COMITATO PER LA SALUTE MENTALE IN PIEMONTE -     VERBALE INCONTRO DEL 18 ottobre 2016 (Laura Fachin)

COMITATO PER LA SALUTE MENTALE IN PIEMONTE

 

VERBALE INCONTRO DEL 18 ottobre 2016 (a cura di Laura Fachin)

 

ODG:

      future linee di sviluppo del comitato

      illustrazione dei lavori finora svolti

      programmazione del prossimo incontro

 

Saverio fa notare che durante lo scorso incontro del comitato (13  ottobre cecchi point) tutti gli interventi giravano intorno ai temi dell'Economia e della Relazione. 

Saverio invita a riflettere sul fatto che il caffè Basaglia, in cui ci troviamo, è una buona pratica che occorrerebbe diffondere. Si collega con la possibilità data dall'UE di scambio di buone pratiche fra nazioni e fa l'esempio del Mad Pride che ha partecipato (ad altro genere di bandi UE) con esito positivo. Sia per il Basaglia che per altre buone pratiche questa potrebbe essere una strada per uscire dalla totale dipendenza dai budget regionali della psichiatria sostenendone al contempo sopravvivenza, economia e diffusione.

 

Sul tema Denaro, Andrea propone di guardare alla progettazione europea, prendendo anche spunto da alcune iniziative proposte dal Mad Pride. Fa notare, però, che il Comitato, in quanto gruppo informale, non può accedere ai bandi. Ritiene che si dovrebbe affrontare il problema, perché secondo lui non avere personalità giuridica rappresenta un grosso limite.

 

Alcuni intervengono dicendo che finora il Comitato, quando è stato necessario (per es. per chiedere autorizzazione alla Questura per i presidi), ha utilizzato lo status delle associazioni che lo compongono.

 

Il Mad Pride si connette al tema Denaro e illustra alcuni interessanti progetti, alcuni realizzati, altri in cantiere:

1)      Matti a cottimo: si tratta di una sorta di Cooperativa di lavoro, che funziona senza alcun finanziamento, utilizzando per lo più le reti amicali. I partecipanti sono divisi in squadre secondo le diverse competenze (decorazione, sgombro cantine, altri lavori artigianali) e formano i nuovi inseriti. La configurazione delle squadre come gruppi di lavoro-e-formazione consente di garantire una buona qualità delle prestazioni lavorative, che risultano in questo modo competitive non soltanto dal punto di vista economico. I committenti sono per lo più persone in qualche modo coinvolte dal mondo della salute mentale, che si rivolgono a Matti a cottimo o per sensibilità al problema, oppure perché portatori di particolari esigenze: per esempio di avere comprensione o uno scambio personale con chi chiamano in casa per una prestazione lavorativa. Questo è l'elemento in più che Matti a cottimo è in grado di offrire rispetto al semplice bilancio qualità/costo.

2)      Rifugio urbano: progetto ambizioso, non realizzato per mancanza di finanziamenti. L'idea è quella di avere a disposizione uno spazio di “decompressione” in momenti di crisi da utilizzare come alternativa al ricovero, una sorta di Zona libera, dove poter depositare sofferenza e sintomatologie come deliri o altro senza dover ricorrere all'ospedalizzazione. Progetto difficilmente realizzabile anche per il prevedibile disinteresse/ostilità da parte delle istituzioni.

3)      UFE: si è molto discusso di Utenti e familiari Esperti. L'ideale sarebbe formare un gruppo del tutto autonomo da inserire come cuneo tra le ASL e i pazienti/familiari; in questa forma, però, il progetto risulta difficilmente realizzabile. Quindi ci si trova di fronte ad un bivio: o cercare di collaborare con le ASL cercando di far riconoscere gli UFE come figura istituzionale, oppure partire dall'auto-organizzazione. Il Mad Pride propende per questa seconda alternativa. L'idea è quella di costruire dei gruppi di intervento che si facciano carico di una parte del lavoro ora in carico alla psichiatria, alleggerendola. In questo modo, quando il servizio sarà consolidato e se ne vedranno i benefici, sarà più facile chiedere dei finanziamenti. Anche questo, infatti, deve essere un progetto di lavoro.

 

Saverio collega i progetti del Mad Pride alle buone pratiche e ricorda che anche il trovarsi al Basaglia è una buona pratica. Siccome però il caffè è in difficoltà, dovremmo escogitare altre buone pratiche per aiutarlo a funzionare meglio.

 

Andrea propone un piano strategico di ampio respiro finalizzato alla revisione della psichiatria ed avente come punto di forza un migliore impiego delle risorse economiche in termini di costi/benefici. Lamenta il fatto che il Comitato, con la critica alla DGR 30, si sia limitato a fare opposizione senza proporre un'alternativa costruttiva credibile.

 

Saverio ricorda che anche Basaglia, in fondo, ha attuato un'operazione economica e non solo ideale: chiudendo il “buco nero” dei manicomi ha reso disponibili le risorse per nuovi investimenti sul territorio e per un nuovo modo di fare psichiatria.

