RIFLESSIONI SULLA DELIBERA REGIONALE n. 30 SUI SERVIZI PSICHIATRICI (di Mario Chirico)

Vi invio la lettera inviata a Domenico Ravetti (Presidente della IV Commissione regionale su Sanità, assistenza, servizi sociali e politiche per gli anziani) dopo l'incontro del 20 Luglio ad Alessandria.

Un abbraccio a tutti.
Mario Chirico
Presidente dell'Associazione "Il Tiretto" di Novi Ligure



 Ciao Mimmo,

sono passati pochi giorni dal nostro incontro è avverto la necessità di ringraziarti per la tua disponibilità e di scusarmi della mia ansiosa irruenza dovuta, e sono certo di non sbagliare, alla voglia di comunicare a te, che per le Associazioni che si occupano del disturbo mentale sul territorio Alessandrino, sei il punto di riferimento alla Regione e, tramite tuo, a tutti i tuoi colleghi, quanto questa DGR debba essere rivista.

Deve essere rivista perché manca, in tutta la sua formulazione, il concetto di “guarigione” ed è quasi del tutto dimenticato quello di “riabilitazione” esibendo solo un progetto che è caratterizzato principalmente dal tentativo di stabilizzare la malattia che poi, altro non è che il contrario del curare.

Sicuramente sono un pessimo comunicatore che riesce, purtroppo, solo a trasmettere la sua ansia, facendo perdere di vista la sostanza di quello che vorrebbe esprimere. (Una persona a detto che sono troppo arrabbiato)

Provo allora a buttare su carta le mie impressioni su questa delibera che, nel suo insieme, propone soprattutto un cambiamento strutturale e manca fondamentalmente del cambiamento “culturale” che pure era presente, anche se in forma embrionale, nella 357 del 1997.

C’era in quella DGR molta più speranza di guarigione di quanto non se ne riscontri nell’attuale, forse parchè i tecnici, gli operatori e i relatori della delibera stessa, ricordavano bene l’inciviltà manicomiale.

In quella DGR del 1997 si intravvedeva, nella stessa componente strutturale, il tentativo di un percorso riabilitativo che sfociava proprio in quei G.A. che oggi sono relegati a semplici contenitori di malati incurabili.

Pensa, la delibera 357 a tal proposito recitava:

“Si ritiene sia indispensabile costituire Gruppi Appartamento (G.A.) quali soluzioni abitative

 per rispondere a specifiche esigenze di residenzialità assistita di tipo non asilare, rivolte a pazienti 

giunti in una fase “avanzata” del loro reinserimento sociale”

Dunque, non un punto di arrivo di ammalati cronici (poi sulla cronicità ci sarebbe 

molto da dire) ma di transito verso l’emancipazione dalla malattia e, possibilmente, 

dai servizi.

Ci sarebbe da chiederci il perché, dopo quarant’anni, malgrado i nuovi farmaci siano in grado di sopire con più facilità i sintomi del disturbo e quindi facilitare il percorso di cura e di relazione, ci sia stata tale regressione.

Credo che questa involuzione derivi, senza voler generalizzare, da una cultura che ritiene il malato psichiatrico inguaribile e di conseguenza formulare azioni per combattere il disturbo mentale, con il marchio della rassegnazione e dell’inutilità.

E’ evidente che tutta la parte strutturale della delibera (in particolare le SRP2 e le SRP3.), non è altro che la riproposizione della manicomialità, della volontà di separare, della inguaribilità. (il manicomio è evidentemente, per molti, un ricordo lontano)

Si dimentica in questa DGR, l’utilità di un rapporto di collaborazione attiva nella cura con la famiglia e malgrado l’utilizzo di parole come “centralità della persona”, espressione ormai corrosa parchè abusata da molti come un mantra, si dimentica anche che la persona (non la malattia) presa in carico (curata) è un cittadino con tutti i suoi diritti, è un soggetto con una storia che va contestualizzata e valorizzata, è un individuo che potrà essere curato solo se gli sarà data la possibilità di rimettersi in gioco permettendogli di riacquistare dignità e responsabilità.

Tutto questo nella delibera non c’è, da una parte c’è chi fa diagnosi e dispensa medicine, dall’altra chi si occupa di assistenza e di un abitare senza speranza.

La delibera dice chiaramente che nelle SRP2 e nelle SRP3 (G.A.) saranno inseriti pazienti su cui interventi di tipo terapeutico riabilitativo hanno scarso o nullo effetto (inguaribili) e con questo dimenticando, come dice Beppe Dell’Acqua, che “ il disturbo mentale è qualche cosa che ha a che vedere con il divenire e con le continue trasformazioni del vivere ”. In pratica ci si preoccupa solo di stabilizzare la “malattia” senza riconoscere la persona, proponendo una psichiatria istituzionale e non di relazione.

