Intervento alla presentazione ufficiale di “Corpi senza storia”, di Giuseppe Petrarca -  Napoli, 04/05/2016 (Raffaele Sivolella)

Quando ho chiesto a Giuseppe che tipo di intervento desiderasse da me, la sua risposta è stata:
“Piena libertà. Non ci sono parametri: quello che senti di dire.”
Non potevo chiedere di meglio. Inizierò quindi leggendo un estratto da Corpi senza storia, thriller che mi ha colpito soprattutto per la profonda umanità con cui affronta il tema della salute mentale… e purtroppo è cosa da pochi.
La conversazione è tra Davide, personaggio già presente nel precedente libro di Giuseppe, Inchiostro rosso, e il Commissario Lombardo, protagonista di entrambe le opere.

Davide: “Le vicende narrate appartengono alla verità. Fatti tragicamente avvenuti che hanno sconvolto la mia esistenza, ma che mi hanno dato la possibilità di combattere e venirne fuori.”

Commissario Lombardo: Davide, io mi chiedo sempre come si divenga scrittori. E soprattutto come si riesca a diventare autore di un libro che penetra violentemente nella vita stessa di chi scrive.”

Davide: “Cercando la libertà, commissario. Si diventa scrittori cercando la libertà. Scrivere ci rende liberi. In una società omologata, fatta di persone impegnate solo a ostentare il proprio lato esteriore, solo la superficie delle cose, io non mi do per vinto. E così, piano piano, riesco a scoprire di avere quella forza che mi spinge a scrivere perché è sempre stata dentro di me. Non se ne riesce a fare a meno.”

Come scrittore, non posso far altro che condividere le parole di Davide, che ho sentito mie appena lette… e che forse sono anche quelle di Giuseppe stesso.
Come persona che anni fa ha combattuto e sconfitto il proprio male di vivere e oggi è impegnata ad aiutare coloro che soffrono di un disagio mentale, le condivido ancora di più.
Perché credo che il disagio possa e debba essere visto così, come un tentativo estremo di liberarsi: da un dolore, da una paura, da una colpa, da un vuoto affettivo, da un’incomprensione, da una mancanza di senso, dalla possibile mancanza di un futuro dignitoso.
E spesso chi ha il coraggio – perché di vero e proprio coraggio si tratta – di esprimere il proprio malessere, trova, dall’altra parte, una società che non sa o non vuole ascoltare, una società per cui, avendo il cosiddetto “coltello dalla parte del manico”, è molto più facile etichettare – qui a Napoli, ‘o pazzo -, finendo per contribuire in maniera significativa a rendere il futuro di quella persona privo di speranza.
Ma, poiché la società siamo tutti, esiste sempre la possibilità di un cambiamento. Forse basterebbe che ciascuno cominciasse a cambiare se stesso, almeno un po’, per ottenere grandi risultati.
A voi, a noi, la scelta.

Raffaele Sivolella, Napoli

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Mario Maffi

1957. UN ALPINO ALLA SCOPERTA DELLE FOIBE

Gaspari Editore

 

Cinquant’anni dopo, i ricordi della ”missione segreta” emergono dalla memoria di Mario Maffi e si trasformano in racconto scritto, inseriti in una rapida rivisitazione autobiografica a tutto campo. “Scendere” in una foiba è come scendere nella storia, cogliendola in uno dei suoi momenti più spietati: i crani mescolati alla ruggine di una bicicletta, le ossa sparse tra cocci di vetro e pagliericci, sono una visione infernale. Per metà tomba e per metà discarica, la foiba rappresenta il rovesciamento dei valori, l’umiliazione dei corpi morti che si aggiunge alla ferocia sui vivi. È una pagina in più che ci restituisce i contorni di una tragedia lontana, attorno alla quale c’è ancora tanto da studiare e da scoprire: una pagina che porta anche noi lettori al fondo della “foiba”, con la suggestione inquietante di un buio carico di significati e di simboli. (dalla Prefazione di Gianni Oliva).

 

Mario Maffi racconta interessanti aneddoti di storia cuneese nel periodo della seconda guerra mondiale sino al dopoguerra, a cui aggiunge la missione segreta nelle foibe, assegnatagli come alpino esperto in speleologia. 

 

Note biografiche sull'autore

 

Mario Maffi,
(Cuneo 1933-2017) ufficiale esperto di mine ed esplosivi, speleologo e fotografo, viene convocato nel 1957 dal ministero della Difesa per una missione segreta che lo porta a diventare inconsapevole testimone di una delle più atroci pagine del secondo dopoguerra: le foibe. Tale esperienza rimase per 50 anni solo nella sua memoria perché coperta dal segreto militare.
È autore di studi storico militari fra cui L’onore di Bassignano - il maggiore piemontese che non volle fucilare gli alpini del Val d’Adige (Gaspari 2010).