Il “Dialogo Aperto": l'approccio finlandese alle gravi crisi psichiatriche sbarca in Italia. (Rita Longo, Claudia Alonzi, Chiara Rossi e Chiara Tarantino)

Il “dialogo aperto” è un sistema di trattamento sviluppato in Finlandia grazie al lavoro di Jaakko Seikkula e utilizzato da molti anni nell’ambito degli interventi sugli esordi sintomatologici (prime crisi psichiatriche) di adolescenti e adulti, attraverso incontri domiciliari che coinvolgono la famiglia e la rete sociale del paziente, condotti da un’èquipe multi-professionale appositamente formata e organizzata.

Tale modello di lavoro è stato oggetto di tre importanti studi di valutazione, che hanno dato risultanti positivi in termini di efficacia terapeutica (contenimento e risoluzione dei sintomi, anche a lungo termine) e in termini di “guarigione sociale” (potenziamento delle risorse del cliente/paziente e del contesto relazionale allargato, restituzione di un ruolo attivo alla persona attraverso la ripresa dei propri studi e/o attività lavorative).

Da una rassegna pubblicata di recente su Science dei trattamenti psicoterapeutici efficaci per la schizofrenia, quello di Seikkula è l’unico a vantare una percentuale di guarigione dell’81% e ad aver dimostrato efficacia nel dirigere la sintomatologia in una direzione non contraddistinta dalla cronicità, grazie a:

  • risposta di intervento immediata (entro le 24 ore dalla richiesta)
  • focus sul sistema relazionale (coinvolgimento del soggetto e del suo contesto sociale allargato es. familiari, amici, vicini ecc.)
  • non utilizzo dei farmaci neurolettici in tutti i casi in cui è possibile
  • enfasi sui bisogni profondi di cui i sintomi si fanno portatori e ricerca dei significati soggettivi della crisi

L’effetto preventivo più rilevante riguarda la riduzione della durata della psicosi non trattata (DUP), che è il fattore maggiormente connesso alla cronicizzazione della malattia, e infine non va trascurato l’effetto di promozione della salute conseguente alla partecipazione della comunità al percorso di cura dialogico, in cui le persone entrano in contatto, anche in situazioni estreme, con stili comunicativi e riflessivi e con un atteggiamento non patologizzante che considera la crisi una reazione “normale” a circostanze eccezionali.

Attualmente il modello è in fase di sperimentazione in altri Paesi europei, quali Norvegia, Danimarca, Svezia, Germania, Inghilterra, e anche oltreoceano, negli Stati Uniti.

A seguito dell’interesse suscitato dai risultati degli studi, e soprattutto in risposta al nuovo Piano Nazionale della Prevenzione 2014 – 2018 che inserisce tra i suoi obiettivi prioritari la salute mentale, assegnando alle strutture sanitarie preposte (Dipartimenti di Salute Mentale, Dipartimenti di Prevenzione, Servizi Territoriali) il compito di intervenire precocemente sui primi sintomi di crisi psichiatrica, l’ASL TO1 ha presentato al Ministero della Salute – CCM (Centro Controllo Malattie) un progetto di sperimentazione che ha come obiettivo la valutazione della trasferibilità (prassi operativa e organizzativa) di questo sistema di trattamento nei DSM italiani. Il progetto è stato approvato dal Ministero, ha una durata di 24 mesi ed è esteso sul territorio nazionale: le regioni coinvolte sonoPiemonte, Liguria, Marche, Lazio, Sicilia.

(estratto da http://www.dors.it/page.php?idarticolo=210)

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Mario Maffi

1957. UN ALPINO ALLA SCOPERTA DELLE FOIBE

Gaspari Editore

 

Cinquant’anni dopo, i ricordi della ”missione segreta” emergono dalla memoria di Mario Maffi e si trasformano in racconto scritto, inseriti in una rapida rivisitazione autobiografica a tutto campo. “Scendere” in una foiba è come scendere nella storia, cogliendola in uno dei suoi momenti più spietati: i crani mescolati alla ruggine di una bicicletta, le ossa sparse tra cocci di vetro e pagliericci, sono una visione infernale. Per metà tomba e per metà discarica, la foiba rappresenta il rovesciamento dei valori, l’umiliazione dei corpi morti che si aggiunge alla ferocia sui vivi. È una pagina in più che ci restituisce i contorni di una tragedia lontana, attorno alla quale c’è ancora tanto da studiare e da scoprire: una pagina che porta anche noi lettori al fondo della “foiba”, con la suggestione inquietante di un buio carico di significati e di simboli. (dalla Prefazione di Gianni Oliva).

 

Mario Maffi racconta interessanti aneddoti di storia cuneese nel periodo della seconda guerra mondiale sino al dopoguerra, a cui aggiunge la missione segreta nelle foibe, assegnatagli come alpino esperto in speleologia. 

 

Note biografiche sull'autore

 

Mario Maffi,
(Cuneo 1933-2017) ufficiale esperto di mine ed esplosivi, speleologo e fotografo, viene convocato nel 1957 dal ministero della Difesa per una missione segreta che lo porta a diventare inconsapevole testimone di una delle più atroci pagine del secondo dopoguerra: le foibe. Tale esperienza rimase per 50 anni solo nella sua memoria perché coperta dal segreto militare.
È autore di studi storico militari fra cui L’onore di Bassignano - il maggiore piemontese che non volle fucilare gli alpini del Val d’Adige (Gaspari 2010).