SI È RESPIRATA UN’ARIA BUONA TRA I REPARTI SENZA CONTENZIONI ( Vito D'Anza)

SI È RESPIRATA UN’ARIA BUONA

TRA I REPARTI SENZA CONTENZIONI

IX CONVEGNO DEI SPDC NO RESTRAINT A TERNI

20 e 21 Ottobre 2016

 

Il convegno annuale del Club dei SPDC No Restraint segna un momento importante di confronto e di stimolo per il superamento delle violente restrizioni che imperano nella gran parte dei SPDC. Anche a Terni, grazie all'impegno degli operatori e del responsabile del SPDC locale, Angelo Trequattrini, l'incontro è risultato particolarmente vivace ed interessante. C'è stato, tra l'altro, un interessante confronto con psichiatri svizzeri e tedeschi di Brema (M. Buhrig), svizzeri del Canton Ticino (T. Hemmenegger) che in realtà pur diverse dall'Italia (paesi che contemplano ancora manicomi) hanno realizzato pratiche No Restraint E' il 9° anno che si svolge l'importante confronto sui SPDC che inesorabilmente rappresentano uno snodo critico della riforma del 1978, la riforma basagliana e per alcuni aspetti lo snodo di ogni psichiatria: la qualità delle risposte di cura per le persone in crisi. Ormai è condivisa l’idea che il SPDC è un termometro, è un indicatore , è una cartina di tornasole sulla qualità delle risposte che le persone ricevono in un determinato territorio, indicatore della qualità complessiva del DSM a cui appartiene. Purtroppo persistono cattive pratiche che caratterizzano tanti SPDC e tanti DSM in Italia a partire dalla contenzione meccanica e dalle porte chiuse, a partire dall'annientamento delle persone durante i ricoveri (perquisizioni, sottrazione di stringhe delle scarpe , di cintura, obbligo d'indossare il pigiama) e dalla somministrazione eccessiva di psicofarmaci, al poco tempo che viene dedicato alla "negoziazione" sul percorso di cura, ......e così via). Ma il peggio è racchiuso nella logica tutta manicomiale e in un paradigma ostinatamente e riduttivamente medico-biologistico: il ricovero esclusivamente per abbattere " i sintomi" in assenza totale di qualsiasi programma di cura, che sappiamo che  spesso può essere di lunga o lunghissima durata, in cui anche la permanenza nel SPDC assume senso se - e solo se -  inserito in un percorso negoziato, rassicurante,  che riconosca la dignità e la soggettività dell’altro, la sua storia, le sue possibilità, le sue speranze. Ma come si fa a non interrogarsi su pratiche violente che calpestano la dignità delle persone con una grave sofferenza mentale? Una modalità tra le più violente è, ad esempio, la deportazione di persone in crisi,  volontariamente o in TSO,  trasportate in autoambulanza a distanza di centinaia di chilometri, a volte addirittura fuori dalla propria regione, alla ricerca di un “posto letto”. In particolare le persone sottoposte a TSO, trasportate in SPDC lontani dal proprio luogo di residenza, lontane dalle proprie famiglie, lontane dai propri amici e dai propri affetti e “sbarcati” in luoghi sconosciuti tra operatori sconosciuti, senza uno spazzolino da denti, senza sigarette per chi fuma, senza un euro per un caffè o per un giornale, e così via. Questa giostra è indegna per un paese che chiudendo prima i manicomi, e poi gli OPG, pretende un’assistenza dignitosa e rispettosa dei diritti e della soggettività delle persone che attraversano la sofferenza mentale. E certamente questa pessima pratica non si può imputare a un numero basso di posti letto. Forse in qualche parte d’Italia potrebbe anche esserci questo elemento ma questa pratica è molto diffusa, certo dove meno e dove più, su quasi tutto il territorio nazionale. Il numero dei posti letto è solo un alibi che dipende da quanto un DSM ricorre al ricovero ospedaliero, dalla durata di questi ricoveri e soprattutto di programmi individuali di cura così come dalle politiche di rete e di comunità di un determinato territorio. Ma in fondo lo sapeva bene Basaglia che su questo terreno non si vince per sempre, perché basta non interrogarsi più su quello che facciamo che inesorabilmente si viene trascinati all’indietro. Questa continuità culturale con i fondamenti della psichiatria di inizio ‘900 sta dilagando . Ma veramente si pensa che la psichiatria abbia fatto “enormi progressi” se i pilastri più macroscopicamente evidenti dei manicomi ovvero la reclusione (la porta chiusa)e l’umiliazione della contenzione meccanica resistono inalterate nei moderni SPDC? Veramente possiamo pensarci che siamo “moderni ed avanzati” se da decenni ci trastulliamo prevalentemente sulla disponibilità di nuove molecole di farmaci, che pur aiutando, se usate con rigore e coerenza, non cambiano il destino di milioni di persone? La chiusura dei manicomi, e degli OPG, ha cambiato e cambia il destino delle persone ma, come è ovvio, da sola non basta, è una condizione da cui partire.

