BLOCCATA DAL TAR PIEMONTE LA DELIBERA REGIONALE SUL RIORDINO DELLA PSICHIATRIA TERRITORIALE (Gianfranco Conforti)

Con ordinanza del 30 Ottobre 2015 il TAR del Piemonte ha annullato, previa sospensione, la Delibera della Giunta regionale n.30 del 3 Giugno 2015 inerente al “riordino della rete dei servizi residenziali della Psichiatria”. Tale sospensione durerà sino al 13 Gennaio 2016, data in cui vi sarà la trattazione di merito in udienza pubblica.

L’Assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta si è trovato un muro contro tale delibera; associazioni di familiari e utenti, sindacati, ordini professionali, sindaci, rappresentanti di strutture accreditate e di cooperative sociali l’hanno criticata, pur sottolineando i punti positivi e quindi non a priori.

Vari erano i temi di dissenso. La DiAPsi (Difesa Ammalati Psichici) Piemonte ad esempio, in un suo comunicato del 28 Settembre 2015, lamentava l’approccio Torinocentrico della delibera e l’assurdo accorpamento di Asti ed Alessandria in un unico Dipartimento di Salute Mentale. Inoltre sottolineava il mancato rafforzamento del territorio che, anzi, verrebbe indebolito con la chiusura di numerose strutture. Ciò determinerebbe una ripercussione anche per quanto riguarda il livello occupazionale, con la perdita di non meno di 500 posti di lavoro specie per quanto riguarda gli psicologi ed il personale delle cooperative sociali.

L’accusa principale, mossa da tutti quelli che hanno criticato la delibera, è di non aver consultato le parti interessate ma di aver deciso in modo unilaterale. Malgrado questo decisionismo, spinto tra l’altro dalla giusta volontà di mettere ordine circa le rette giornaliere delle diverse strutture residenziali (a seconda della intensità assistenziale) ed i criteri di accreditamento, si è evidenziato la mancanza di un Ufficio di riferimento regionale per la psichiatria, come denunciato dalle parti consultate nel corso dell’audizione della IV Commissione regionale del 7 Ottobre 2015 ed anche dal Presidente della Comunità “Il Porto” e della FENASCOP (Federazione Nazionale Strutture Comunitarie Psico-socio-terapiche) del Piemonte Metello Corulli.

La compartecipazione della spesa, da parte dei Comuni e/o dei familiari è un altro importante punto che ha raccolto critiche. Non a caso Piero Fassino, Presidente dell’ANCI e Sindaco di Torino si è opposto, unitamente ad altri Sindaci, alla delibera. Infatti, se non fosse stata bloccata la DGR 30 il Comune di Torino avrebbe avuto un aumento di spesa non inferiore ai 10 milioni di euro. 

A mio parere, dopo questa premessa in cui ho citato quanto riportato da vari organi d’informazione, due cose, ad un primo esame della delibera, mi stupiscono e preoccupano.

La prima è lo scarso peso che si dà al possibile valore terapeutico della comunità (con la c minuscola e cioè l’ambiente sociale in cui vivono i nostri pazienti). Tale terapeuticità dell’ambiente1 sociale può essere forte, specie se le strutture psichiatriche territoriali cercano di svilupparne le potenzialità. A questo riguardo appaiono importanti le parole pronunciate dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione della Giornata Mondiale per la Salute Mentale del 10 Ottobre specie quando afferma che, “nella cura di chi è affetto da malattia mentale, un ruolo di primo piano è svolto dal territorio e dalle sue reti 2”.

Certo l’obiettivo della Delibera regionale era mettere ordine per quanto riguarda le strutture residenziali psichiatriche. Ma un accenno, un invito ai vari responsabili dei Dipartimenti di Salute Mentale affinché si adoperino per sviluppare tali metodologie di rete, di collaborazione fra vari attori (operatori, amministratori, associazioni, utenti, familiari, ecc.) poteva esserci. Ciò, tra l’altro, farebbe diminuire i costi per il Servizio sanitario regionale e per i servizi sociali. Eppure la prevista fase transitoria prevede un ricollocamento degli utenti da una struttura all’altra e non parla di percorsi di autonomizzazione. Vi è un riferimento, a onor del vero, sul “reinserimento nella comunità locale” ma si riferisce solamente all’ubicazione della struttura che deve essere sul territorio del D.S.M. di competenza o comunque sul territorio regionale3. Positivo, a tale proposito invece, risulta il Progetto Terapeutico Riabilitativo Personalizzato previsto nella DGR 30 che, tra le altre cose, deve “garantire la valorizzazione dei legami familiari e sociali, dei contesti di vita e delle opportunità offerte dal territorio4.

La seconda è consequenziale. È prevista una compartecipazione da parte dei Comuni o dei familiari per gli utenti inseriti nelle “strutture residenziali psichiatriche per interventi socio riabilitativi” (SRP3), quelle a bassa intensità assistenziale, per sostenerne le spese. Ciò potrebbe determinare un incentivo ad indirizzare gli utenti ospiti delle SRP3 verso strutture a più alta intensità assistenziale, non per motivi clinici ma economici. Con l’assurda conseguenza che aumenterebbero i costi per la sanità piemontese. Cosa che avviene anche, a volte, con ricoveri ospedalieri in reparti psichiatrici che potrebbero essere evitati (o resi meno lunghi) con un’aumentata assistenza territoriale.

C’è da augurarsi che la sospensione della delibera possa rappresentare un’occasione per applicare i punti positivi e modificare le lacune, in un clima di consultazione ed ascolto dei vari soggetti interessati, tenendo nel contempo conto della necessità di addivenire ad un quadro omogeneo, razionale e soprattutto cogente.

 

Gianfranco Conforti  

  

 

1 – Non a caso si è sviluppata una metodologia d’intervento per la malattia mentale denominata “La comunità che guarisce”.  Come si legge nel sito www.e-rav.it occorre “pensare alle diverse realtà territoriali come luogo di incontro… in cui l’uomo sia al centro e in cui qualsiasi politica, pensiero, prassi siano orientati al benessere e alla salute mentale.

(cfr http://www.e-rav.it/pub/c_La_Comunit_che_guarisce.php);

 

2 http://www.agi.it/politica/notizie/mattarella_salute_mentale_integrazione_e_dignita_per_i_malati-201510100953-pol-rt10023    

 

3 – Sezione 1, punto 2 della Delibera della Giunta regionale n.30 del 3 Giugno 2015 (pag. 6);

 

4 – Sezione 1, punto 3 della Delibera della Giunta regionale n.30 del 3 Giugno 2015 (pag. 7);

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(Cuneo 1933-2017) ufficiale esperto di mine ed esplosivi, speleologo e fotografo, viene convocato nel 1957 dal ministero della Difesa per una missione segreta che lo porta a diventare inconsapevole testimone di una delle più atroci pagine del secondo dopoguerra: le foibe. Tale esperienza rimase per 50 anni solo nella sua memoria perché coperta dal segreto militare.
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