 

Tiziana sposta il punto della discussione sull'operatività del Comitato, ricordando che ci sono dei gruppi che già si sono attivati verso progetti concreti, che andrebbero sviluppati:

gruppo-familiari

buone pratiche

operatori-pari

a ciò potrebbero essere aggiunti un gruppo che sviluppi progetti concreti al Basaglia e un gruppo che si occupa di progettazione al fine di reperire fondi.

 

Vito racconta la sua storia di utente, le sue difficoltà, e come la sua situazione sia cambiata da quando ha incontrato Alice nello specchio.

 

Roberto ci informa che il Mad Pride è stato invitato a Biennale democrazia. Secondo lui il Comitato dovrebbe portare avanti un progetto di ampio respiro e di lunghissima durata, che riformi radicalmente il modo di fare psichiatria: l'unico obiettivo importante è quello di migliorare le condizioni di vita degli utenti e dei loro familiari; le condizioni degli operatori rappresentano un tema diverso, un problema lavorativo separato da quello della Salute mentale. Migliorare le condizioni di vita significa concretamente concentrarsi su 3 punti: relazioni, lavoro e casa. Come proposta concreta di più immediata attuazione:  potremmo formare noi, qui al Basaglia, un gruppo di utenti e familiari esperti che possano intervenire a domicilio o in ospedale.

 

Giorgia ritiene che si debba ripartire dai bisogni. I gruppi di approfondimento del Comitato dovrebbero concentrarsi sui temi centrali casa, lavoro, relazioni. Ritiene, però, che anche le condizioni di lavoro di chi opera in salute mentale siano un tema centrale, in quanto garanzia di un buon servizio. Appoggia la proposta di formare utenti e familiari esperti, con o senza la mediazione delle ASL. Tale lavoro dovrebbe essere retribuito: sarebbe un'iniziativa che tiene insieme cura e lavoro.

 

Lucia racconta la sua storia di utente: ritiene importante il lavoro degli operatori ed è preoccupata per le ripercussioni della DGR 30 sugli organici e sul numero di ore lavorative.

 

Alessandro individua quelli che a suo parere sono gli assi centrali del lavoro che dovrebbe svolgere il Comitato: 1) proseguire l'operazione di contrasto alla DGR 30 (a questo proposito, ricorda a tutti l'incontro con gli operatori, giovedì 20 alle 18 al Basaglia); 2) Riportare il discorso sui CSM: cosa sono? Cosa vorremmo che fossero? Propone qualche incontro su questo tema.

 

Daniele ritiene che non sia necessario inventare cose nuove, ma è importante chiedere che siano ripristinati servizi che fino a qualche anno fa c'erano, funzionavano ed erano apprezzati, ma che sono stati cancellati dai tagli: visite domiciliari, servizio telefonico, CSM aperto 24 ore. Ritiene che per ottenere questo è fondamentale iniziare a smantellare il mito della mancanza di risorse: le risorse ci sono e bisogna chiedere con forza che siano utilizzate.

 

Ivo si chiede a chi dobbiamo rivolgerci per rivendicare tutto quello che sappiamo indispensabile: al direttore generale dell'ASL? All'Appendino?

 

Silvia esprime rammarico per la poca memoria del Comitato, che sembra avere difficoltà a tesaurizzare il lavoro che svolge e che, ogni volta, si trova a dover ricominciare da capo: non ha senso chiedersi cosa dobbiamo fare ma proseguire con ciò che abbiamo già fatto. Ci sono già dei progetti in corso, anche se continuiamo a dimenticarceli, per esempio quelli dei familiari, che sono stati rinviati dalla riunione del 13 (Robe da matti) ma che anche oggi non sono stati illustrati. Ci sono evidenti problemi sia di comunicazione che di organizzazione.

 

Enrico richiama l'attenzione agli aspetti organizzativi del Comitato.

 

Divisione dei compiti:

 

Laura redigerà i verbali, li invierà a mezzo mai e poi li pubblicherà su fb;

Andrea, Dario ed Enrico, che hanno le credenziali per accedere al sito, li pubblicheranno lì;

Andrea, eventualmente con l'aiuto di Dario (che non è presente), si occuperà di tenere aggiornato il blog, dove saranno inseriti verbali e documenti.

 

Prossimo incontro:

 

Martedì 25  alle ore 18, come sempre al Basaglia.

 

ODG: illustrazione dei progetti e creazione di gruppi di lavoro.

