L’incontro annuale del "Club SPDC no restraint" (Giovanni Rossi)

Grosseto è stata sede, affollata oltre le previsioni, dell’incontro annuale del Club SPDC no restraint. Un grazie a chi lo ha organizzato.

Gli SPDC sono i servizi ospedalieri di psichiatria, il no restraint non è altro che l’esercizio della presa in carico delle persone in crisi senza ricorrere alla costrizione delle porte chiuse e delle contenzioni meccaniche o farmacologiche.

Come d’abitudine parte del convegno è stata dedicata alla presentazione delle esperienze degli SPDC no restraint: Mantova, Merano, Trieste, Terni, Prato, Novara, Pescia, Trento, Venezia, Caltagirone, Grosseto, Livorno, San Severo di Puglia e, naturalmente, l’ospitante ed ospitale Grosseto.

Uno degli scopi di questi incontri è, infatti, quello di riaffermare, attraverso il racconto delle pratiche, la possibilità di prendersi cura delle persone senza costrizioni. “Applicando” relazioni di contenimento piuttosto che contenzioni. Di ribadirlo in particolare nei confronti di quegli psichiatri, e sono tanti purtroppo, che continuano a rinchiudere, legare, sedare farmacologicamente le persone ricoverate.

Gli SPDC no restraint tornano a dire a tutti gli altri : “ se ci siamo riusciti noi potete riuscirci anche voi, basta scuse!”.

Tuttavia, mano a mano, con il procedere annuale di questi incontri (siamo al sesto) paradossalmente il no restraint tende ad assumere una differente dimensione. Rimane sempre la condizione necessaria per potersi parlare liberamente e, soprattutto, avere anche gli utilizzatori come interlocutori. Ma non è sufficiente proprio perché le pratiche no restraint sono pratiche professionali è necessario approfondire ed aggiornare ciò che si fa.

Per esempio a Grosseto si è parlato del trattamento farmacologico nell’emergenza (A. Fagiolini); di gruppi terapeutici durante il ricovero cui partecipano anche i familiari (R. Barone); di come mantenere nell’acuzie la relazione terapeutica (M. Rossi Monti).

Si tratta, come è evidente, dei pilastri della presa in carico, che vanno però modulati nella crisi acuta.

La base come sempre è la relazione interpersonale, che si avvale del gruppo e dei farmaci, sempre che facilitino e non ostacolino la relazione. Il farmaco per modulare l’ansia senza trasformare la persona in uno zombie. Il gruppo per accogliere l’ansia ma non per irregimentare i pazienti (ricordate il gruppo del Nido del Cuculo?). Un lavoro complesso che richiede competenza, confronto e motivazione.

SPDC a porte aperte significa, tuttavia, anche apertura al punto di vista dei non professionisti: le persone ricoverate, i loro familiari. Come? Per esempio prendendo in considerazione strumenti che consentano agli utenti di effettuare visite ispettive nei servizi, utilizzando strumenti di valutazione da loro stessi predisposti.

A Grosseto è stato presentato il manuale-guida Ithaca (L. Burti) Il progetto prende le mosse dalla convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (2006) che ha alcune peculiarità. Riconosce che la disabilità ha un andamento dinamico essendo influenzata dagli ostacoli fisici e culturali che incontra. Afferma che le persone con disabilità hanno il diritto di vivere nel territorio di appartenenza.

E’ disponibile uno strumento dettagliato che può essere utilizzato per condurre visite ispettive, concordate e non, negli SPDC

http://www.ithacastudy.eu/toolkits/italian/Ithaca%20Toolkit%20Italian.pdf .

Uno dei problemi che il Club degli SPDC no restraint dovrà affrontare è quello che riguarda la certificazione del carattere no restraint del servizio. Strumenti come quello prodotto dallo studio Ithaca dimostrano la possibilità di affidare la certificazione ad ispettori che rappresentino tanto le competenze professionali che quelle esperienziali.

La partnership con gli utenti e le loro associazioni sarà fondamentale anche per un altro aspetto di cui il Club SPDC no restraint intende occuparsi : quello del danno esistenziale e biologico da contenzione.

Il Club si propone di affiancare le persone che abbiano subito un tale danno nel caso decidano di denunciarlo per ottenere la condanna dei colpevoli e, soprattutto, il risarcimento del danno subito.

Quasi sempre le persone danneggiate non denunciano perché si sentono deboli e sole, oppure perchè non hanno la informazione corretta circa i propri diritti oppure hanno introiettato il “persecutore”. Né è diversa la condizione dei familiari.

Il Club può aiutare queste persone a capire quello che è loro successo, e poi, se è il caso, a far valere le proprie ragioni nel chiedere il risarcimento del danno.

Di tale prospettiva come di quella relativa alla necessità, attraverso il no restraint, di modificare la rappresentazione mentale dei disturbi psichiatrici nella popolazione generale si parlerà nel prossimo incontro annuale del Club che si terrà a Foggia, ospiti del locale SPDC no restraint.

Il Club ha una pagina facebook: Club SPDC no restraint 

(https://www.facebook.com/associazioneclubSPDCnorestraint?ref=bookmarks).

Scrivi commento

Commenti: 0

 

Questo sito è iniziato

il 02-06-2014

TOTALE VISITATORI

28523

TOTALE VISITE

43527

Dati aggiornati

al 21-2-2019

---------------------------

DATI COMPLETI SITO MENTEINPACE
anni 2014-2018
DATI COMPLETI SITO MENTEINPACE.pdf
Documento Adobe Acrobat 618.6 KB

 

GUARDA LE NOVITA' della

CASA DEL QUARTIERE DONATELLO

http://www.casadelquartieredonatello.it

 

Mario Maffi

1957. UN ALPINO ALLA SCOPERTA DELLE FOIBE

Gaspari Editore

 

Cinquant’anni dopo, i ricordi della ”missione segreta” emergono dalla memoria di Mario Maffi e si trasformano in racconto scritto, inseriti in una rapida rivisitazione autobiografica a tutto campo. “Scendere” in una foiba è come scendere nella storia, cogliendola in uno dei suoi momenti più spietati: i crani mescolati alla ruggine di una bicicletta, le ossa sparse tra cocci di vetro e pagliericci, sono una visione infernale. Per metà tomba e per metà discarica, la foiba rappresenta il rovesciamento dei valori, l’umiliazione dei corpi morti che si aggiunge alla ferocia sui vivi. È una pagina in più che ci restituisce i contorni di una tragedia lontana, attorno alla quale c’è ancora tanto da studiare e da scoprire: una pagina che porta anche noi lettori al fondo della “foiba”, con la suggestione inquietante di un buio carico di significati e di simboli. (dalla Prefazione di Gianni Oliva).

 

Mario Maffi racconta interessanti aneddoti di storia cuneese nel periodo della seconda guerra mondiale sino al dopoguerra, a cui aggiunge la missione segreta nelle foibe, assegnatagli come alpino esperto in speleologia. 

 

Note biografiche sull'autore

 

Mario Maffi,
(Cuneo 1933-2017) ufficiale esperto di mine ed esplosivi, speleologo e fotografo, viene convocato nel 1957 dal ministero della Difesa per una missione segreta che lo porta a diventare inconsapevole testimone di una delle più atroci pagine del secondo dopoguerra: le foibe. Tale esperienza rimase per 50 anni solo nella sua memoria perché coperta dal segreto militare.
È autore di studi storico militari fra cui L’onore di Bassignano - il maggiore piemontese che non volle fucilare gli alpini del Val d’Adige (Gaspari 2010).