La diffusione della cultura della domiciliarità (Salvatore Rao)

La Bottega del Possibile da oltre 20 anni è impegnata nella diffusione della cultura della domiciliarità, essendo l’ideatrice della traduzione del lemma domiciliarità e del progetto politico, sociale e culturale elaborato.

La nostra associazione svolge dunque una continua promozione per attivare, diffondere e radicare la cultura della domiciliarità attraverso attività di informazione, sensibilizzazione, formazione diversamente articolate (corsi, seminari, punti di ascolto, convegni, dibattiti, visite guidate), pubblicazione di testi, produzione di video, ricerca, confronto di esperienze e diffusione di buone prassi.

Oltre al ciclo di seminari, facenti parte del programma “La Borsa degli Attrezzi”, che da sempre distinguono l'attività divulgativa de La Bottega del Possibile sul tema della domiciliarità e che per ovvie ragioni sono seguite prevalentemente da un pubblico dell’area torinese, grazie a un progetto finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ora possiamo abbattere queste barriere geografiche ed estendere la nostra vicinanza anche in luoghi lontani ma non per questo distanti.

In che modo?

Grazie a un seminario online che partirà il 27 febbraio 2017 pensato proprio per consentire la partecipazione anche a coloro che sono distanti, un’attività didattica rivolta a tutti coloro che sono interessati al tema della domiciliarità e che vogliono confrontarsi con questo concetto e con le esperienze altrui.

per info: http://www.bottegadelpossibile.it/seminario-on-line-2016/

Restiamo in contatto.

Un caro saluto.

Salvatore Rao

Presidente de La Bottega del Possibile

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ZONA FRANCA 

è un laboratorio di inclusione sociale, in cui si sperimentano forme alternative di partecipazione, protagonismo ed espressione.

 

È ideato e prodotto dalla Cooperativa Proposta 80 

in collaborazione con l’Associazione Culturale Kosmoki 

e dagli

utenti del Servizio di Salute Mentale del Dipartimento di Salute Mentale di Cuneo.

 

Collaborano al progetto la Città di Cuneo, la Cooperativa Momo, MenteInPace, DiAPsi Cuneo e la Casa del Quartiere Donatello.                       

  

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Daniele Mencarelli

Fame d'aria

 Mondadori

Tra colline di pietra bianca, tornanti, e paesi arroccati, Pietro Borzacchi sta viaggiando con il figlio Jacopo. D'un tratto la frizione della sua vecchia Golf lo abbandona, nel momento peggiore: di venerdì pomeriggio, in mezzo al nulla. Per fortuna padre e figlio incontrano Oliviero, un meccanico alla guida del suo carro attrezzi che accetta di scortarli fino al paese più vicino, Sant'Anna del Sannio. Quando Jacopo scende dall'auto è evidente che qualcosa in lui non va: lo sguardo vuoto, il passo dondolante, la mano sinistra che continua a sfregare la gamba dei pantaloni, avanti e indietro. In attesa che Oliviero ripari l'auto, padre e figlio trovano ospitalità da Agata, proprietaria di un bar che una volta era anche pensione, è proprio in una delle vecchie stanze che si sistemano. Sant'Anna del Sannio, poche centinaia di anime, è un paese bellissimo in cui il tempo sembra essersi fermato, senza futuro apparente, come tanti piccoli centri della provincia italiana. Ad aiutare Agata nel bar c'è Gaia, il cui sorriso è perfetta sintesi del suo nome. Sarà proprio lei, Gaia, a infrangere con la sua spontaneità ogni apparenza. Perché Pietro è un uomo che vive all'inferno. "I genitori dei figli sani non sanno niente, non sanno che la normalità è una lotteria, e la malattia di un figlio, tanto più se hai un solo reddito, diventa una maledizione." Ma la povertà non è la cosa peggiore. Pietro lotta ogni giorno contro un nemico che si porta all'altezza del cuore. Il disamore. Per tutto. Un disamore che sfocia spesso in una rabbia nera, cieca. Il dolore di Pietro, però, si troverà di fronte qualcosa di nuovo e inaspettato. Agata, Gaia e Oliviero sono l'umanità che ancora resiste, fatta il più delle volte di un eroismo semplice quanto inconsapevole. Con "Fame d'aria", Daniele Mencarelli fa i conti con uno dei sentimenti più intensi: l'amore genitoriale, e lo fa portandoci per mano dentro quel sottilissimo solco in cui convivono, da sempre, tragedia e rinascita.

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