COMITATO PER LA SALUTE MENTALE IN PIEMONTE (verbale incontro del 26-09-2017)

 

 

In apertura, si informa dell'intervento di Saitta al Consiglio Regionale:

      a ottobre verrà istituito un Osservatorio regionale che darà indicazioni sull'applicazione della DGR29 e sul passaggio dei servizi residenziali considerati “assistenziali” dalla Regione ai Comuni. Vi parteciperanno, tra gli altri, Fenascop, Anci, Almm, Diapsi.

      L'8 dicembre è il termine entro il quale le strutture residenziali possono richiedere l'accreditamento; il processo di accreditamento si concluderà entro l'8 marzo. Entro tale data, tutti i pz dovranno essere rivalutati attraverso le scale previste dalla DGR. Pare che sarà garantita continuità lavorativa al personale impiegato.

 

 

Marco ritiene che sia importante cercare il modo di far sentire la nostra voce all'interno dell'Osservatorio, e quindi riprendere i contatti con le associazioni che vi faranno parte.

 

Per quanto riguarda la prossima trasformazione di molti GA in strutture assistenziali, Enrico informa che il consigliere Appiano ha proposto una sperimentazione per una SRP3 che prevede un'equipe mista con figure sanitarie; è un progetto che è utile tenere d'occhio. Inoltre, ricorda che la DGR 29 prevede la possibilità di interventi integrativi sulla persona (educativi, psicologici, risocializzanti ecc.), che il DSM può inserire nel PTI (piano terapeutico individuale) e che saranno finanziati extra-retta. Il grande svantaggio è che la possibilità per i singoli utenti di usufruire di questo tipo di servizi dipenderà esclusivamente dalla decisione del DSM.

 

Si dibatte sui GA, sulle ragioni di successo o insuccesso; Claudia si esprime sulla necessità di verificare l'efficacia dell'intervento residenziale individuando chiari criteri di efficacia e attuando una raccolta dati.

 

Tiziana riflette su come il sistema non riesca ad operare prese in carico precoci, data la saturazione di utenti con percorsi di medio e lungo termine.

 

Claudia fa notare come la parola d'ordine dei DSM sia quella di “respingere” il più possibile le richieste e la prassi quella di offrire trattamenti quasi esclusivamente farmacologici, oppure colloqui individuali psichiatra-paziente. Inoltre, in molti servizi non esiste più l'accesso diretto, ma solo tramite esibizione del ticket.

 

Saverio esprime preoccupazione per il fatto che la presa in carico presta pochissima attenzione al lavoro di gruppo e alla sua rilevanza terapeutica: è tutto ridotto a interventi sull'individuo isolato misurati attraverso il minutaggio.

 

Marco ricorda che la chiusura degli OPG ha lasciato molti utenti in balia di se stessi e ha spinto molti di essi nelle CT, senza che siano stati messi a punto mezzi e metodi adeguati per accoglierli. Il rischio, oggi, è che tutti gli utenti delle CT inizino ad essere trattati come autori di reato. Informa  che al Porto la percentuale di ex-OPG è di circa il 50%, percentuale che rende molto reale tale rischio.

 

Enrico esprime l'idea che ciò metta in luce anche un aspetto ideologico presente in molti psichiatri, cioè che CT significhi una Comunità ad alto grado di “sorveglianza”.

 

Tiziana si chiede se l'applicazione della DGR29 può avere come effetto un allontanamento degli utenti dal loro territorio: Enrico risponde che, per risparmiare, è possibile che siano predisposti diversi GA uno accanto all'altro, in cui saranno convogliate persone provenienti da territori diversi.

 

Alessandro propone di stendere un elenco di “punti interrogativi” sui rischi della DGR da far pervenire ai diversi tavoli di discussione:

-l'Osservatorio (un organo politico, che dipende dal Centro Epidemiologico di Grugliasco)

- I Tavoli dell'IRES (un'agenzia di ricerca regionale per la Salute mentale con la funzione di preparare i lavori per la stesura del Piano di Azioni per la Salute Mentale – Tiziana invierà via mail la bozza)

- Il Tavolo di monitoraggio (un organo tecnico con il compito di sorvegliare le modalità di applicazione della DGR29, al quale partecipano Anci, Consorzi, Sindacati, Fenascop, Lega coop., Confccop, Diapsi, Almm, Unasam)

Le Associazioni che non sono presenti all'interno di tali organi, come Più diritti o Insieme, potrebbero chiedere di essere inserite.

