PRENDERSI CURA DEGLI ADULTI FRAGILI (Convegno a Torino di Animazione Sociale)

 

 
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PRENDERSI CURA DEGLI ADULTI FRAGILI
PER USCIRE DALLE CRONICITA'
TORINO 18 DICEMBRE 2015
Fabbrica delle "e" - Corso Trapani 91

LA PARTECIPAZIONE E' GRATUITA MA OCCORRE ISCRIVERSI

PROGRAMMA


 

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Oggi i servizi sociali e sanitari degli enti pubblici e del privato sociale sono sempre più chiamati a prendersi cura di adulti che vivono in un’estrema fragilità.
Condizioni economiche e abitative fortemente compromesse si sommano a reti sociali e affettive molto assottigliate, con gravi ripercussioni sullo stato di salute.
Prendersi cura di queste donne e uomini richiede un’integrazione fra servizi sociali e sanitari e un’elevata cooperazione tra le diverse figure professionali implicate.
Spesso questa integrazione e cooperazione è ostacolata dall’utilizzo della categoria della cronicità, dal diffondersi di un paradigma economico-finanziario nelle politiche sanitarie e di welfare e dal fascino degli specialismi nelle professioni.
Tutto ciò impedisce di promuovere quella continuità delle cure che costituisce un argine all’abbandono sociale.

per il programma:
http://www.gruppoabele.org/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/7336 

per iscriversi
https://docs.google.com/forms/d/1ncKTE7ysmq0tObq1_6d7W1d6l9E-wJ0pg6LBN77BYkI/viewform?c=0&w=1 

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Farhad Bitani

L'ultimo lenzuolo bianco

Edizioni Neri Pozza

 

«Sono tante, forse troppe, le cose che ho visto nei miei primi trentatré anni di vita. Adesso le racconto. Ho lasciato le armi per impugnare la penna. Traccio i fatti senza addolcirli, senza velarli. Dopo aver vissuto l’infanzia, l’adolescenza e la prima giovinezza nell’ipocrisia, ho un tremendo bisogno di verità».

Inizia così la sconvolgente testimonianza di Farhad Bitani, ex capitano dell’esercito, un giovane uomo che ha attraversato da osservatore privilegiato la storia dell’Afghanistan: dal potere dei mujaheddin ai talebani fino al governo attuale, che vive sotto l’ombrello occidentale.
Farhad nasce a Kabul nel 1986, ultimo di sei fratelli. Suo padre è un generale dell’esercito di Mohammad Najibullah Ahmadzai, il quarto e ultimo presidente della Repubblica Democratica dell’Afghanistan. Ma, con la presa del potere da parte dei 
mujaheddin, nel 1992, le cose cambiano. Solo rinnegando il passato e diventando un mujahed, il padre di Farhad avrà salva la vita.

Da quel momento l’esistenza del giovane Farhad cambia radicalmente. La sua famiglia si trasferisce in una grande casa, presidiata dagli uomini della scorta. È a loro che Farhad chiede in prestito le armi, per i suoi giochi di bambino. Quello che sogna è un futuro da combattente, alla testa di un manipolo di uomini. Sparare, uccidere, avere potere e ricchezza: non c’è nulla che desideri di più. Ma le cose sono destinate a mutare ancora. Quando i talebani strappano il potere ai mujaheddin, la sua famiglia cade in disgrazia. Mentre suo padre si trova in prigione, Farhad conosce la fame, la miseria, l’indottrinamento forzato all’Islam. Condotto allo stadio, viene costretto ad assistere alle lapidazioni del venerdì, le punizioni per gli infedeli, coloro che trasgrediscono le leggi del fondamentalismo. Sarebbe facile cedere all’imbarbarimento, credere a ciò che viene inculcato, diventare come coloro che professano la pace, alimentando la guerra. Ma se fosse possibile un destino diverso? Si può attraversare l’inferno e uscirne redenti?
Da guerriero islamista a dialogatore per la pace, attraverso questo libro possente e drammatico Farhad Bitani offre al mondo il vero volto dell’Afghanistan, raccontando in maniera vivida la guerra civile, la violenza gratuita, le perversioni del potere e l’uso della religione come strumento politico. 

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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