SULLO I.E.S.A. E SU ALTRE BUONE PRATICHE IN SALUTE MENTALE (Saverio Sileci)

Giorno 13 maggio ci siamo incontrati per parlare di IESA (Inserimento in famiglie, diverse dalla loro, di pazienti psichiatrici; la sigla vuol dire: Inserimento Eterofamiliare Supportato per Adulti) e iniziare a parlare di Buone Pratiche.

Una grossa tavola rotonda senza tavolo come nei propositi.

Quaranta persone hanno lasciato indirizzo telefono e mail per essere ricontattate per occasioni simili.

Non c'era rappresentanza dell'assessorato alla sanità regionale (invitato con lo stesso mezzo e lo stesso anticipo del Prof Fassino che invece ha inviato 2 specializzandi).

Sono emersi, oltre alle cose annotate dai partecipanti che leggerete nel copia incolla successivo, anche alcune altre buone pratiche.

  • corso di formazione ECM a Bari che ha formato 'valutatori' ma al contempo la domanda che e' emersa e': che uso si fa di queste figure formate se poi non sono utilizzate dai DSM ?

  • lo sport (in particolare il tennis) lo hanno citato in 3.

  • Il discorso centrale del potenziamento con il ruolo di 'soggetto'' di chi viene ospitato nello IESA. L'assegno di cura che gli permette di erogare lui stesso il rimborso spese alla famiglia ospite. Questo ha dato avvio ad altri discorsi economici tra cui

  • La Comunità Auto Finanziata (CAF)

 

SU QUESTI E ALTRI ARGOMENTI (AD ESEMPIO UTENTE FAMILIARE ESPERTO) RIPRENDEREMO A DISCUTERE-SCAMBIARE E CONDIVIDERE IL 13 GIUGNO DALLE ORE 17,30 SEMPRE AL BASAGLIA (SALA ROSSA) CON UNA ORGANIZZAZIONE CHE COINVOLGE GLI UFE PIEMONTESI.

                         

Saverio M. Sileci

 

Riflessioni inviate da alcuni dei partecipanti e montate con copia-incolla da me:

 

Descrizione dell’incontro:

Eravamo tanti.

C'erano utenti, familiari e famiglie ospitanti (se si dice così), operatori di varia provenienza .

Enrico Di Croce ha presentato il nostro Comitato, sottolineandone l'aspirazione a poter incontrare e coinvolgere il più possibile non soltanto operatori ma soprattutto utenti e familiari (e cittadini) interessati ai temi della salute mentale. Ciò può avvenire anche attraverso l'esplorazione di pratiche e strumenti come lo Iesa, ove si incrociano servizi, territorio, cittadinanza.

 

La disposizione a cerchio,molto appropriata in alcuni incontri, ieri è stata, secondo me, un po' "disperdente" in relazione alla voce ed alle energie, che in alcuni momenti sono entrate in conflitto.

 

Ci siamo presentati tutti e abbiamo impiegato tanto (un'oretta circa), quindi un po' di tempo forse è stato sottratto ai temi all'ordine del giorno (oltre allo Iesa si voleva parlare di "buone pratiche"). Durante questa presentazione, le persone che a vario titolo sono state coinvolte (direttamente o indirettamente) in un progetto Iesa si sono dette tutte soddisfatte.

Ricordo una testimonianza che mi  ha colpito più di altre: un papà che ci ha raccontato brevemente quanto sia stato utile che il suo "ragazzo" per un certo periodo fosse stato un ospite in un'altra casa, in un'altra famiglia. Ciò aveva permesso di allentare una situazione di conflitto all'interno della loro famiglia, conflitto che stava generando grande malessere nel figlio e aveva prodotto una sorta di stop al suo percorso evolutivo...

 

Sullo IESA:

Mi pare che lo Iesa sia uno dei tanti strumenti "intermedi" , quelli che creano una sorta di legame tra il mondo dei servizi istituzionali e il "mondo", la civitas, polis, come diavolo vogliamo chiamarla... la potenzialità di questi dispositivi è proprio nello stare lì nel mezzo, sul confine, come ci dice Lanteri...Non si abdica alla dimensione della "cura", ma la si avvicina, la si porta al mondo, al territorio, ai cittadini...restituendo qualcosa anche a questi cittadini che danno la loro disponibilità...

 

Finita la presentazione Saverio Sileci ci ha letto qualche riga per definire lo Iesa poi racconta l'esperienza di IESA con un particolare ospite,

 

Un ospite spiega la propria esperienza alternativa a uso dell’SPDC in un momento critico del suo percorso riabilitativo residenziale: “Se stai male preferisci essere ricoverato in un repartino o andare da una famiglia che ti accoglie?”