Non possiamo non interrogarci sul fatto che la pratica, più che la teoria, che regolava la vita dei manicomi è, per molti importanti aspetti, la stessa che regola la gran parte dei SPDC oggi, pratica e teoria che hanno attraversato tutta la psichiatria dagli inizi del '900. Difatti l’art. 60 del regio decreto del 1909 (16 AGOSTO 1909, n. 615) così recitava: “nei manicomi debbono essere aboliti o ridotti ai casi assolutamente eccezionali i mezzi di coercizione degli infermi e non possono essere usati se non con l'autorizzazione scritta del direttore o di un medico dell'istituto. Tale autorizzazione deve indicare la natura e la durata del mezzo di coercizione.” La cultura  che aleggia oggi nella maggior parte dei SPDC e anche ciò che cosa è scritto nei documenti d’accreditamento o nei regolamenti di troppi SPDC italiani oggi è pari pari quello che era scritto nel regolamento dei manicomi del 1909, in una sorte di inquietante continuità: siamo contro la contenzione, vorremmo non legare ma quando è necessario, "eccezionalmente" (sic!), leghiamo le persone e  l’importante sembra essere avere un registro dove vengono registrati tali "eccezionali" eventi.  E così ci troviamo varie decine di SPDC con molte decine di contenzioni all’anno a fronte di SPDC (pochi) che praticano zero contenzioni. Qualcosa non torna. Se è possibile non legare, e i  SPDC di Pescia, di Mantova, di Livorno, di Trieste, di Grosseto e di altri 30 SPDC italiani su 320, lo testimoniano  perché questa pratica paleomanicomiale si perpetua? Si può accettare che la contenzione meccanica, e la porta chiusa, possa essere un optional, a discrezione del singolo SPDC o del singolo psichiatra? Una persona con disturbo mentale può essere in balia dello psichiatra o del SPDC che impatta? Durante questi mesi di campagna nazionale contro le contenzioni, promossa dal Forum Salute Mentale e sostenuta da tanti associazioni nazionali, da tante persone, in particolare da giuristi, magistrati, persone della cultura, operatori (in minoranza numerica), familiari (UNASAM), ma anche da politici e parlamentari, si è detto in più lingue che la contenzione è una pratica illegittima e illegale, non c'è alcun articolo di legge che la consente ma ci sono articoli della Costituzione che la ostacolano in maniera chiara.

Perché allora si fa finta di niente?

 

di Vito D’Anza, portavoce nazionale del Forum Salute Mentale

 

 

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BILANCIO CONSUNTIVO 2017
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IL PROGRAMMA 2017-2018

http://www.casadelquartieredonatello.it

I LUOGHI DEL POSSIBILE

Fare salute mentale oggi

 

a cura del Consorzio Cascina Clarabella

 

Introduzione
La salute mentale che sogniamo
Claudio Vavassori, Carlo Fenaroli

L’IDEA DI CURA

Mettere tra parentesi la malattia mentale
Nuove (e vecchie) ipotesi per la cura della sofferenza psichica
Intervista a Angelo Barbato a cura di Roberto Camarlinghi e Francesco d’Angella

Riconoscersi nel destino di fragilità dell’altro
Per curare servono introspezione e immedesimazione
Eugenio Borgna

Perché non bastano gocce e pastiglie
Se la salute mentale è data da casa, lavoro e rete sociale
Andrea Materzanini

La salute mentale tiene le porte aperte
Il sogno di Cascina Clarabella
Intervista a Claudio Vavassori a cura di Roberto Camarlinghi

PER UNA CITTA’ CHE CURA

Il sogno della città che cura
L’attualità della lezione basagliana
Intervista a Franco Rotelli a cura di Roberto Camarlinghi