 

Carla S. propone che i familiari possano contribuire anche materialmente ai percorsi di cura, per esempio mettendo a disposizione appartamenti di loro proprietà per i loro cari da condividere con altri utenti.

 

Enrico fa notare che tali iniziative rientrerebbero nel budget di salute, con PTI veri costruiti anche insieme ai familiari. Informa che la scorsa settimana si è svolto un convegno su questo tema (budget di salute) presso la regione e che ne è previsto un altro organizzato da CGIL.

 

Marilena rileva l'importanza di una normativa adeguata per la compilazione degli ISEE, per garantire a tutti la possibilità di accedere a servizi che diventeranno a pagamento.

 

Claudia conclude ricordando Robe da matti, di cui farà avere quanto prima il programma.

 

Si decide di fissare la prossima riunione venerdì 13 alle 18.00, in coda a Robe da matti.

 

Interrogativi sulla DGR 29 desunti dalla discussione:

 

1)      La proposta di integrare nei PTI dei singoli pz servizi aggiuntivi non corre il rischio di ridurre la riabilitazione ad un intervento sull'individuo, dimenticando il potenziale terapeutico del gruppo, sul quale si smette di investire?

2)      Applicare l'attuale modello ISEE per valutare chi ha diritto al sostegno economico da parte del Servizio pubblico e chi no, non rischia di escludere molti utenti da servizi necessari? Come faranno fronte Comune e Consorzi ai bisogni di questa popolazione senza un fondo dedicato? Non si rischia l'abbandono sul territorio di molti ex utenti della psichiatria? Che conseguenze comporterà il reinserimento forzato di utenti nei contesti familiari di provenienza?

3)      Non prevedere percorsi ad hoc per gli ex-opg non rischia di modificare in senso custodialistico il lavoro riabilitativo delle CT?

4)      Il trasbordo di utenti da una struttura all'altra, previsto dalla DGR 29, non rischia di generare scompensi in molte persone, con conseguente aumento di ricoveri in SPDC o Case di Cura? E' sensato valutare i costi globali della residenzialità senza considerare gli altissimi costi dei ricoveri? E' sensato che la residenzialità abbia “casse separate”?

 

 

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Le Parole ritrovate sono un movimento che negli ultimi vent’anni ha cercato di rivoluzionare la salute mentale in Italia. Lo ha fatto    in maniera “dolce”: attraverso la passione e l’impegno quotidiano   di migliaia di persone. Questa rivoluzione si ispira a un principio: dare voce alle persone. Fare in modo che anche utenti e familiari abbiano un ruolo attivo e siano coinvolti nelle decisioni che con- tano attraverso quell’approccio che è diventato noto in tutta Italia come fareassieme. Sembra un principio semplice, ma purtroppo non è scontato. Nell’Italia della salute mentale, che viaggia a molte velocità diverse, ci sono ancora realtà dove le persone che soffrono di disturbi psichici – e le loro famiglie – sono spesso abbandonate    e inascoltate. Lasciate ai margini.

Le Parole ritrovate, in questi vent’anni, hanno messo in atto mol- tissime iniziative per far ritrovare le parole a queste persone. E ascoltare davvero i loro bisogni. Per una salute mentale più umana   e più giusta.

 

Questo libro racconta proprio la storia di Le Parole ritrovategrazie ai contributi – preziosi e variegati – di chi questa rivoluzione l’ha messa in atto con azioni e iniziative concrete: dalle attività nei Dipartimenti, ai convegni, passando per originali traversate dell’o- ceano in barca a vela o viaggi in treno fino a Pechino. Il comune denominatore è che ogni iniziativa ha visto protagonisti medici e utenti, operatori e familiari. Tutti, in questo libro, raccontano un cambiamento possibile. Tante esperienze – in Italia, ma non solo – che prese singolarmente possono sembrare piccole, ma unite l’una all’altra dipingono un quadro di fiducia e speranza.

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