 

E’ poi è partito una sorta di brain storming fatto di racconti, spiegazioni, domande, dubbi, risposte da parte di molti...

 

1.                  Iesa non è affido

2.                  Iesa presuppone la presenza continua di un terzo (l'équipe degli operatori che selezionano familglie, fanno gli "abbinamenti", fanno un'operazione di verifica continua...)

3.                  Lo Iesa deve avere un tempo...a volte breve, a volte lungo...ma deve avere un tempo (sarebbe assurdo se anche lo Iesa si cronicizzasse...).

4.                  è uno strumento utile, ma non per tutti. E' dentro una rete di servizi

5.                  anche solo diurno (IESA part time)



Una famiglia ospitante riferisce che a Milano ha sentito iniziativa di affido per migranti in cui è erogato un rimborso pari a un terzo della retta di una struttura: circa 10 euro al giorno a persona. Questo svaluta l’intervento e chi lo riceve. Attualmente è poco considerato il valore intrinseco dei progetti IESA rispetto all’aspetto economico di risparmi.

Uo dei presenti dice che che: “Un ricovero in terapia intensiva ha un costo molto alto, di più di quello di una CT perché specialistico”.

Famiglia ospitante risponde: d’accordo deve essere più basso il costo nella famiglia IESA, ma non troppo basso.

Sileci interviene dicendo che il costo basso rischia di essere l’appeal principale per i servizi mentre non bisogna misconoscere l’importanza di un supporto specializzato nello IESA (case manager) che valorizza le potenzialità terapeutico-riabilitative della relazione fra il triangolo Ospite-Counselor IESA-Ospitato e i curanti / invianti.

 

DOMANDE:

 

Cosa ne pensano i grandi capi?

La questione economica è presente: quanto costa?

Quanto ricevono le famiglie?

Con quali presupposti si erogano i contributi economici?

Come contribuiscono gli utenti?

Chi se ne occupa direttamente? le équipe sono di cooperative, privato sociale...c'è omogeneità tra le esperienze perlomeno in Piemonte...

Lo IESA è sottoutilizzato o non è utilizzabile?

Cosa può fare il comitato per diffondere di più lo IESA?

Quante famiglie ci sono?

Abbiamo dati e numeri?

 

 

RISPOSTE:

 

L’ASL to4 dal 2008 ha attivato 40 progetti. Oggi ne sono attivi 10.

 

IESA TO3: sono attivati 50 progetti in questo periodo, in tutto sono stati 110.

 

Alice nello Specchio 16/20 posti attivi in percorsi verso l'autonomia che si sviluppano fra IESA, appartamenti supportati e gruppi Appartamento. Tutto ciò insieme al Centro riabilitativo costituisce una “Comunità Terapeutica Diffusa” nel territorio.

 

La regione Piemonte ha dato mandato all'asl to3 di occuparsi di diffondere la pratica dello IESA in tutti i dipartimenti piemontesi.

 

Le riflessioni inviate “al brucio” dopo l’incontro da uno psicanalista presente:

 

Se stai male preferisci essere ricoverato in un repartino o andare da una famiglia che ti accoglie?”

Mi sembra questa anche una domanda da cogliere come un invito ad occuparci della teoria della prassi: perché l'IESA? Come leggere il legame, a cui si ambisce, tra famiglia “ospite” e ospite?

Intendendo la teoria come luogo etico, di discorso, luogo in cui “poter rispondere delle nostre azioni”. Perché, per quanto “sappiamo”, resta sempre qualcosa di non riconducibile a un sapere: e allora la necessità di produrre un discorso teorico che non sia solo la produzione di un sapere cumulativo, ma un esercizio di responsabilità attorno all'approssimazione di quanto ci riusciamo a rappresentare, che deve essere fatto sempre nel rapporto con la singolarità dell'incontro. Lavoro in cui l'incompletezza che incontriamo deve funzionare più da "spinta" da "propulsore" ad una nostra insostituibile interrogazione. Quindi la teoria come atto in un indirizzo, come discorso da mettere sempre alla prova, non come sapere che semplicemente ereditiamo e ripetiamo.

Forse la sfida che attraversa il campo del nostro lavoro nei prossimi anni, aldilà delle scelte di schieramento, riguarda il rapporto fra il sapere e la pratica. Il contributo di Freud, sotto questo profilo, è notevole anche sul piano dell'esempio personale: la tensione della sua ricerca ha costantemente attraversato e riattraversato l'intera sua opera, anche quelle parti che maggiormente apparivano definite e quindi definitive. Anche a tarda età egli non ha cessato di sottomettersi con energia alla dialettica che la sua stessa scoperta aveva introdotto, applicandola quindi a se stesso e al suo lavoro e accettando il rischio di correggere e modificare parti anche importantissime della sua opera.

