2° INCONTRO DEL COMITATO PER LA SALUTE MENTALE IN PIEMONTE DEDICATO AL PUNTO DI VISTA DEI FAMILIARI (documento conclusivo)

COMITATO PER LA SALUTE MENTALE IN PIEMONTE

 

VOCE AI FAMILIARI

 

 

Il gruppo “Voce ai familiari” è nato all'interno del Comitato, perché durante gli innumerevoli dibattiti sul tema della Salute Mentale è emersa forte l'esigenza di raccogliere e far conoscere lo specifico punto di vista dei famigliari. Così, sempre mantenendo la trasversalità del gruppo che è peculiarità del Comitato, quindi con la partecipazione di psichiatri, operatori, utenti, i familiari (genitori, mariti, fratelli) si sono riuniti e hanno  iniziato un lavoro comune di conoscenza e confronto di esperienze.

 

Nei due incontri del 1 e del 21 giugno la partecipazione dei familiari e delle Associazioni è stata alta, con presenze al di là dell’area torinese, da Settimo a Biella, Chivasso, Cuneo …

Dai vari interventi è emersa una mappa del territorio dei Servizi “a macchia di leopardo”: da Centri di buon livello, o comunque con la volontà di raggiungerlo, ad altri problematici.

 

Le famiglie hanno ben presente le difficoltà degli operatori psichiatrici, come d’altra parte in tutto il campo della medicina, di lavorare con una pesante carenza di organico che ostacola e in certi casi blocca anche le migliori intenzioni. Avvertono in modo preoccupante il progressivo impoverimento dei Servizi, una drammatica mancanza di strumenti, una rinnovata attitudine custodialistica del sistema di cura, e condividono l'impressione che le cure oggi siano emergenziali e frammentate, senza la presenza di veri percorsi.

 

Ciò detto, ai familiari sembra giusto far conoscere ai Servizi il proprio vissuto e i propri sentimenti. Trovarsi all’improvviso a gestire una crisi psicotica di un figlio o di una figlia è destabilizzante, crea sgomento e angoscia, panico di non sapere che cosa fare. Sarebbe importante avere accoglienza e aiuto da parte dei Servizi, invece la percezione principale e generalizzata è quella dell’esclusione, dell’essere considerati un intralcio fino alla colpevolizzazione, mentre la partecipazione della famiglia al percorso di cura del proprio caro può costituire un'importantissima risorsa perché portatrice della storia del malato. 

Alcuni familiari hanno esposto esperienze molto positive con i Servizi, che hanno dimostrato attenzione alla famiglia e  alla cura del malato, anche con buoni risultati di recovery.

 

Nel complesso, però, si sono registrate molte criticità, nello specifico si rileva poca attenzione a:

·         percorsi di cura integrati tra i vari servizi e continuativi nel tempo: manca una visione progettuale d'insieme volta alla cura e alla guarigione;

·          interventi di prevenzione e di intervento tempestivo al momento dell'esordio, con presa in carico e sostegno di tutto il nucleo familiare;

·         un'attenzione per la persona e per la sua storia di vita: ogni paziente arriva in un servizio come se fosse nato il giorno prima;

·          la possibilità di una sistematica collaborazione tra paziente, operatori e famiglie, con incontri programmati di riflessione condivisa e di monitoraggio del percorso;

·          una funzione di monitoraggio esterna ai servizi per valutarne il funzionamento;

·         mancano mezzi per promuovere autonomia e dignità personale dei pazienti, soprattutto borse-lavoro.

 

 

Per gli utenti residenti in famiglia:

·         manca un sostegno finanziario (soprattutto attraverso borse-lavoro, ma anche attraverso formule assicurative);

·         manca un adeguato sostegno domiciliare rivolto sia all'utente che alla sua famiglia;

·         manca un servizio di intervento in caso di crisi (servizio telefonico, intervento domiciliare)

·         mancano luoghi di sollievo.

 

Sulla base di tale analisi,  sono state formulate alcune

 

 

RICHIESTE E PROPOSTE

 

Richieste urgenti ai servizi/enti gestori:

·         definire i percorsi di cura in progetti scritti  con obiettivi chiari e valutabili da discutere periodicamente assieme ad utenti e famigliari;

·         programmare incontri con le famiglie in modo strutturato con scadenze stabilite;

·         attivare un'equipe mobile che intervenga a domicilio in caso di crisi;

·         dislocare risorse per avviare borse-lavoro;

 

Proposte operative gestite da famigliari-volontari:

·         istituire presso i CSM servizi di ascolto per le famiglie;

·         fondare una radio che dia voce e diffusione alla voce dei famigliari;

·         raccogliere in un libro “Storie di vita” racconti di esperienze di malattia vissute dai famigliari;

·         redigere un questionario da inviare alle Associazioni territoriali, per raccogliere i loro bisogni e le loro idee.

 

Per ampliare il movimento e dare maggiore diffusione alle esperienze e riflessioni, Il Comitato

 

 

NEL MESE DI OTTOBRE ORGANIZZERA' UN CONVEGNO

DEDICATO AL PUNTO DI VISTA DEI FAMILIARI

 

 

 al quale saranno invitati esponenti dei Servizi , Associazioni ed esponenti della politicaiu della politica.

 

 

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Commenti: 1
  • #1

    Alisia Priolo (domenica, 22 gennaio 2017 14:11)


    Asking questions are genuinely fastidious thing if you are not understanding anything completely, however this piece of writing provides pleasant understanding even.

