SE QUESTO E' UN PAZZO (di Andrea Castellino)

Questo scritto vuole essere soltanto una riflessione sulla morte di Andrea che è stato arrestato in modo disumano secondo me. Ho volutamente scritto solo il suo nome per rispetto e perché pure io mi chiamo Andrea.

Anche a me è capitato di soffrire di disagio psichico ed essere ricoverato più volte in un reparto psichiatrico.

Posso dire apertamente che vivere per dei mesi, a volte, in reparto è già una sofferenza.

La brutalità con cui Andrea è stato arrestato e legato perché pazzo come me mi dà i brividi.

Sto pensando ai diritti dell’uomo spesso negati a uno come lui e come me, che spaventa nei suoi comportamenti inusuali e non consoni a questa società che dà per scontato che è pazzo, un diverso da allontanare e contenere. A priori sovente non si guarda lo stare male come una patologia qualunque: i diversi come Andrea e me turbano e impauriscono e quindi vanno legati secondo il bon ton di questa società di altri pazzi che violano i diritti dell’uomo in modo così superficiale, quasi fosse normale… invece di capire alla radice se un uomo o una donna è pericoloso e può vivere tra persone “normali”. È qui il nocciolo della questione: dov’è la normalità nel brutalizzare un pazzo fino a farlo morire? Per me non c’è nulla di normale in questo modo irresponsabile di agire della Forza Pubblica e Dottori responsabili, con i loro comportamenti,  della morte di un uomo.

Pensavo che con la Legge Basaglia, che ha solo in teoria chiuso gli ospedali psichiatrici, ci fosse più rispetto per chi soffre di Sofferenza Emozionale.

Quello che più mi ferisce in questa brutta storia è che chi ci ha rimesso è Andrea e altri come lui e come me: ora io sono spaventato nell’entrare in un Reparto Psichiatrico ed ho paura. Non bisogna certo incolpare chi fa della professione (Psichiatri, Medici, Infermieri) una missione e svolge il proprio lavoro con responsabilità e dedizione; ma cavoli, questa morte fa riflettere e spaventa!

 

Andrea Castellino, Associazione Menteinpace, Cuneo.  

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Commenti: 2
  • #1

    Rosita (lunedì, 24 agosto 2015 21:27)

    Ho subito un TSO per schizofrenia ma mi ritengo una persona fortunata. Andrea ha incontrato persone senza umanità INCOMPETENTI che andrebbero rimossi dai loro incarichi per omicidio. Sono indignata e non spaventata !

  • #2

    meo (domenica, 13 settembre 2015 11:16)

    Un fatto che sconvolge tutti coloro che non conoscono il disagio psichico e che sono lontani dal sapere quanto traumatico può essere un Trattamento Sanitario Obbligatorio, ma che ancor più lascia sgomenti e increduli chi, purtroppo, ha bisogno del ricorso a cure psichiatriche. Il TSO, a mio avviso, deve essere attivato in rarissimi casi e deve essere praticato, possibilmente, da persone sensibili e professionali che conoscono il soggetto da trattare. Questo per evitare fatti violenti e rifiuto categorico da parte del paziente. HA RAGIONE ANDREA AD ESSERE SPAVENTATO DA UN FATTO DEL GENERE!
    Che non succeda mai più!

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 Claudio Rabbia

LA MIA VITA CON IL PARKINSON SULLE NOTE DEL TANGO

 

ArabaFenice Edizioni

2018, € 16,00, pag.176

 

Claudio Rabbia racconta con ironia la sua vita, dalle prime bravate da bambino all'incontro con Ivana, dalle difficoltà economiche alla scoperta del Parkinson che, a soli 44 anni, con due figli ancor piccoli, gli stravolge l'esistenza.
Dopo iniziale depressione decide di combattere la malattia a viso aperto, memore delle parole di suo padre "Se non ci riesci prova a fare al contrario di quello che hai fatto finora". Così Claudio studia nuove strategie per affrontare tutti gli ostacoli che la malattia porta al movimento.
Seguendo questa nuova strada si accorge che, dopo aver ballato il Tango argentino, sta meglio: ritrova l'equilibrio, i movimenti sono più sciolti, anche la calligrafia cambia. Ne parla con i suoi medici e da quel momento la sua vita cambia direzione.

QUARTA DI COPERTINA

Mi rimboccai le maniche cercando di dimenticare la frase "Non si guarisce, è una malattia degenerativa". Non volevo limitarmi a cercare stratagemmi per sopravvivere. Da quando misi in pratica quesa teoria, cioè non limitarmi ai consigli dei medici ma provare ad andare oltre, pur non sapendo ancora come, mi accorsi di sentirmi meno depresso. Trovare una speranza diversa dalle solite mi faceva acquisire fiducia in me stesso.
Ora avevo chiara la mia situazione: era come se avessi due personalità dentro di me. Mi dividevo fra la parte mia normale e la parte ammalata: da una parte ero Claudio Rabbia, dall'altra ero Claudio Parkinson. Quindi non ero tutto da buttare, metà di me era normale.
Difficile la convivenza dei due Claudio: il primo sempre attivo e allegro, il secondo ogni volta più lento e malinconico. Questo era il mio nuovo mondo.
Tenere divisi questi due personaggi è stato utile, a mio parere. Non ho mai condiviso la teoria degli psicologi che cercano in tutti i modi di farti accettare "la situazione". Non posso accettare la convivenza in me di un qualcosa che mi fa stare male. CR sta bene e non deve fermarsi per aspettare CP che è lento e che fa stare male. Che provi a correre più veloce se vuole raggiungermi, intanto non ce la farà mai. CR sarà sempre davanti. Accettai così la sfida con Mister park.
BIOGRAFIA DELL'AUTORE
Claudio Rabbia nasce a Cuneo il 16 settembre 1956. La sua famiglia è composta da papà Angelo e mamma Lucia, due sorelle più grandi di lui, Concetta ed Elsa, e due fratelli più piccoli, Paolo e Alberto. Terminata la terza media inizia a lavorare nell'azienda agricola di famiglia a Roata Chiusani.
Il 23 maggio del 1981 si sposa con Ivana Revelli e, dalla loro unione, nascono Maurizio nel 1982 e Andrea nel 1986.
All'età di 44 anni, nel 2000, iniziano le prime difficoltà motorie e dopo le prime visite neurologiche, nel 2001, gli viene diagnosticato un "Parkinsonismo". Poco tempo dopo ha la certezza di essere affetto dalla "Malattia di Parkinson".
Dopo un periodo di comprensibile depressione si rialza, grazie alla forza sua e della moglie Ivana che lo spinge a non chiudersi e a continuare a coltivare la loro grande passione, il Tango Argentino.
Nel 2006 Claudio fonda, con l'aiuto di alcuni amici e dei neurologi dell'Istituto Auxologico Italiano di Piancavallo, che lo seguono, l'Associazione Parkinson Lago Maggiore con sede a Pallanza.
Nel 2011 apre una seconda sede a Cuneo diventando "Associazione Parkinson Lago Maggiore, Cuneo e le sue Valli", meglio conosciuta grazie al suo originale e simpatico logo con la lumaca "La Parkimaca", portandolo così a far conoscere e divulgare, in Italia e non solo, la tanto sospirata "Tango Terapia".