante esperienze – in Italia, ma non solo – che prese singolarmente possono sembrare piccole, ma unite l’una all’altra dipingono un quadro di fiducia e speranza.

  Piero Ferrucci

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