ATTIVITA' ASSOCIATIVA 2017
MIP - ATTIVITA' 2017.pdf
Documento Adobe Acrobat 138.4 KB
BILANCIO CONSUNTIVO 2017
MIP - B. CONSUNTIVO 2017.pdf
Documento Adobe Acrobat 353.7 KB

 

IL PROGRAMMA 2017-2018

http://www.casadelquartieredonatello.it

I LUOGHI DEL POSSIBILE

Fare salute mentale oggi

 

a cura del Consorzio Cascina Clarabella

 

Introduzione
La salute mentale che sogniamo
Claudio Vavassori, Carlo Fenaroli

L’IDEA DI CURA

Mettere tra parentesi la malattia mentale
Nuove (e vecchie) ipotesi per la cura della sofferenza psichica
Intervista a Angelo Barbato a cura di Roberto Camarlinghi e Francesco d’Angella

Riconoscersi nel destino di fragilità dell’altro
Per curare servono introspezione e immedesimazione
Eugenio Borgna

Perché non bastano gocce e pastiglie
Se la salute mentale è data da casa, lavoro e rete sociale
Andrea Materzanini

La salute mentale tiene le porte aperte
Il sogno di Cascina Clarabella
Intervista a Claudio Vavassori a cura di Roberto Camarlinghi

PER UNA CITTA’ CHE CURA

Il sogno della città che cura
L’attualità della lezione basagliana
Intervista a Franco Rotelli a cura di Roberto Camarlinghi

Di chi sono gli adulti fragili di una città?
Un’esperienza di collaborazione tra servizi a Piacenza
Corrado Cappa, Claudia Marabini

I luoghi buoni della cura
Come mandare avanti la rivoluzione culturale avviata da Basaglia
Intervista a Peppe Dell’Acqua a cura di Anna Poma

Fare inserimenti lavorativi nel tempo della crisi
Una sfida epocale per la cooperazione sociale
A cura di Carlo Fenaroli e Claudio Vavassori

Lavorare con il sogno di una felicità urbana
Senza un’utopia rimane il poco che viviamo quotidianamente
Intervista a Benedetto Saraceno a cura di Roberto Camarlinghi e Francesco d’Angella

PER UNA PSICHIATRIA DI COMUNITA’

In salute mentale il sociale è importante
Perché prendersi cura della vita quotidiana
Andrea Materzanini

Rompere l’inerzia psicotica
A cosa serve il budget di salute
Domenico Castronuovo

Il budget di salute in dieci punti
Verso una psichiatria di comunità
Roberto Legori, Greta Manca

Storie in cammino verso l’autonomia
Tre racconti di operatori
Valentina Gaspari, Mauro Peri,Greta Manca

LETTERE AI GIOVANI OPERATORI

A un giovane operatore della salute mentale
Lettera aperta per riconoscerci in una storia che parla al futuro
Peppe Dell’Acqua

Navigare nei mari della salute mentale
Raccomandazioni ai giovani marinai di un intrepido equipaggio
Intervista a Benedetto Saraceno a cura di Roberto Camarlinghi

 

Essere operatore della salute mentale
Idee per un manifesto
A cura degli operatori della Cascina Clarabella

 

   Micheline Cacciatore

  

Quando l'ansia infantile prende il sopravvento

 
Casa editrice: CreateSpace Independent Publishing Platform
pag.118 - € 11,22
 

https://www.amazon.it/Quando-lansia-infantile-prende-sopravvento/dp/1983896691

   

 

Uno psichiatra e una psicologa si confrontano a partire da un libro che racconta l'esperienza di lotta di una madre accanto a una figlia contro l'emetofobia, un'ansia infantile che genera una paura irrazionale.
 
Il libro narra una storia realmente accaduta, raccontata in prima persona da una madre che si trova a dover gestire l'insorgenza dell'emetofobia (paura irrazionale del vomito) nella vita di sua figlia e della sua famiglia. Mentre le condizioni di sua figlia peggiorano di giorno in giorno: diventa sempre più magra, si rifiuta di uscire di casa, utilizza una serie di rituali ossessivi, questa madre si rende conto che le normali sedute settimanali di psicoterapia non sono sufficienti ed è necessario trovare una cura specifica. Nonostante l'emetofobia sia una delle cinque fobie più diffuse, è ancora poco conosciuta e trovare una cura adeguata può essere difficoltoso. Dopo varie ricerche, la madre approda finalmente alla Clinica Universitaria di Miami che propone una terapia mirata: la desensibilizzazione graduale intensiva, che prevede un'esposizione progressiva allo stimolo che provoca la fobia, in questo caso il vomito. Nel corso del libro viene raccontato il percorso terapeutico che porta gradualmente la giovane paziente, ma anche i suoi familiari, a gestire e superare la fobia. In seguito a questa esperienza, Micheline Cacciatore, l'autrice ha aperto un blog “Emetofobia destrutturata” nel tentativo di raggiungere ed essere d'aiuto ad altri genitori che si trovano ad affrontare la stessa problematica.
Quando l'ansia infantile prende il sopravvento è il primo libro di Micheline Cacciatore. Il successo del suo blog, “Emetofobia Destrutturata”, l'ha convinta a scrivere per raggiungere ancora più persone. È cresciuta in Massachusetts e ha frequentato la Walnut Hill School of Arts, dove ha studiato danza classica. Dopo un brutto infortunio, che le ha impedito di proseguire la carriera di ballerina professionista, ha frequentato la scuola di fotografia, dove ha ottenuto il diploma di fotografa e ha conosciuto il suo futuro marito. Dopo aver lavorato alcuni anni come fotografa, è tornata alla sua vera passione, la danza, dedicandosi all’insegnamento. Nel 2010, Micheline ha venduto la scuola di danza in Massachusetts, per trascorrere più tempo con la sua famiglia. Insegna ancora danza e vive a Miami, con il marito e i due figli.