Psichiatria, il Pd sconfessa Saitta (Lo Spiffero)

Pubblicato Lunedì 14 Dicembre 2015, ore 20,44

La segreteria regionale chiede all'assessore di modificare la delibera, che definisce "inappropriata" e "di difficile interpretazione" in molti punti. Dopo la sentenza del Tar in corso Regina si apre un fronte anche politico. "Non devono rimetterci le famiglie"

Fallita la discreta ma intensa opera di moral suasion, proseguita per settimane, nei confronti dell’assessore alla Sanità affinché rivedesse la sua posizione sulla questione del riordino della psichiatria, il Pdoggi ha preso il toro per le corna e con un documento, sia pure infarcito abbondantemente di apprezzamenti e intenti collaborativi, manda a dire ad Antonio Saitta che la delibera va ritirata: in alcuni punti è “inappropriata” e “di difficile interpretazione”. Delibera, va ricordato, che è stata di fatto stoppata dal Tar, ritendo “sussistente e irreparabile” il danno, denunciato da alcune associazioni nel ricorso, che l’atto potrebbe produrre. Non solo: sullo stesso provvedimento pendono ancora altri ricorsi, tra cui pure quello del Comune di Torino. Il messaggio del Pd è chiaro: caro Antonio ritira quella delibera. Il tono non è così perentorio, ma la sostanza è quella.    Per mettere all’angolo l’inquilino di corso Regina, fino ad oggi irremovibile anche di fronte alle molte proteste e agli altrettanti rilievi arrivati un po’ da ogni settore interessato – dalle associazioni dei famigliari alle strutture, passando anche per gli psicologi e altre figure professionali -, la segreteria regionale dem usa il guanto di velluto. Per motivare il documento che sa tanto di ultimatum, spiega come il Pd ritenga “importante dare un proprio contributo affinché chi amministra non trascuri cardini importanti di una riforma, senza i quali tutta una struttura perderebbe di significato”.  E già in queste poche righe si intuisce dove si voglia andare a parare. E poi vengono citate tutte “le tante realtà che operano nel settore della salute mentale e dalle quali erano state sollevate varie criticità sulla delibera” con le quali Davide Gariglio spiega che il partito, tramite la referente per la Sanità del Pd regionale Maria Peano, ha avuto ripetuti incontri a seguito dei quali “abbiamo elaborato alcune sintetiche valutazioni che rappresentano l'indirizzo del Pd piemontese sul tema, fiduciosi che il lavoro svolto costituisca un concreto aiuto per l'amministrazione regionale”.    Insomma mentre le associazioni, le strutture e gli Ordini professionali lamentavano il non ascolto da parte dell’assessore, una diplomazia parallela dem proseguiva nel lavoro che oggi porta alla richiesta di ritirare, rivedere e riscrivere la delibera. Consapevoli che “si attendeva da tempo un atto di programmazione della Regione che affrontasse l’importante tematica della residenzialità psichiatrica, sia per ottemperare agli obblighi imposti dal Piano di rientro, sia per rivalutare pazienti e contesti di inserimento per verificarne appropriatezza ed esiti”. I componenti della segreteria regionale spiegano, tuttavia, che un conto è fare le cose bene, altro e farle e incorrere nella protesta corale – con le immancabili ripercussioni nel consenso e nella fiducia – nonché nelle reprimenda dei giudici amministrativi.    Diversi i punti contestati, di cui si è discusso ancora questo pomeriggio nel corso di una riunione della segreteria il cui esito non può che suonare come la prima forte presa di posizione del partito in (sia pure parziale e ammorbidito) dissenso con l’assessore e quindi la giunta di Sergio Chiamparino. Vengono messe in discussione le scelte relative alla classificazione delle strutture, dalle comunità protette ai gruppi appartamento, che in molti casi non vedono più assicurata la totale copertura dei costi da parte del Fondo sanitario nazionale. Quando i dem scrivono di ritenere alcune scelte contenute nella delibera di “difficile applicazione”, resta difficile trovare un sinonimo alla parola bocciatura da usarsi per l’atto tutt’oggi difeso da Saitta. Riguardo ai costi e a chi spetta sostenerli, il Pd sottolinea come “per quanto concerne i Lea, la delibera non tiene conto che, per molte delle strutture classificate come gruppi appartamento e per le comunità alloggio, la definizione di struttura a bassa intensità assistenziale (SRP3) è inappropriata e quindi inapplicabile; esse infatti sono inequivocabilmente a carattere terapeutico-riabilitativo per quanto riguarda la tipologia di pazienti, la tipologia dei programmi di trattamento, la prevalenza del personale sanitario, la definizione standardizzata di una definita durata del programma”.   Altro punto che viene ribadito nel corposo documento riguarda l’assenza di una normativa nazionale che obblighi le Regioni a stabilire requisiti strutturali di tipo para-ospedaliero per le strutture residenziali psichiatriche, nemmeno per quelle ad alta intensità ed intermedia intensità riabilitativa e a totale carico della sanità”. E per supportare la tesi, dal partito ricordano all’assessore che molte regioni italiane (Toscana, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto) attuano tale indirizzo alla lettera e addirittura alcune prevedono l’esercizio di strutture residenziali psichiatriche in contesti di civile abitazione anche oltre il numero di dieci posti. Dunque nessuna normativa prevede, neanche per strutture di ampie dimensioni con mandato terapeutico e a totale carico della sanità, pesanti requisiti strutturali para-ospedalieri”. Nella parte più politica del documento viene auspicata la costituzione, “accanto ad un efficiente Ufficio Salute Mentale, di un tavolo di monitoraggio regionale, partecipato da associazioni dei familiari, rappresentanti degli erogatori di servizi, rappresentanti dei dipartimenti, con funzioni di monitoraggio dell’applicazione delle disposizioni della nuova delibera di riordino”. Se ad oggi, nonostante alcuni incontri con l’assessore, da ogni parte coinvolta nella delicata materia della cura e assistenza ai malati psichiatrici è sempre stata stigmatizzata una certa sordità e scarsa comunicabilità da parte di corso Regina, il Pd pare andare nella direzione opposta. Che il terreno fosse scivoloso e a rischio per la stessa maggioranza Gariglio (e non solo lui) lo aveva capito da tempo. “Non si può far ricadere sulle famiglie i costi dell’assistenza psichiatrica” si è ripetuto nella riunione odierna.  Ogni tentativo di far assumere una posizione più morbida a Saitta e, magari con il pretesto della decisione del Tar, portarlo a riconsiderare l’opportunità di ritirare e riscrivere la delibera è fallito. Oggi si è arrivati al documento. Che, pur infiocchettato, resta pur sempre una sconfessione.  

