Servizi psichiatrici, riforma al palo: il Tar sospende per la seconda volta la delibera della Regione (Alessandro Mondo)

Nuova battuta d’arresto per la giunta-Chiamparino: l’udienza di merito è stata fissata ad ottobre.

 

TORINO

Nuova battuta di arresto per la Regione: il Tar Piemonte, per la seconda volta, ha sospeso la delibera regionale che riforma la rete dei servizi psichiatrici in Piemonte accogliendo le motivazioni dei ricorrenti (associazioni e famiglie dei malati), difesi dall’avvocato Vincenzo Palmieri. Un brutto colpo per la giunta-Chiamparino, che su questa materia continua a trovarsi in mezzo al guado. «Considerato che il ricorso e i motivi aggiunti pongono delicate questioni giuridiche la cui disamina non appare compatibile con la cognizione sommaria propria della presente fase cautelare, necessitando di adeguato approfondimento nella sede di merito e considerato che in relazione alla tempistica dei provvedimenti impugnati può ritenersi sussistente il danno grave e irreparabile dedotto dalla parte ricorrente nelle more della definizione del presente giudizio», i magistrati hanno accolto la domanda cautelare fissando l’udienza di merito per l’11 ottobre 2017. Fino ad allora, tutto resterà com’è.  

 

PRIME REAZIONI  

Esulta l’opposizione in Consiglio regionale, a fronte di un tema che ha suscitato più di un malumore nella stessa maggioranza. «Giustizia è fatta: il Tribunale amministrativo ha accolto la richiesta delle associazioni, degli enti gestori e delle amministrazioni di sospendere la delibera di revisione della rete ospedaliera - commenta Gian Luca Vignale, consigliere regionale di Forza Italia -. Ci auguriamo che questa sospensione convinca finalmente la giunta regionale a rivedere le proprie posizioni e a volere aprire un confronto serio e concreto con associazioni, famigliari, pazienti e con il Consiglio Regionale per la scrittura di un testo condiviso che possa finalmente dare la corretta impostazione alla rete dei servizi residenziali psichiatrici». E ancora: «E’ indubbio che se vi fosse stato da subito la volontà di confrontarsi con il mondo della psichiatria piemontese avremmo evitato frizioni e timori per centinaia di famiglie, lavoratori e imprese. La vittoria di oggi non ci deve distogliere dall’obiettivo finale: sostenere l’assistenza domiciliare, potenziare le borse lavoro, censire il consumo di farmaci – conclude Vignale. Oggi stesso porrò la questione nella competente Commissione, chiedendo di programmare un’audizione dell’assessore Saitta».  

 

Pubblicato il 26/01/2017

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Mario Maffi

1957. UN ALPINO ALLA SCOPERTA DELLE FOIBE

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Cinquant’anni dopo, i ricordi della ”missione segreta” emergono dalla memoria di Mario Maffi e si trasformano in racconto scritto, inseriti in una rapida rivisitazione autobiografica a tutto campo. “Scendere” in una foiba è come scendere nella storia, cogliendola in uno dei suoi momenti più spietati: i crani mescolati alla ruggine di una bicicletta, le ossa sparse tra cocci di vetro e pagliericci, sono una visione infernale. Per metà tomba e per metà discarica, la foiba rappresenta il rovesciamento dei valori, l’umiliazione dei corpi morti che si aggiunge alla ferocia sui vivi. È una pagina in più che ci restituisce i contorni di una tragedia lontana, attorno alla quale c’è ancora tanto da studiare e da scoprire: una pagina che porta anche noi lettori al fondo della “foiba”, con la suggestione inquietante di un buio carico di significati e di simboli. (dalla Prefazione di Gianni Oliva).

 

Mario Maffi racconta interessanti aneddoti di storia cuneese nel periodo della seconda guerra mondiale sino al dopoguerra, a cui aggiunge la missione segreta nelle foibe, assegnatagli come alpino esperto in speleologia. 

 

Note biografiche sull'autore

 

Mario Maffi,
(Cuneo 1933-2017) ufficiale esperto di mine ed esplosivi, speleologo e fotografo, viene convocato nel 1957 dal ministero della Difesa per una missione segreta che lo porta a diventare inconsapevole testimone di una delle più atroci pagine del secondo dopoguerra: le foibe. Tale esperienza rimase per 50 anni solo nella sua memoria perché coperta dal segreto militare.
È autore di studi storico militari fra cui L’onore di Bassignano - il maggiore piemontese che non volle fucilare gli alpini del Val d’Adige (Gaspari 2010).