COMUNICATO DEGLI UFFICI CUNEESI DELLA PASTORALE SOCIALE E DEL LAVORO - In relazione al problema MICHELIN

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COMUNICATO DEGLI UFFICI CUNEESI DELLA PASTORALE SOCIALE E DEL LAVORO


In relazione al problema MICHELIN

Il lavoro non è necessario solo per l’economia, ma per la persona umana, per la sua dignità, per la sua cittadinanza, e anche per l’ inclusione sociale”. Papa Francesco, Torino, 21/06/2015

I responsabili della Pastorale Sociale e del Lavoro delle Diocesi di Alba, Cuneo, Fossano, Mondovì, Saluzzo si sono incontrati a Fossano il giorno 5 novembre c.m. per esaminare la difficile situazione sociale emersa a Fossano e in Provincia in seguito alla decisione della Michelin Italiana di ridurre drasticamente la propria attività in Piemonte, in particolare con la chiusura dello stabilimento di Fossano che attualmente dà lavoro a più di 400 persone. In attesa di più precise informazioni, mentre incoraggiano Azienda e Organizzazioni Sindacali al dialogo e ad un proficuo confronto, esprimono le seguenti riflessioni:

- la crisi ci richiama a riaffermare l’importanza del lavoro, di un lavoro per tutti, della difficoltà a controllare gli effetti della globalizzazione che possono avere ricadute gravissime a livello locale, il dovere che ciascuno assuma le proprie responsabilità, l’imperativo di muoversi secondo le esigenze del bene comune;

- occorre un impegno dei cristiani nel loro ambiente di vita ed in particolare in quello del lavoro affinché gli eventi seguano logiche di giustizia, di solidarietà, di fraternità;

- si impone una vigilanza operosa a fronte delle conseguenze della crisi, anzitutto creando e sostenendo reti  di dialogo tra tutti i soggetti coinvolti nel problema: i lavoratori, i sindacati, gli amministratori pubblici, l’impresa e tutti i cittadini responsabili.

Alle comunità cristiane presenti nelle nostre diocesi  propongono momenti di informazione, riflessione e confronto su questa realtà problematica, che non è la sola sul nostro territorio e non sarà l’ultima, sulle temute conseguenze, sulle alternative possibili, sulle solidarietà necessarie.

Invitano alla preghiera rivolta al Signore, possibilmente nel corso delle messe,  affinché illumini tutti i responsabili di decisioni così drammatiche. 



Per contatti e incontri
:

Flavio don Luciano – direttore ufficio della pastorale sociale e del lavoro (PSL) Diocesi di Cuneo e di Fossano e incaricato regionale per la pastorale sociale e del lavoro -  342.3967580 –pslavoro@diocesicuneo.it

Marco don Testa – direttore ufficio PSL Diocesi di Saluzzo – 348.4210353 – pemarcot@alice.it

Corrado don Avagnina – direttore ufficio PSL Diocesi di Mondovì – 3356243079 –redazioni@unionemonregalese.it

Piero Reggio –  ufficio PSL Diocesi di Alba – 335.7801326 – piero.reggio@alice.it

Fossano, 6 novembre 2015 

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Una clinica del sociale

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Economia impazzita, distruzione della madre terra, xenofobia, sessismo, fondamentalismi, terrorismo hanno concause comuni. Peste emozionale, fuga del tempo, obesità tecnologica configurano un corpo sociale affetto da depressione mascherata da accelerazione. Le crisi generano identità fragili, ansietà, rancore, immobilismo e quindi paranoia: per semplificare i conflitti cerchiamo capri espiatori, costruendoci dei nemici e innalzando muri. Ogni situazione politica è espressione di un parallelo problema psichico presente in milioni d'individui; a sua volta ogni personalità è anche frutto del portato della storia e di visioni del mondo nel contesto sociale di appartenenza. Tutto quello che avviene nella città (polis) è un insieme di fatti psichici. La Polisanalisi è un cammino per ampliare le visioni (il capitale semiotico) e favorire l'empatia e la bellezza nell'incontro con l'Altro, dato che la quantità di violenza è proporzionale alla ristrettezza del proprio punto di vista. Una clinica per permettere una cittadinanza terrestre vissuta in fiducia, reciprocità e cooperazione; interconnettendoci con il locale, il globale, la natura. Una cura per riattivare desiderio e speranza attraverso la condivisione di doni (comunità). Iniziamo la lettura chiedendoci: che domanda poniamo all'Altro con la nostra storia e che domanda l'Altro ci pone con la sua storia?