E sempre in tema di salute mentale Saitta ha annunciato oggi la firma di un protocollo d’intesa tra la Regione e la magistratura con l’obiettivo di superare gli Ospedali Psichiatrici, questione sul quale il Piemonte è inadempiente al punto da essere stato minacciato di commissariamento. “Abbiamo individuato due strutture sanitarie extraospedaliere (Rems), una delle quali già attiva a Bra – ha spiegato l’assessore in accordo con il governatore -  destinate ad accogliere le persone a cui sono applicate le misure di sicurezza detentiva, ma nel contempo lavoriamo perché nel medio periodo si possa contenere l’uso delle Rems proprio con misure alternative, che i nostri Dipartimenti di salute mentale applicheranno proprio grazie allo strumento del protocollo con la magistratura”. Attualmente in Piemonte 400 pazienti sono seguiti in alternativa alla “e in questa materia serve collaborazione tra la sanità e la giustizia. Per questo aumenteremo di  2 milioni lo stanziamento ai Dipartimenti di Salute mentale ”.

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IL PROGRAMMA 2017-2018

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I LUOGHI DEL POSSIBILE

Fare salute mentale oggi

 

a cura del Consorzio Cascina Clarabella

 

Introduzione
La salute mentale che sogniamo
Claudio Vavassori, Carlo Fenaroli

L’IDEA DI CURA

Mettere tra parentesi la malattia mentale
Nuove (e vecchie) ipotesi per la cura della sofferenza psichica
Intervista a Angelo Barbato a cura di Roberto Camarlinghi e Francesco d’Angella

Riconoscersi nel destino di fragilità dell’altro
Per curare servono introspezione e immedesimazione
Eugenio Borgna

Perché non bastano gocce e pastiglie
Se la salute mentale è data da casa, lavoro e rete sociale
Andrea Materzanini

La salute mentale tiene le porte aperte
Il sogno di Cascina Clarabella
Intervista a Claudio Vavassori a cura di Roberto Camarlinghi

PER UNA CITTA’ CHE CURA

Il sogno della città che cura
L’attualità della lezione basagliana
Intervista a Franco Rotelli a cura di Roberto Camarlinghi