Caro Mimmo, noi possiamo curare (e non stabilizzare) solo se diamo a queste persone soggettività, responsabilità e dignità, in ultima analisi se li riconosciamo cittadini con uguali diritti e doveri di tutti noi, li possiamo curare se non li separiamo dal mondo ma, al contrario, li apriamo al mondo, noi li possiamo curare se spostiamo il focus dalla stabilizzazione della malattia alla guarigione della persona.

Per fare questo occorre avere coraggio.

Ti ho fatto perdere dell’altro tempo e non so sono stato capace di motivare il mio pensiero e me ne scuso.

Ti saluto,

un abbraccio

Mario


Scrivi commento

Commenti: 0

 

Questo sito è iniziato

il 02-06-2014

TOTALE VISITATORI

34817

TOTALE VISITE

51656

Dati aggiornati

al 25-06-2019

DATI COMPLETI SITO MENTEINPACE
anni 2014-2018
DATI COMPLETI SITO MENTEINPACE.pdf
Documento Adobe Acrobat 618.6 KB

Referenti del Movimento “Le Parole Ritrovate”

a cui ci si può rivolgere per informazioni e collaborazioni

nelle regioni d’Italia dove il movimento è presente

 

vai anche alla pagina CONTATTI

Movimento LE PAROLE RITROVATE
Elenco Referenti regione per regione
elenco referenti regionali.pdf
Documento Adobe Acrobat 196.6 KB

----------------------------------------------

ATTIVITA' MENTEINPACE 2018
MIP - ATTIVITA' 2018.pdf
Documento Adobe Acrobat 129.6 KB
PROGETTO "STARE BENE INSIEME"
Relazione descrittiva presentata alla Fondazione CRC
PROGETTO STARE BENE INSIEME- RELAZIONE D
Documento Adobe Acrobat 405.0 KB

 

GUARDA LE NOVITA' della

CASA DEL QUARTIERE DONATELLO

http://www.casadelquartieredonatello.it

RENZO DE STEFANI E JACOPO TOMASI

 

LE PAROLE RITROVATE

LA RIVOLUZIONE DOLCE DEL FAREASSIEME

NELLA SALUTE MENTALE

 

Prefazione di Fabio Folgheraiter

 

 


Le Parole ritrovate sono un movimento che negli ultimi vent’anni ha cercato di rivoluzionare la salute mentale in Italia. Lo ha fatto    in maniera “dolce”: attraverso la passione e l’impegno quotidiano   di migliaia di persone. Questa rivoluzione si ispira a un principio: dare voce alle persone. Fare in modo che anche utenti e familiari abbiano un ruolo attivo e siano coinvolti nelle decisioni che con- tano attraverso quell’approccio che è diventato noto in tutta Italia come fareassieme. Sembra un principio semplice, ma purtroppo non è scontato. Nell’Italia della salute mentale, che viaggia a molte velocità diverse, ci sono ancora realtà dove le persone che soffrono di disturbi psichici – e le loro famiglie – sono spesso abbandonate    e inascoltate. Lasciate ai margini.

Le Parole ritrovate, in questi vent’anni, hanno messo in atto mol- tissime iniziative per far ritrovare le parole a queste persone. E ascoltare davvero i loro bisogni. Per una salute mentale più umana   e più giusta.

 

Questo libro racconta proprio la storia di Le Parole ritrovategrazie ai contributi – preziosi e variegati – di chi questa rivoluzione l’ha messa in atto con azioni e iniziative concrete: dalle attività nei Dipartimenti, ai convegni, passando per originali traversate dell’o- ceano in barca a vela o viaggi in treno fino a Pechino. Il comune denominatore è che ogni iniziativa ha visto protagonisti medici e utenti, operatori e familiari. Tutti, in questo libro, raccontano un cambiamento possibile. Tante esperienze – in Italia, ma non solo – che prese singolarmente possono sembrare piccole, ma unite l’una all’altra dipingono un quadro di fiducia e speranza.

Pronto intervento emozioni

Strategie di mindfulness per affrontare con serenità le difficoltà della vita

Il volume affronta le principali e più diffuse emozioni dolorose, descrivendone sintomi, rimedi e terapie.

La paura, l’abbandono, l’insuccesso o il dolore sono un’esperienza comune nella vita di chiunque. Eppure, spesso facciamo poco o niente per riparare i danni che queste emozioni procurano. Perché? Semplicemente, perché non abbiamo gli strumenti adatti per gestirle: ci sembra eccessivo ricorrere a uno psicanalista, e insufficiente parlarne a un amico.

Così accade che trascuriamo le nostre ferite psicologiche perché pensiamo che non esistano rimedi semplici, rapidi ed efficaci per guarirle.

Primo soccorso emotivo
Ognuno di noi può imparare facilmente tecniche e interventi di primo soccorso emotivo, accelerando la «guarigione» dalle proprie ferite e prevenendo l’arrivo di quelle future. Il volume propone tecniche ispirate alla mindfulness, l’approccio che consente di sviluppare la flessibilità mentale e aumentare l’autoconsapevolezza, per permettere a ognuno di noi di costruirsi il personale  kit essenziale di primo soccorso emotivo, da tenere sempre a portata di mano.