RIFLESSIONI SULLA RESIDENZIALITA' IN PSICHIATRIA (Luciano Rizzetto)

Da dove partire se non dai nostri ragazzi (e intendo dagli utenti, dagli ospiti) da come vengono presi in carico dai DSM, da come viene definito in base a un Piano Terapeutico Individuale che sia necessario un inserimento in una comunità (SPR 1 o 2 o 3), da come avviene l'inserimento, da come vengono accolti, aiutati, incoraggiati, guidati, curati e diciamolo, spesso reinseriti nel loro contesto sociale? Quante volte la presa in carico da parte della struttura richiede di iniziare interventi di carattere stomatologico, dietetico, e altre patologie che sembra quasi non sia previsto che possa avere un utente psichiatrico. L'alleanza terapeutica tra ospite e operatori del DSM, operatori della struttura e famigliari rappresenta la chiave di volta di tutto il progetto.

Come infermiere e coordinatore da anni in psichiatria e in comunità non approvo assolutamente una valutazione per minutaggi dell'assistenza infermieristica, in particolare quando si passa, per una struttura di 20 utenti, dalle 12 ore /giorno alle circa 5 ore/giorno della DGR 30. Faccio fatica a pensare che quindi tutto l'aspetto relazionale venga tagliato e si lasci giusto il tempo per preparare e somministrare la terapia. L'infermiere in comunità è ovviamente molto più che questo, ricordiamo che rappresenta il primo filtro tra l'ospite e lo psichiatra. Siamo sicuri che possiamo più che dimezzare questa presenza nelle comunità?

 Per la parte relativa ai gruppi appartamento quello che mi interessa rilevare non è la percentuale eventuale di compartecipazione, non ne voglio neanche parlare, ma che si pensi che ci possa essere una parte di socio-assistenziale in un progetto che ha invece esclusivo carattere riabilitativo. Abbiamo diversi nostri ex-ospiti che dopo un percorso comunitario e di gruppo appartamento adesso abitano in case popolari e hanno un impegno lavorativo, ecco un caso in cui si può parlare di socio-assistenziale o di intervento alla spesa da parte dell’ospite, ma è già così.

Purtroppo la politica sembra avere le idee ben chiare su dove andare a tagliare, imponendo regole non condivise e ragionando solo sul risparmio immediato e non sulle ricadute future.

Anche ampliare gli SPDC rappresenta un ritorno al passato, anche se la motivazione è ridurre i ricoveri nelle case di cura per gli elevati costi che rappresentano (cosa ne penseranno le case di cura !!).

Sono d'accordo per una diversificazione delle rette in base alla tipologia di intervento anche all'interno della medesima struttura a patto che non ci sia una gara al ribasso da parte dei DSM invianti. Piano terapeutico del DSM, patto di ingresso con il paziente, rivalutazione regolare, tariffe dinamizzanti (basate sul raggiungimento o meno degli obiettivi condivisi nel tempo previsto), tariffe a progetto effettivamente finalizzati, tariffe variabili in base a bisogni e risultati.

 

Il mio pensiero finale è che tutto ciò che non saremo in grado di spiegare, valorizzare, determinare come positivo e funzionale non verrà concesso nelle future leggi relative alla psichiatria.

 

Luciano Rizzetto

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 Claudio Rabbia

LA MIA VITA CON IL PARKINSON SULLE NOTE DEL TANGO

 

ArabaFenice Edizioni

2018, € 16,00, pag.176

 

Claudio Rabbia racconta con ironia la sua vita, dalle prime bravate da bambino all'incontro con Ivana, dalle difficoltà economiche alla scoperta del Parkinson che, a soli 44 anni, con due figli ancor piccoli, gli stravolge l'esistenza.
Dopo iniziale depressione decide di combattere la malattia a viso aperto, memore delle parole di suo padre "Se non ci riesci prova a fare al contrario di quello che hai fatto finora". Così Claudio studia nuove strategie per affrontare tutti gli ostacoli che la malattia porta al movimento.
Seguendo questa nuova strada si accorge che, dopo aver ballato il Tango argentino, sta meglio: ritrova l'equilibrio, i movimenti sono più sciolti, anche la calligrafia cambia. Ne parla con i suoi medici e da quel momento la sua vita cambia direzione.

QUARTA DI COPERTINA

Mi rimboccai le maniche cercando di dimenticare la frase "Non si guarisce, è una malattia degenerativa". Non volevo limitarmi a cercare stratagemmi per sopravvivere. Da quando misi in pratica quesa teoria, cioè non limitarmi ai consigli dei medici ma provare ad andare oltre, pur non sapendo ancora come, mi accorsi di sentirmi meno depresso. Trovare una speranza diversa dalle solite mi faceva acquisire fiducia in me stesso.
Ora avevo chiara la mia situazione: era come se avessi due personalità dentro di me. Mi dividevo fra la parte mia normale e la parte ammalata: da una parte ero Claudio Rabbia, dall'altra ero Claudio Parkinson. Quindi non ero tutto da buttare, metà di me era normale.
Difficile la convivenza dei due Claudio: il primo sempre attivo e allegro, il secondo ogni volta più lento e malinconico. Questo era il mio nuovo mondo.
Tenere divisi questi due personaggi è stato utile, a mio parere. Non ho mai condiviso la teoria degli psicologi che cercano in tutti i modi di farti accettare "la situazione". Non posso accettare la convivenza in me di un qualcosa che mi fa stare male. CR sta bene e non deve fermarsi per aspettare CP che è lento e che fa stare male. Che provi a correre più veloce se vuole raggiungermi, intanto non ce la farà mai. CR sarà sempre davanti. Accettai così la sfida con Mister park.
BIOGRAFIA DELL'AUTORE
Claudio Rabbia nasce a Cuneo il 16 settembre 1956. La sua famiglia è composta da papà Angelo e mamma Lucia, due sorelle più grandi di lui, Concetta ed Elsa, e due fratelli più piccoli, Paolo e Alberto. Terminata la terza media inizia a lavorare nell'azienda agricola di famiglia a Roata Chiusani.
Il 23 maggio del 1981 si sposa con Ivana Revelli e, dalla loro unione, nascono Maurizio nel 1982 e Andrea nel 1986.
All'età di 44 anni, nel 2000, iniziano le prime difficoltà motorie e dopo le prime visite neurologiche, nel 2001, gli viene diagnosticato un "Parkinsonismo". Poco tempo dopo ha la certezza di essere affetto dalla "Malattia di Parkinson".
Dopo un periodo di comprensibile depressione si rialza, grazie alla forza sua e della moglie Ivana che lo spinge a non chiudersi e a continuare a coltivare la loro grande passione, il Tango Argentino.
Nel 2006 Claudio fonda, con l'aiuto di alcuni amici e dei neurologi dell'Istituto Auxologico Italiano di Piancavallo, che lo seguono, l'Associazione Parkinson Lago Maggiore con sede a Pallanza.
Nel 2011 apre una seconda sede a Cuneo diventando "Associazione Parkinson Lago Maggiore, Cuneo e le sue Valli", meglio conosciuta grazie al suo originale e simpatico logo con la lumaca "La Parkimaca", portandolo così a far conoscere e divulgare, in Italia e non solo, la tanto sospirata "Tango Terapia".