Di chi sono gli adulti fragili di una città?
Un’esperienza di collaborazione tra servizi a Piacenza
Corrado Cappa, Claudia Marabini

I luoghi buoni della cura
Come mandare avanti la rivoluzione culturale avviata da Basaglia
Intervista a Peppe Dell’Acqua a cura di Anna Poma

Fare inserimenti lavorativi nel tempo della crisi
Una sfida epocale per la cooperazione sociale
A cura di Carlo Fenaroli e Claudio Vavassori

Lavorare con il sogno di una felicità urbana
Senza un’utopia rimane il poco che viviamo quotidianamente
Intervista a Benedetto Saraceno a cura di Roberto Camarlinghi e Francesco d’Angella

PER UNA PSICHIATRIA DI COMUNITA’

In salute mentale il sociale è importante
Perché prendersi cura della vita quotidiana
Andrea Materzanini

Rompere l’inerzia psicotica
A cosa serve il budget di salute
Domenico Castronuovo

Il budget di salute in dieci punti
Verso una psichiatria di comunità
Roberto Legori, Greta Manca

Storie in cammino verso l’autonomia
Tre racconti di operatori
Valentina Gaspari, Mauro Peri,Greta Manca

LETTERE AI GIOVANI OPERATORI

A un giovane operatore della salute mentale
Lettera aperta per riconoscerci in una storia che parla al futuro
Peppe Dell’Acqua

Navigare nei mari della salute mentale
Raccomandazioni ai giovani marinai di un intrepido equipaggio
Intervista a Benedetto Saraceno a cura di Roberto Camarlinghi

 

Essere operatore della salute mentale
Idee per un manifesto
A cura degli operatori della Cascina Clarabella

 

   Micheline Cacciatore

  

Quando l'ansia infantile prende il sopravvento

 
Casa editrice: CreateSpace Independent Publishing Platform
pag.118 - € 11,22
 

https://www.amazon.it/Quando-lansia-infantile-prende-sopravvento/dp/1983896691

   

 

Uno psichiatra e una psicologa si confrontano a partire da un libro che racconta l'esperienza di lotta di una madre accanto a una figlia contro l'emetofobia, un'ansia infantile che genera una paura irrazionale.
 
Il libro narra una storia realmente accaduta, raccontata in prima persona da una madre che si trova a dover gestire l'insorgenza dell'emetofobia (paura irrazionale del vomito) nella vita di sua figlia e della sua famiglia. Mentre le condizioni di sua figlia peggiorano di giorno in giorno: diventa sempre più magra, si rifiuta di uscire di casa, utilizza una serie di rituali ossessivi, questa madre si rende conto che le normali sedute settimanali di psicoterapia non sono sufficienti ed è necessario trovare una cura specifica. Nonostante l'emetofobia sia una delle cinque fobie più diffuse, è ancora poco conosciuta e trovare una cura adeguata può essere difficoltoso. Dopo varie ricerche, la madre approda finalmente alla Clinica Universitaria di Miami che propone una terapia mirata: la desensibilizzazione graduale intensiva, che prevede un'esposizione progressiva allo stimolo che provoca la fobia, in questo caso il vomito. Nel corso del libro viene raccontato il percorso terapeutico che porta gradualmente la giovane paziente, ma anche i suoi familiari, a gestire e superare la fobia. In seguito a questa esperienza, Micheline Cacciatore, l'autrice ha aperto un blog “Emetofobia destrutturata” nel tentativo di raggiungere ed essere d'aiuto ad altri genitori che si trovano ad affrontare la stessa problematica.
Quando l'ansia infantile prende il sopravvento è il primo libro di Micheline Cacciatore. Il successo del suo blog, “Emetofobia Destrutturata”, l'ha convinta a scrivere per raggiungere ancora più persone. È cresciuta in Massachusetts e ha frequentato la Walnut Hill School of Arts, dove ha studiato danza classica. Dopo un brutto infortunio, che le ha impedito di proseguire la carriera di ballerina professionista, ha frequentato la scuola di fotografia, dove ha ottenuto il diploma di fotografa e ha conosciuto il suo futuro marito. Dopo aver lavorato alcuni anni come fotografa, è tornata alla sua vera passione, la danza, dedicandosi all’insegnamento. Nel 2010, Micheline ha venduto la scuola di danza in Massachusetts, per trascorrere più tempo con la sua famiglia. Insegna ancora danza e vive a Miami, con il marito e i due figli.