Se stai male preferisci essere ricoverato in un repartino o andare da una famiglia che ti accoglie?”: forse si tratta di riconoscere una "differenza" che interviene nella esperienza di una relazione di "identità".

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Marie Francois Delatour

 

Alimentazione e salute mentale

 

Pendragon.Edizioni

 

dalla Newsletter n.623 di PSICORADIO

 

In questa puntata parliamo dei corpi delle persone con un disturbo psichico; quel corpo che è quasi un rimosso, quando si parla di salute mentale. Corpi che troppo spesso sono vittima degli effetti collaterali di psicofarmaci e di cattivi stili di vita di cui ci si occupa troppo poco, come fossero conseguenze inevitabili del disturbo psichico.

Un esempio: alcuni psicofarmaci provocano un forte acquisto di peso, anche 10 o 20 chili, che in breve tempo trasforma il corpo.

Marie Francois Delatour , presidente del CUFO (Comitato Utenti, Familiari e Operatori), che riunisce 34 associazione della salute mentale, insieme alla nutrizionista Anna di Muzio , ha scritto un libro dal titolo “ Alimentazione e salute mentale ”, edito da Pendragon.

“ Lo spunto principale del libro è stata proprio la preoccupazione dei familiari e dei pazienti rispetto agli effetti collaterali di molti psicofarmaci. - racconta Delatour - Da qui nel 2015 è partito un percorso con l’Azienda USL di Bologna, per migliorare il benessere fisico delle persone con disagio psichico, attraverso piani alimentari, diete personalizzate, attività fisica e un continuo monitoraggio degli obiettivi raggiunti dai singoli pazienti.

I risultati sono stati subito evidenti: riduzione del peso, migliore qualità del sonno, un’attività intestinale più regolare e in alcuni casi anche una riduzione delle quantità di farmaci assunti ”. Il programma ha coinvolto famiglie, utenti accolti in gruppi appartamento o in altre strutture residenziali; molti all’inizio del progetto non cucinavano mai in casa e spesso non sapevano realizzare neanche le ricette più semplici. Poi “ hanno scoperto il piacere di cucinare insieme e anche della convivialità della tavola. Il cibo è diventato lo strumento per stare con gli altri”.

“ Alimentazione e salute mentale” non insegna solo a mangiare meglio : una parte del libro è dedicata a teorie di cui oggi si sente parlare sempre più spesso, che collegano alcuni disturbi mentali con il sistema immunitario, lo stato di alcuni organi, primo tra tutti l’intestino, ed i livelli di infiammazione presenti nel corpo. Per esempio, viene ricordata la recente traduzione di un libro di Edward Bullmore - neuropsichiatra, neuroscienziato e dal 1999 professore di psichiatria all'università di Cambridge: La mente in fiamme – un nuovo approccio alla depressione , (Bollati-Boringhieri). Il testo inizia con spiegazioni sul funzionamento del sistema immunitario e con risultati di studi secondo i quali l’infiammazione del corpo puo’ rientrare tra le cause della depressione (per chi vuole approfondire ) .
Secondo questo approccio, curare un disturbo psichico non vuol dire solo attenuarne i sintomi, ma prendersi cura del paziente nel suo complesso, corpo e mente - che non sono ambiti così separati.

 

 

clicca sulla scheda del libro: 

http://www.pendragon.it/libro.do?id=2849

 

Turismo
in Langa

 

Regala un’emozione… nelle Langhe

In occasione del Natale 2019, l’Associazione Turismo in Langa vi propone alcune idee regalo nella meravigliosa cornice delle Langhe e del Roero.

clicca su http://www.turismoinlanga.it/it/regala-unemozione-nelle-langhe/

PANETTONE GELATO

 

Ogni anno a Natale il panettone non può mancare sulla tua tavola, ma quest’anno vorresti cambiare un po’? Eccovi accontentati! Questa è una soluzione velocissima per creare un dessert al cucchiaio goloso e gradito da tutti, a partire da un panettone classico. Ti mostro come preparare il panettone gelato, questa volta farcito con gelato alla stracciatella, ma puoi sbizzarrirti secondo i tuoi gusti, con gelato dai gusti cremosi o alla frutta, oppure utilizzare un panettone al cioccolato, o ancora, un panettone classico all’uvetta, senza canditi, e arricchito con gocce di cioccolato. 

 

Per la ricetta clicca su

https://unabloggerincucina.it/panettone-gelato/