APPELLO PER RICORSO AL TAR CONTRO LA DELIBERA REGIONALE SUL RIORDINO DELLA RESIDENZIALITA' PSICHIATRICA (A.L.M.M. e Di.A.Psi. Piemonte) 

Oggetto:  DGR 30 di riordino della residenzialità psichiatrica

 

I numerosi tentativi di dialogo con l’Assessorato alla Sanità e con la Direzione Sanità della Regione Piemonte non hanno, fino ad oggi, avuto alcun riscontro.

L’ultima lettera inviata con precise richieste di confronto sulla DGR n.30 è rimasta senza risposta alcuna.

Considerato che i tempi per un eventuale ricorso al TAR sono ormai decisamente stretti (entro i primi giorni di settembre scadono i termini), riteniamo opportuno prepararci per ricorrere alla Giustizia Amministrativa se le Istituzioni dovessero continuare a ignorare ogni nostra richiesta in qualità di rappresentanti dei Cittadini che DIRETTAMENTE usufruiscono dei servizi che la Giunta Regionale ha deciso di riorganizzare senza confronto alcuno con le parti.

I punti della DGR che direttamente riguardano le Associazioni di Pazienti e Famigliari e che rischiano di arrecare danno ai pazienti e alle loro famiglie sono principalmente i seguenti:

1.      La Giunta ha deliberato senza predisporre una analisi dell’esistente. La valutazione dei pazienti inseriti nei vari luoghi di cura è stata richiesta ai DSM dopo aver deliberato;

2.      Non è garantito il Diritto di Informazione e Scelta del luogo di cura. Non significa che il paziente decida dove andare autonomamente, ma che individuata la tipologia di struttura in accordo con il curante, possa esprimere aspettative e desideri, scegliere tra due-tre “luoghi” certamente diversi per ubicazione, caratteristiche, persone che già vivono in quel luogo di cura. Certamente va superata la logica del posto vuoto da riempire, che in alcuni casi trasforma gli inserimenti residenziali  in qualcosa di simile al funzionamento di un’agenzia immobiliare.

3.      Il Progetto Terapeutico deve essere scritto, firmato dal paziente (o tutore), condiviso con la famiglia laddove esistano le condizioni e una copia deve essere consegnata al paziente o tutore. Devono essere chiaramente indicati obiettivi del trattamento, tempi e modalità dell’inserimento e delle verifiche degli obiettivi. I tempi di inserimento nelle diverse tipologie di struttura devono essere rispettati e il CSM, che mantiene la titolarità della cura, deve monitorare costantemente l’andamento del progetto. Tutto questo non è indicato nella DGR 30.

4.      Non è garantito il coinvolgimento delle Famiglie e delle Associazioni di famigliari in alcuna fase della riorganizzazione della rete dei servizi residenziali;

5.      Non è garantita la continuità terapeutica se i Gruppi Appartamento usciranno in blocco dalla Sanità; cosa ci sarà dopo la Comunità? E, ad esempio, non si comprende come un Gruppo Appartamento con copertura sulle 24 ore possa essere “riqualificato” come socio-assistenziale e “uscire” dalla Sanità.

6.      La compartecipazione alla spesa per i Gruppi Appartamento (senza garanzie di copertura per la parte socio-assistenziale né da parte della Regione, né da parte dei Comuni e senza alcun tetto di reddito stabilito), farà ricadere il 60% della spesa sulle Famiglie;

7.      La quota alberghiera indicata nella DGR fa sì che qualsiasi Appartamento in qualsiasi luogo abbia gli stesso costo di gestione alberghiera: questo pare poco verosimile con i dati di realtà, i costi variano a seconda del tipo di struttura, del luogo in cui si trova ecc…

8.      Non è garantita la Cura: diminuite le ore di medico, psicologo, educatore. Aumentate le ore di OSS.

9.      L’Osservatorio permanente sulla Psichiatria deve essere inserito nella DGR con indicati: la composizione, gli obiettivi e le funzioni.

 

A queste preliminari osservazioni, vanno  aggiunte quelle che vorrete inviarci, più elementi saranno preziosi per formalizzare un documento completo.