 

 

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Commenti: 4
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ATTIVITA' ASSOCIATIVA 2017
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BILANCIO CONSUNTIVO 2017
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IL PROGRAMMA 2017-2018

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I LUOGHI DEL POSSIBILE

Fare salute mentale oggi

 

a cura del Consorzio Cascina Clarabella

 

Introduzione
La salute mentale che sogniamo
Claudio Vavassori, Carlo Fenaroli

L’IDEA DI CURA

Mettere tra parentesi la malattia mentale
Nuove (e vecchie) ipotesi per la cura della sofferenza psichica
Intervista a Angelo Barbato a cura di Roberto Camarlinghi e Francesco d’Angella

Riconoscersi nel destino di fragilità dell’altro
Per curare servono introspezione e immedesimazione
Eugenio Borgna

Perché non bastano gocce e pastiglie
Se la salute mentale è data da casa, lavoro e rete sociale
Andrea Materzanini

La salute mentale tiene le porte aperte
Il sogno di Cascina Clarabella
Intervista a Claudio Vavassori a cura di Roberto Camarlinghi

PER UNA CITTA’ CHE CURA

Il sogno della città che cura
L’attualità della lezione basagliana
Intervista a Franco Rotelli a cura di Roberto Camarlinghi

Di chi sono gli adulti fragili di una città?
Un’esperienza di collaborazione tra servizi a Piacenza
Corrado Cappa, Claudia Marabini

I luoghi buoni della cura
Come mandare avanti la rivoluzione culturale avviata da Basaglia
Intervista a Peppe Dell’Acqua a cura di Anna Poma

Fare inserimenti lavorativi nel tempo della crisi
Una sfida epocale per la cooperazione sociale
A cura di Carlo Fenaroli e Claudio Vavassori

Lavorare con il sogno di una felicità urbana
Senza un’utopia rimane il poco che viviamo quotidianamente
Intervista a Benedetto Saraceno a cura di Roberto Camarlinghi e Francesco d’Angella

PER UNA PSICHIATRIA DI COMUNITA’

In salute mentale il sociale è importante
Perché prendersi cura della vita quotidiana
Andrea Materzanini

Rompere l’inerzia psicotica
A cosa serve il budget di salute
Domenico Castronuovo

Il budget di salute in dieci punti
Verso una psichiatria di comunità
Roberto Legori, Greta Manca

Storie in cammino verso l’autonomia
Tre racconti di operatori
Valentina Gaspari, Mauro Peri,Greta Manca

LETTERE AI GIOVANI OPERATORI

A un giovane operatore della salute mentale
Lettera aperta per riconoscerci in una storia che parla al futuro
Peppe Dell’Acqua

Navigare nei mari della salute mentale
Raccomandazioni ai giovani marinai di un intrepido equipaggio
Intervista a Benedetto Saraceno a cura di Roberto Camarlinghi

 

Essere operatore della salute mentale
Idee per un manifesto
A cura degli operatori della Cascina Clarabella

 

   Micheline Cacciatore

  

Quando l'ansia infantile prende il sopravvento

 
Casa editrice: CreateSpace Independent Publishing Platform
pag.118 - € 11,22
 

https://www.amazon.it/Quando-lansia-infantile-prende-sopravvento/dp/1983896691

   

 

Uno psichiatra e una psicologa si confrontano a partire da un libro che racconta l'esperienza di lotta di una madre accanto a una figlia contro l'emetofobia, un'ansia infantile che genera una paura irrazionale.
 
Il libro narra una storia realmente accaduta, raccontata in prima persona da una madre che si trova a dover gestire l'insorgenza dell'emetofobia (paura irrazionale del vomito) nella vita di sua figlia e della sua famiglia. Mentre le condizioni di sua figlia peggiorano di giorno in giorno: diventa sempre più magra, si rifiuta di uscire di casa, utilizza una serie di rituali ossessivi, questa madre si rende conto che le normali sedute settimanali di psicoterapia non sono sufficienti ed è necessario trovare una cura specifica. Nonostante l'emetofobia sia una delle cinque fobie più diffuse, è ancora poco conosciuta e trovare una cura adeguata può essere difficoltoso. Dopo varie ricerche, la madre approda finalmente alla Clinica Universitaria di Miami che propone una terapia mirata: la desensibilizzazione graduale intensiva, che prevede un'esposizione progressiva allo stimolo che provoca la fobia, in questo caso il vomito. Nel corso del libro viene raccontato il percorso terapeutico che porta gradualmente la giovane paziente, ma anche i suoi familiari, a gestire e superare la fobia. In seguito a questa esperienza, Micheline Cacciatore, l'autrice ha aperto un blog “Emetofobia destrutturata” nel tentativo di raggiungere ed essere d'aiuto ad altri genitori che si trovano ad affrontare la stessa problematica.
Quando l'ansia infantile prende il sopravvento è il primo libro di Micheline Cacciatore. Il successo del suo blog, “Emetofobia Destrutturata”, l'ha convinta a scrivere per raggiungere ancora più persone. È cresciuta in Massachusetts e ha frequentato la Walnut Hill School of Arts, dove ha studiato danza classica. Dopo un brutto infortunio, che le ha impedito di proseguire la carriera di ballerina professionista, ha frequentato la scuola di fotografia, dove ha ottenuto il diploma di fotografa e ha conosciuto il suo futuro marito. Dopo aver lavorato alcuni anni come fotografa, è tornata alla sua vera passione, la danza, dedicandosi all’insegnamento. Nel 2010, Micheline ha venduto la scuola di danza in Massachusetts, per trascorrere più tempo con la sua famiglia. Insegna ancora danza e vive a Miami, con il marito e i due figli.