Di chi sono gli adulti fragili di una città?
Un’esperienza di collaborazione tra servizi a Piacenza
Corrado Cappa, Claudia Marabini

I luoghi buoni della cura
Come mandare avanti la rivoluzione culturale avviata da Basaglia
Intervista a Peppe Dell’Acqua a cura di Anna Poma

Fare inserimenti lavorativi nel tempo della crisi
Una sfida epocale per la cooperazione sociale
A cura di Carlo Fenaroli e Claudio Vavassori

Lavorare con il sogno di una felicità urbana
Senza un’utopia rimane il poco che viviamo quotidianamente
Intervista a Benedetto Saraceno a cura di Roberto Camarlinghi e Francesco d’Angella

PER UNA PSICHIATRIA DI COMUNITA’

In salute mentale il sociale è importante
Perché prendersi cura della vita quotidiana
Andrea Materzanini

Rompere l’inerzia psicotica
A cosa serve il budget di salute
Domenico Castronuovo

Il budget di salute in dieci punti
Verso una psichiatria di comunità
Roberto Legori, Greta Manca

Storie in cammino verso l’autonomia
Tre racconti di operatori
Valentina Gaspari, Mauro Peri,Greta Manca

LETTERE AI GIOVANI OPERATORI

A un giovane operatore della salute mentale
Lettera aperta per riconoscerci in una storia che parla al futuro
Peppe Dell’Acqua

Navigare nei mari della salute mentale
Raccomandazioni ai giovani marinai di un intrepido equipaggio
Intervista a Benedetto Saraceno a cura di Roberto Camarlinghi

 

Essere operatore della salute mentale
Idee per un manifesto
A cura degli operatori della Cascina Clarabella

 

   Micheline Cacciatore

  

Quando l'ansia infantile prende il sopravvento

 
Casa editrice: CreateSpace Independent Publishing Platform
pag.118 - € 11,22
 

https://www.amazon.it/Quando-lansia-infantile-prende-sopravvento/dp/1983896691

   

 

Uno psichiatra e una psicologa si confrontano a partire da un libro che racconta l'esperienza di lotta di una madre accanto a una figlia contro l'emetofobia, un'ansia infantile che genera una paura irrazionale.
 
Il libro narra una storia realmente accaduta, raccontata in prima persona da una madre che si trova a dover gestire l'insorgenza dell'emetofobia (paura irrazionale del vomito) nella vita di sua figlia e della sua famiglia. Mentre le condizioni di sua figlia peggiorano di giorno in giorno: diventa sempre più magra, si rifiuta di uscire di casa, utilizza una serie di rituali ossessivi, questa madre si rende conto che le normali sedute settimanali di psicoterapia non sono sufficienti ed è necessario trovare una cura specifica. Nonostante l'emetofobia sia una delle cinque fobie più diffuse, è ancora poco conosciuta e trovare una cura adeguata può essere difficoltoso. Dopo varie ricerche, la madre approda finalmente alla Clinica Universitaria di Miami che propone una terapia mirata: la desensibilizzazione graduale intensiva, che prevede un'esposizione progressiva allo stimolo che provoca la fobia, in questo caso il vomito. Nel corso del libro viene raccontato il percorso terapeutico che porta gradualmente la giovane paziente, ma anche i suoi familiari, a gestire e superare la fobia. In seguito a questa esperienza, Micheline Cacciatore, l'autrice ha aperto un blog “Emetofobia destrutturata” nel tentativo di raggiungere ed essere d'aiuto ad altri genitori che si trovano ad affrontare la stessa problematica.
Quando l'ansia infantile prende il sopravvento è il primo libro di Micheline Cacciatore. Il successo del suo blog, “Emetofobia Destrutturata”, l'ha convinta a scrivere per raggiungere ancora più persone. È cresciuta in Massachusetts e ha frequentato la Walnut Hill School of Arts, dove ha studiato danza classica. Dopo un brutto infortunio, che le ha impedito di proseguire la carriera di ballerina professionista, ha frequentato la scuola di fotografia, dove ha ottenuto il diploma di fotografa e ha conosciuto il suo futuro marito. Dopo aver lavorato alcuni anni come fotografa, è tornata alla sua vera passione, la danza, dedicandosi all’insegnamento. Nel 2010, Micheline ha venduto la scuola di danza in Massachusetts, per trascorrere più tempo con la sua famiglia. Insegna ancora danza e vive a Miami, con il marito e i due figli.