 

Un eventuale ricorso si quantifica in un costo importante, nonostante sia un prezzo molto scontato in quanto siamo Associazioni, di circa € 6000,00 (in attesa del preventivo definitivo e scritto che vi farò pervenire al più presto). Solo presentare il procedimento ha un costo di € 750,00 a cui si sommano bolli vari e la parcella del Legale.

Per ricorrere va firmata delega da parte dei Presidenti di ogni singola Associazione. Non è necessario firmare tutti, basta anche solo una Associazione o due per formalizzare il ricorso, ma è necessario che le Associazioni che decideranno di sostenere una eventuale scelta di ricorso esprimano il loro parere favorevole via mail e si attivino per promuovere raccolte fondi in tempi rapidi. Le Associazioni che firmeranno la delega, saranno ufficialmente indicate come Associazioni titolari del ricorso.

Entro i primi giorni di settembre organizzeremo a Torino una cena di raccolta fondi e abbiamo già raccolto l’impegno di molti a sostenerci, in particolare dalle Cooperative Sociali e da operatori dei Servizi. Nessuna delle Associazioni è infatti in grado di sostenere un impegno economico così importante e anche mettendo insieme le nostre risorse credo che difficilmente possiamo pensare di arrivare a sostenere una simile spesa. Unendo invece le forze di tutti, ognuno contribuendo come potrà e chiedendo il sostegno delle persone vicine alle Associazioni, possiamo farcela.

Vi segnalo che parte del mondo della Cooperazione Sociale ricorrerà, così come il Privato Imprenditoriale, su aspetti della DGR di loro stretta competenza e diversi da quelli che dovremo invece sostenere noi Associazioni. Molto probabilmente anche il Comune di Torino andrà verso il ricorso, attendiamo conferme definitive nei prossimi giorni.

 

I contributi economici saranno raccolti dalle Associazioni ALMM Onlus e DIAPSI Piemonte.

Le modalità saranno conto corrente postale o bonifico bancario con CAUSALE: RICORSO TAR

·         IBAN   ALMM Onlus                         IT 59 T 02008 01058 000002075757

·         CC POSTALE   ALMM Onlus             32381105  

 

In attesa di un vostro tempestivo riscontro, resto a disposizione per qualsiasi chiarimento/approfondimento, con la speranza di costituire un movimento coeso e forte di contrasto ad una riorganizzazione della residenzialità psichiatrica necessaria, certo, ma che credo tutti auspichiamo metta al centro i bisogni delle Persone a cui è rivolta.

Cordiali saluti,

 

Il Presidente ALMM (Associazione Lotta alle Malattie Mentali) Onlus

Barbara Bosi


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-   IBAN DI.A.PSI. PIEMONTE                 IT 76 U 02008 01105 000001468669

-   CC POSTALE                                      14862106


IL PRESIDENTE DI.A.PSI. PIEMONTE

Graziella Gozzellino

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Il progetto è condotto da Silvia Bongiovanni dell’Associazione culturale Kosmoki. Rientra nel più ampio progetto Restart & Recovery che ha come capofila la Cooperativa sociale “Proposta 80”. Partecipa anche la Cooperativa sociale “Momo” e l’Associazione “MenteInPace”.

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Sono passati più di quarant’anni da quando Franco Basaglia, coraggioso riformatore, ha realizzato il sogno di curare la malattia mentale senza i manicomi. La “sua” legge 180 doveva rivoluzionare l’intera cultura psichiatrica, ma la riforma del 1978 si è presto incagliata in ostacoli culturali, sociali, ideologici e organizzativi ed è ormai inadeguata nel fronteggiare i problemi della società contemporanea e dei nuovi malati. Ivan Cavicchi spiega perché il progetto di Basaglia è in realtà incompiuto e come la psichiatria sia ancora in larga parte da riformare, e propone di andare “oltre la 180”, rimuovendone le contraddizioni interne e sfondando il muro dell’apologia per evitare il rischio di regressività o di controriforma. Particolare attenzione va riservata ai professionisti sanitari che si occupano delle esistenze delle persone e dei loro “equilibri” nei contesti di vita e di lavoro, di ogni età e di ogni condizione sociale: un’adeguata riforma delle prassi degli operatori della salute mentale è infatti la più grande sfida del futuro della psichiatria e di tutta la medicina.

 

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Ivan Cavicchi è filosofo della medicina, sociologo e antropologo; insegna all’Università Tor Vergata di Roma. 

 

 

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