Inaugurazione Crocevia46 (Caritas Diocesana di Cuneo)

Sarà inaugurato venerdì 15 settembre alle ore 17, Crocevia46. La palazzina si trova in corso Dante 46. È uno spazio che oltre ad offrire soluzioni abitative sostenibili si propone di diventare luogo di incontro, scambio e integrazione, nel quale esigenze, esperienze, aspirazioni e istanze possano ibridarsi e proporre idee innovative capaci di disegnare la città di domani.

Sarà gestito dalla Caritas in collaborazione con le Cooperative Sociali Emmanuele e Momo.

Crocevia46 sarà una sperimentazione per chi si trova in situazioni di temporanea vulnerabilità socio-economica e abitativa.

Il piano terra è pensato come spazio di ibridazione nel quale convivono sei unità commerciali in fase di locazione, due spazi polivalenti destinati a creare occasioni di incontro e approfondimento culturale e sociale, un giardino accessibile a tutta la cittadinanza.

Il secondo e il terzo piano ospitano due trilocali e quattro bilocali destinati a famiglie, anche monoparentali o con al massimo due figli, che per motivi contingenti non hanno le risorse per accedere al libero mercato e neanche i requisiti per accedere all’edilizia residenziale pubblica.

L'ultimo piano è organizzato in 7 camere singole, 1 salone/cucina, servizi e altri spazi comuni ed è stato pensato come spazio destinato ai city users, cioè studenti e giovani lavoratori fuori sede.

La palazzina appartiene alla Diocesi dal 1955, frutto di una donazione. È dei primi del '900 e, fino a sette anni fa, ospitava una casa di riposo. È stata ristrutturata grazie ai finanziamenti di Fondazione CRC, della Diocesi di Cuneo, dalla compagnia di San Paolo di Torino e infine dalla CEI.

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è un laboratorio di inclusione sociale, in cui si sperimentano forme alternative di partecipazione, protagonismo ed espressione.

 

È ideato e prodotto dalla Cooperativa Proposta 80 

in collaborazione con l’Associazione Culturale Kosmoki 

e dagli

utenti del Servizio di Salute Mentale del Dipartimento di Salute Mentale di Cuneo.

 

Collaborano al progetto la Città di Cuneo, la Cooperativa Momo, MenteInPace, DiAPsi Cuneo e la Casa del Quartiere Donatello.                       

  

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Daniele Mencarelli

Fame d'aria

 Mondadori

Tra colline di pietra bianca, tornanti, e paesi arroccati, Pietro Borzacchi sta viaggiando con il figlio Jacopo. D'un tratto la frizione della sua vecchia Golf lo abbandona, nel momento peggiore: di venerdì pomeriggio, in mezzo al nulla. Per fortuna padre e figlio incontrano Oliviero, un meccanico alla guida del suo carro attrezzi che accetta di scortarli fino al paese più vicino, Sant'Anna del Sannio. Quando Jacopo scende dall'auto è evidente che qualcosa in lui non va: lo sguardo vuoto, il passo dondolante, la mano sinistra che continua a sfregare la gamba dei pantaloni, avanti e indietro. In attesa che Oliviero ripari l'auto, padre e figlio trovano ospitalità da Agata, proprietaria di un bar che una volta era anche pensione, è proprio in una delle vecchie stanze che si sistemano. Sant'Anna del Sannio, poche centinaia di anime, è un paese bellissimo in cui il tempo sembra essersi fermato, senza futuro apparente, come tanti piccoli centri della provincia italiana. Ad aiutare Agata nel bar c'è Gaia, il cui sorriso è perfetta sintesi del suo nome. Sarà proprio lei, Gaia, a infrangere con la sua spontaneità ogni apparenza. Perché Pietro è un uomo che vive all'inferno. "I genitori dei figli sani non sanno niente, non sanno che la normalità è una lotteria, e la malattia di un figlio, tanto più se hai un solo reddito, diventa una maledizione." Ma la povertà non è la cosa peggiore. Pietro lotta ogni giorno contro un nemico che si porta all'altezza del cuore. Il disamore. Per tutto. Un disamore che sfocia spesso in una rabbia nera, cieca. Il dolore di Pietro, però, si troverà di fronte qualcosa di nuovo e inaspettato. Agata, Gaia e Oliviero sono l'umanità che ancora resiste, fatta il più delle volte di un eroismo semplice quanto inconsapevole. Con "Fame d'aria", Daniele Mencarelli fa i conti con uno dei sentimenti più intensi: l'amore genitoriale, e lo fa portandoci per mano dentro quel sottilissimo solco in cui convivono, da sempre, tragedia e rinascita.

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