LA FAMIGLIA BELIER (di Roberto Pacifico)

Riflessioni sul film

proiettato presso il Parco “La Pinetina”

il 21 Agosto 2015

nell’ambito del Progetto

“Cinemainsieme – Cinema sotto le stelle”

 

 

di Roberto PACIFICO

volontario di MenteInPace, Cuneo

 

 

Quattro aspetti vorrei segnalare circa il film in questione.

 

A – È la storia di una famiglia contadina francese sordomuta con una figlia che può parlare normalmente. Mi sono chiesto e anche tante altre persone che fanno del bene, come mai ci vuole tanta burocrazia prima di ricevere una risposta. Nonostante che la figlia abbia la parola ha molti ostacoli da superare sia con la gente comune che con le istituzioni. Quelli che si occupano di questi problemi per motivi di carattere e per mantenere la posizione alle volte aggiungono ostacoli ma basterebbe più intelligenza e un po’ più di volontà.

 

B – Si nota la posizione della famiglia e le difficoltà di comunicare con gli altri, nonostante tanti discorsi fatti di gesti per capirsi ed unirsi di più. La posizione di isolamento del singolo è la difficoltà di parlare con i vari membri della famiglia, che è una cosa che succede anche oggi grazie purtroppo a tutte le difficoltà che ci sono all’esterno.

 

C – Viene sottolineata la difficoltà della figlia a frequentare una scuola di musica nonostante la grande passione che le consente di superare l’esame per iniziare una nuova scuola e anche nel campo dell’amicizia maschile. Per meglio dire due storie in parallelo. Nonostante l’unione e il lavoro di questi contadini, tra l’altro ben organizzato anche nei ruoli, c’è la difficoltà della figlia a studiare musica con un maestro che raggiunge con piccoli viaggi in bicicletta per poter frequentare il corso nel quale ci sono sia ragazzi che ragazze. Altro aspetto è quello di far sapere alla famiglia che, se tutto andrà bene, lei si staccherà da loro per fare un viaggio di alcuni giorni.

 

D – Tenacia e volontà di tutti per raggiungere la meta tanto cercata e tanto voluta. Cose che ad oggi sono ancora molto attuali e reali. È proprio vero che sia la posizione sociale che la comunicazione sono molto importanti se usate in modo giusto e leale, per diminuire e non per aumentare quello che negli ultimi anni chiamano la forbice sociale. Ovvero la differenza che c’è tra ricchi e poveri, ricordando ai primi che le persone sono uguali e anche loro possono avere bisogno.

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Commenti: 2
  • #1

    Meo Cometti (martedì, 29 settembre 2015 12:00)

    Roberto è sempre attento e acuto e non perde occasione per commentare gite e viaggi. Bravo Roberto!
    E bravo anche Paco che si occupa di inserire gli scritti sul sito e su facebook dopo averli "ripassati" ed arricchiti con foto e riproduzioni riportate sulle recensioni o immagini sulle escursioni del sabato.

  • #2

    Beatrice Durbano (martedì, 29 settembre 2015 21:22)

    Bravo Robi!!! Come sempre da parte tua un'analisi critica e originale del film, con riferimenti alle difficoltà della vita reale e ai problemi di comunicazione che esistono purtroppo nella nostra società. Grazie per scuotere le nostre coscienze. Un abbraccio

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Daniele Mencarelli

Fame d'aria

 Mondadori

Tra colline di pietra bianca, tornanti, e paesi arroccati, Pietro Borzacchi sta viaggiando con il figlio Jacopo. D'un tratto la frizione della sua vecchia Golf lo abbandona, nel momento peggiore: di venerdì pomeriggio, in mezzo al nulla. Per fortuna padre e figlio incontrano Oliviero, un meccanico alla guida del suo carro attrezzi che accetta di scortarli fino al paese più vicino, Sant'Anna del Sannio. Quando Jacopo scende dall'auto è evidente che qualcosa in lui non va: lo sguardo vuoto, il passo dondolante, la mano sinistra che continua a sfregare la gamba dei pantaloni, avanti e indietro. In attesa che Oliviero ripari l'auto, padre e figlio trovano ospitalità da Agata, proprietaria di un bar che una volta era anche pensione, è proprio in una delle vecchie stanze che si sistemano. Sant'Anna del Sannio, poche centinaia di anime, è un paese bellissimo in cui il tempo sembra essersi fermato, senza futuro apparente, come tanti piccoli centri della provincia italiana. Ad aiutare Agata nel bar c'è Gaia, il cui sorriso è perfetta sintesi del suo nome. Sarà proprio lei, Gaia, a infrangere con la sua spontaneità ogni apparenza. Perché Pietro è un uomo che vive all'inferno. "I genitori dei figli sani non sanno niente, non sanno che la normalità è una lotteria, e la malattia di un figlio, tanto più se hai un solo reddito, diventa una maledizione." Ma la povertà non è la cosa peggiore. Pietro lotta ogni giorno contro un nemico che si porta all'altezza del cuore. Il disamore. Per tutto. Un disamore che sfocia spesso in una rabbia nera, cieca. Il dolore di Pietro, però, si troverà di fronte qualcosa di nuovo e inaspettato. Agata, Gaia e Oliviero sono l'umanità che ancora resiste, fatta il più delle volte di un eroismo semplice quanto inconsapevole. Con "Fame d'aria", Daniele Mencarelli fa i conti con uno dei sentimenti più intensi: l'amore genitoriale, e lo fa portandoci per mano dentro quel sottilissimo solco in cui convivono, da sempre, tragedia e rinascita.

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