“DGR 30: ORDINANZA PRESIDENZIALE DEL TAR DEL PIEMONTE” (Comunicato stampa ALMM e DiAPsi Piemonte)

COMUNICATO STAMPA

 

Barbara Bosi – Presidente Associazione per la Lotta contro le Malattie Mentali

Graziella Gozzellino – Presidente  DIAPSI Piemonte

 

Con Ordinanza Presidenziale del 28 aprile sul ricorso proposto dall’Associazione per la Lotta contro le Malattie Mentali e la DIAPSI Piemonte contro la Regione Piemonte per l’annullamento della DGR 30 di Riordino della Residenzialità Psichiatrica, il Presidente della Sezione Prima del TAR del Piemonte “ritenuta la necessità di acquisire documentati chiarimenti circa lo stato di modifica degli atti impugnati (…) ordina al Presidente della Regione Piemonte di depositare presso la segreteria di sezione la documentazione indicata in premessa entro trenta giorni dalla comunicazione della presente Ordinanza”.

La richiesta di rinvio dell’udienza del 13 gennaio 2016 presentata al TAR dalla Regione Piemonte è infatti stata accolta dalle Associazioni in quanto predisponeva una modificazione della DGR 30 “previo confronto con gli Enti locali e le rappresentanze delle Associazioni e dei Gestori” che avrebbe dovuto avere “effetti decisivi sul contenzioso in essere”.

Il giorno 30 aprile apprendiamo invece dai giornali, come già apprendemmo la approvazione della DGR 30 nel mese di giugno 2015,   che la nuova DGR 30 è pronta”. Dal 13 gennaio ad oggi le Associazioni  non sono mai state convocate e mai si è avviato un dialogo con l’Assessorato per apportare modifiche alla DGR 30, nonostante gli impegni assunti dalle Istituzioni in più occasioni.

Ricordiamo, infatti,  che durante l’Audizione in IV Commissione del  7 ottobre 2015 (seduta n. 63)  “la Giunta regionale, ha affermato, non ritirerà le deliberazioni ma è pronta ad avviare un confronto se lo scopo dell’interlocuzione non sarà quello di mantenere posizioni radicalizzate. Solo con un percorso di ascolto tra le parti vi potranno essere dei margini di modifica degli atti della Giunta regionale”.

Questo avveniva ancor prima che la DGR 30 fosse sospesa dal TAR del Piemonte. Successivamente il Consiglio Regionale del Piemonte  ha approvato due mozioni bipartisan  (Mozione n. 606 e Mozione n. 604 del 23 dicembre 2015)  che nuovamente impegnavano  la Giunta Regionale ad avviare un confronto con le parti sociali per modificare la DGR 30 e l’attivazione dell’Osservatorio permanente sulla Psichiatria.

Difficilmente riusciamo a comprendere le motivazioni per cui la partecipazione delle Associazioni, che rappresentano le Persone che direttamente usufruiscono dei servizi che la Regione intende regolamentare, debba essere tanto auspicata nelle dichiarazioni di intenti, quanto evitata nei fatti.

 

Sempre aperti alla costruttiva collaborazione con le Istituzioni, ancora una volta ribadiamo la nostra completa disponibilità al dialogo e al confronto.

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Mario Maffi

1957. UN ALPINO ALLA SCOPERTA DELLE FOIBE

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Cinquant’anni dopo, i ricordi della ”missione segreta” emergono dalla memoria di Mario Maffi e si trasformano in racconto scritto, inseriti in una rapida rivisitazione autobiografica a tutto campo. “Scendere” in una foiba è come scendere nella storia, cogliendola in uno dei suoi momenti più spietati: i crani mescolati alla ruggine di una bicicletta, le ossa sparse tra cocci di vetro e pagliericci, sono una visione infernale. Per metà tomba e per metà discarica, la foiba rappresenta il rovesciamento dei valori, l’umiliazione dei corpi morti che si aggiunge alla ferocia sui vivi. È una pagina in più che ci restituisce i contorni di una tragedia lontana, attorno alla quale c’è ancora tanto da studiare e da scoprire: una pagina che porta anche noi lettori al fondo della “foiba”, con la suggestione inquietante di un buio carico di significati e di simboli. (dalla Prefazione di Gianni Oliva).

 

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Mario Maffi,
(Cuneo 1933-2017) ufficiale esperto di mine ed esplosivi, speleologo e fotografo, viene convocato nel 1957 dal ministero della Difesa per una missione segreta che lo porta a diventare inconsapevole testimone di una delle più atroci pagine del secondo dopoguerra: le foibe. Tale esperienza rimase per 50 anni solo nella sua memoria perché coperta dal segreto militare.
È autore di studi storico militari fra cui L’onore di Bassignano - il maggiore piemontese che non volle fucilare gli alpini del Val d’Adige (Gaspari 2010).